Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

25 gennaio 2008

Informazione

Ricevo dall'Associazione Nazionale per il Libero Pensiero l'invito che segue, per firmare l'appello a sostegno dei prof. che hanno contestato al Magnifico Rettore della Sapienza il fatto di aver invitato il papa all'inaugurazione dell'anno accademico

APPELLO PER UNA CORRETTA INFORMAZIONE E CONTRO INGIUSTIFICATE STRUMENTALIZZAZIONI
DEI FATTI DELLA SAPIENZA

I fatti.

A novembre 2007 il Rettore e il Senato Accademico della Sapienza di Roma decidono di invitare il Papa a tenere la lectio magistralis che tradizionalmente apre l’inaugurazione dell’anno accademico delle università italiane: una lezione di un accademico autorevole – non un dibattito - che non è solo svolgimento di un tema di cui è esperto ma anche occasione di riflessioni sul significato e il metodo della conoscenza universale e libera.

Un autorevole fisico e intellettuale, Marcello Cini, interviene allora su un quotidiano stigmatizzando l’invito, non perché il Papa non abbia diritto di parola all’università, ma per l’occasione in cui è stato invitato: è come se un professore di fisica o biologia fosse invitato a intervenire all’inaugurazione dell’Anno Santo e parlasse di Galilei o Darwin.

Sempre a novembre 2007, alcuni autorevoli colleghi di Cini si associano all’appello mandando una lettera privata al Rettore in cui giudicano inopportuno l’intervento del Papa in quell’occasione e chiedono di ritirare l’invito.

La decisione conclusiva del Rettore è di confermare l’invito al Papa a intervenire all’inaugurazione dell’Anno Accademico, anche se in forma leggermente modificata rispetto alla lectio magistralis.

La correzione peggiora ulteriormente la situazione: l’intervento papale si affianca a quelli del Rettore, del Direttore Amministrativo e del rappresentante degli studenti che sono finalizzati a fare il punto sull’Università dando voce alle diverse realtà in essa operanti.

La lettera dei docenti della Sapienza al Rettore viene pubblicata (forse da parte di qualcuno che ne voleva fare un uso strumentale) solo un paio di mesi dopo il suo invio, nell’imminenza del giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico.

In modo decisamente incongruo la questione viene ripresa e amplificata da giornali e televisioni, da esponenti politici e della società civile. I semplici fatti vengono travisati.

Gli appelli ragionevoli e legittimi tacciati di fondamentalismo e irragionevolezza.
In modo capzioso una normale dialettica tra docenti e Rettore viene accomunata alle proteste (più o meno legittime, più o meno fondate) degli studenti che da sempre accompagnano le inaugurazioni dell’anno accademico.

Forse non tutti sanno che all’inaugurazione dell’anno accademico tutte le autorità, politiche, civili, militari e religiose delle varie città, province e regioni vengono da sempre invitate.

Ogni anno, in tal modo, si rinnova un rito civile nel quale un’istituzione si presenta, nella sua autonomia e nella sua specificità, alla collettività nel suo complesso (senza distinzione), quella collettività in cui opera e alla quale dedica il suo fondamentale lavoro.

Lo stesso avviene per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, al quale ovviamente non si chiama il Papa a fare un intervento.

Ogni istituzione nella sua autonomia.

Il dialogo avviene sempre ma nelle sedi opportune.

Sulle questioni, per esempio, del confronto di istanze diverse nell’ambito dei rapporti tra etica, fede, religione, diritto e scienza esistono sedi, anche istituzionali (per esempio le commissioni di bioetica), costituite proprio allo scopo. E anche l’università offre continuamente i suoi spazi al libero confronto.

Il legittimo dibattito sulle prerogative di autonomia all’interno di un’istituzione culturale si è trasformato - nella stragrande maggioranza delle opinioni riportate dai mezzi di comunicazione e di fatto nella diffusione generale all’opinione pubblica - in una intenzione di chiusura al dialogo e al libero accesso delle opinioni nell’università.

Di fronte a questa distorcente rappresentazione di quanto avvenuto è diffuso il senso di disagio, sia nella comunità scientifica sia nella popolazione in generale.

I sottoscritti fanno appello al Presidente della Repubblica, ai politici, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni, a quanti operano nell’ambito della comunicazione, ai rappresentanti delle varie religioni e a tutti i cittadini perché si ristabilisca la corretta lettura dei fatti e si evitino strumentalizzazioni che possono, queste sì, rappresentare un pericolo per il dialogo e per il civile confronto delle opinioni.

per aderire vai al sito

http://www.osservatorio-ricerca.it/nuovo/index.php?H

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