Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

4 maggio 2018

La Cambogia, paese ancora in lotta per la democrazia...

di Matteo Angioli

La lunga lotta di Sam Rainsy per la democrazia
Il leader democratico costretto all`esilio denuncia la stretta autoritaria che ha lasciato tre milioni di cambogiani senza rappresentanza e senza libertà. Da 33 anni, il Paese è governato dallo stesso premier: un ex componente della catena di comando dei Khmer rossi


Nell`Asia del sud-est c`è un Paese di poco più di 16 milioni di abitanti governato da 33 anni dallo stesso primo ministro, Samdech Hun Sen, un ex componente della catena di comando dei Khmer Rossi il quale, alla caduta del regime sanguinario di Pol Pot nel 1979, ha saputo muoversi nella fase transitoria che ne è conseguita, fino a giungere al potere, grazie anche al sostegno del regime comunista del vicino Vietnam. La presenza del primo ministro è andata consolidandosi nei decenni successivi mediante il posizionamento di figli, parenti e amici nei gangli della vita politica, economica e militare del Paese. Ciò ha fatto sì che i cambogiani abbiano via via accordato maggior fiducia all`opzione democratica incarnata da Sam Rainsy, politico di lungo corso, attivista per la democrazia e membro del Partito radicale transnazionale, che ha saputo far leva su quei pochi spazi di manovra concessi da Hun Sen e dalla presenza nel Paese di rappresentanze e ong straniere, statunitensi ed europee in primis, per tenere accesa la speranza democratica.
Sopravvissuto a un attentato nel 1997 e da anni costretto a vivere in esilio a Parigi, Sam Rainsy non si è arreso, né la sua determinazione per far vivere lo Stato di diritto e i diritti umani è stata scalfita. Dopo aver fondato il
Sam Rainsy party (Srp) nel 1995, nel 2012 ha creato il Partito di salvezza nazionale cambogiano (Psnc) nel quale è confluito il piccolo Human rights party guidato da Kem Sokha. Alle ultime elezioni legislative del 2013, nonostante i brogli, il Psnc di Rainsy ha ottenuto il miglior successo conquistando quasi la metà dei seggi, 55 su 123, pari al 44% del voto popolare. I restanti 68 sono quelli che il Partito popolare cambogiano, capeggiato da Hun Sen, ha mantenuto malgrado le intimidazioni e la diffusa insoddisfazione popolare. Dalla capitale Phnom Penh alle campagne infatti, un numero crescente di cittadini, soprattutto i più giovani, dimostra un aperto sostegno per il Psnc e le elezioni comunali del giugno 2017 ne hanno dato un`ulteriore conferma: mentre il Ppc ha eletto 1163 sindaci con 3.540.056 voti, il Psnc (che in precedenza ne aveva soltanto 40) ne ha eletti 489 con 3.056.824 voti. Il vento è cambiato e Hun Sen lo sa bene. La sua aspra e inesorabile repressione aveva avuto inizio già nel 2016, con l`omicidio di Kem Ley un noto attivista molto critico del governo, assassinato a Phnom Penh con un metodo identico a quello con cui fu eliminata Anna Politkovskaja. Il clima di intimidazioni contro membri e sostenitori dell`opposizione si è fatto ancora più duro l`anno successivo con una miriade di provvedimenti liberticidi, approvati dal Parlamento controllato da Hun Sen. Il più grave di questi mette fuori legge qualsiasi partito presieduto da chi abbia sentenze passate in giudicato. La norma "ad personam" mirava naturalmente a Rainsy che ha diverse condanne per diffamazione contro il primo ministro, che lo costringono appunto all`esilio in Francia. Di conseguenza, nel febbraio 2017 Rainsy ha deciso di dimettersi da leader del Psnc per non compromettere l`esistenza del partito, lasciando la presidenza a Kem Sokha. Ma l`appuntamento col destino è stato solo rinviato. Dopo il successo alle comunali e con la complicità di una comunità internazionale inerte e di una crescente influenza politico-economica della Cina, la ferocia autoritaria di Hun.
Sam Rainsy e i Radicali
Sam Rainsy è un politico e attivista cambogiano. Deputato all`Assemblea nazionale, è stato ministro delle Finanze e leader dell`opposizione oltre a Presidente del Partito nazionale di salvezza della Cambogia. Da anni vive in esilio forzato a Parigi. Di recente è intervenuto al Festival del giornalismo a Perugia. Da alcuni anni tutti i parlamentari del principale partito dell`opposizione cambogiana Psnc, incluso il leader Sam Rainsy e oltre 200 attivisti, sono iscritti al Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito. Lo stesso Marco Pannella è stato due volte in Cambogia, nel 2003 e 2008, per sostenere Sam Rainsy. Da116 novembre 2017, giorno in cui la Corte Suprema cambogiana ha messo fuorilegge il Psnc, le sedi del Partito radicale in Italia e in Belgio sono divenute le sedi del Psnc. Matteo Angioli fa parte del partito radicale transnazionale.
Sen si è scatenata in tutta la sua pienezza. Nella notte del 3 settembre 2017 Kem Sokha viene arrestato e prelevato dalla sua abitazione e trasferito in carcere dove ancora attende di essere giudicato per alto tradimento. Laccusa è di aver cospirato con potenze straniere (Stati Uniti) per rovesciare il governo. La prova consiste in un video del 2013 dove il successore di Rainsy illustra in un comizio pubblico di contatti e sostegni ricevuti da organizzazioni ed esponenti americani. Il giorno seguente, il principale quotidiano anglofono del paese, il Cambodia daily, è stato costretto a chiudere con il pretesto di una presunta evasione fiscale ai danni allo Stato, smentita inutilmente dall`editore. Lultimo numero del giornale pubblicava il titolo in prima: «Discesa nella dittatura assoluta». Stesso destino, nelle settimane successive, per altri organi di stampa, tra cui la sede cambogiana di Radio free Asia e per l`ong National democratic institute. Infine, il 16 novembre anche il Psnc viene definitivamente messo al bando con una sentenza motivata politicamente dalla Corte suprema, che ha anche stabilito l`interdizione per 118 membri dell`opposizione di occuparsi di politica per cinque anni. Oggi la sede del Psnc è chiusa, il terreno su cui è edificata espropriato e i simboli che campeggiavano in tutto il Paese rimossi dalla polizia, solitamente accompagnati da atti di vandalismo. I 55 seggi parlamentari del Psnc sono stati ripartiti, come caramelle, tra partiti minori che hanno giurato fedeltà al dittatore, anche se la stragrande maggioranza è andata al Pcc di Hun Sen. Dopo la sentenza della Corte, il portavoce del Psnc, Yim Sovann, ha dichiarato: «Non possono rimuovere il Psnc dal cuore dei cittadini. È la fine della democrazia in Cambogia. Non abbiamo fatto nulla di male. Abbiamo lottato per la democrazia. Hanno ucciso la volontà di oltre tre milioni cambogiani». È indubbio che questo tsnunami antidemocratico, che ha lasciato senza rappresentanza oltre tre milioni di cambogiani e senza libertà la quasi totalità della popolazione, sia volto a impedire che l`opposizione divenisse maggioranza alle elezioni politiche in programma tra tre mesi, il 29 luglio. Per questa ragione, gli ormai ex parlamentari di Rainsy e Sokha da mesi stanno letteralmente girando il mondo democratico per difendere la causa della Cambogia, che sempre più equivale a difendere la libertà, il diritto, la democrazia. Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Australia, Nuova Zelanda e Indonesia sono i principali Paesi a cui Rainsy chiede di non riconoscere la legittimità delle prossime elezioni, a meno che il suo partito non venga riammesso alla competizione elettorale prevista. All`orizzonte non si profila niente di buono dunque. Principalmente per due ragioni. La prima riguarda l`azione dei grandi Paesi donatori. Se attraverso gli aiuti alla Cambogia, filtrati naturalmente dal governo, Washington e Bruxelles avevano consentito all`opposizione di Sam Rainsy e Kem Sokha di trovare quel minimo di agibilità politica che aveva acceso le speranze di miglioramento della vita per milioni di cittadini cambogiani, di fronte alle violazioni sempre più frequenti del regime di Hun Sen, per anni si sono limitati ad esprimere "preoccupazione". Per esempio, la politica degli aiuti Ue
non è stata modificata nel senso previsto dagli accordi di cooperazione in caso di violazione della clausola di protezione dei diritti umani, ovvero attuando una sospensione o almeno una revisione in senso restrittivo. Anzi, tranne la sospensione di un finanziamento di 10 milioni di euro alla Commissione elettorale nazionale (deciso soltanto lo scorso dicembre), il budget consacrato dall`Ue alla Cambogia per migliorare la governance, lo stato di diritto e per finanziare il tribunale sui Khmer rossi (creato nel 2003) è passato da un totale di 152 milioni di euro per il 2007-2013 a ben 410 milioni di euro nel periodo 2014-2020. La seconda ragione attiene alla gigante Cina che vede la Cambogia tornare a gravitare nella sua orbita, come se fosse il giardino di casa. Il sostegno cinese alla politica repressiva di Hun Sen è incondizionato. Lo dimostrano la creazione di un think-tank sino-cambogiano creato
per studiare e prevenire le cosiddette "rivoluzioni colorate" e l`avvio di addestramenti militari congiunti per operazioni anti-terrorismo. Anche dal punto di vista commerciale, i massicci investimenti cinesi non produrranno nessun beneficio per la popolazione, anzi colpiranno i già esili diritti dei lavoratori locali. Come ha spiegato recentemente Rainsy: «Il principale problema degli investimenti cinesi è la loro totale mancanza di trasparenza, favorendo così la corruzione da entrambe le parti di qualsiasi accordo (investitori cinesi e funzionari cambogiani). Ci si aspetta che gli investimenti stranieri creino posti di lavoro nel Paese ospitante, ma non è il caso con gli investimenti cinesi perché i lavoratori stessi giungono dalla Cina, dove quindi fa ritorno una parte dei soldi dagli "investimenti". Anche il trasferimento di tecnologia - un altro vantaggio normalmente associato agli investimenti esteri diretti - non esiste».
Quelle del 29 luglio saranno elezioni truccate dalla dittatura, denuncia Rainsy
In apertura, il tempio di Wat Banan, a 27 km a sud di Battambang. A lato, Sam Rainsy, leader del partito di opposizione Cambogia national rescue party (Cnrp), saluta i suoi sostenitori all`aeroporto di Phnom Penh, 16 agosto 2015

ESTERI
CAMBOGIA oggi su Left

26 aprile 2018

Iraee in sciopero della fame da oltre 75 giorni è in coma in un carcere iraniano

Il Dubbio | Pagina 14

Golrokh Ebrahimi Iraee è una scrittrice e attivista politica iraniana condannata a sei anni di carcere per aver scritto un testo, non pubblicato, che critica la pratica della lapidazione in Iran.

Iraee è in sciopero della fame dal 3 febbraio 2018, stiamo dunque parlando di 75 giorni di mancata assunzione di cibo che l’ha portata a perdere 25 chili e, da quanto rivelato da Simin Nouri, la Presidente delle donne iraniane in Francia in una intervista a Radio Radicale, è entrata in coma.

In una lettera degli inizi di febbraio che Iraee ha scritto insieme ad un’altra donna, Atena Daemi, con lei detenuta nel reparto femminile della prigione di Evin ed anche lei in sciopero della fame ora però interrotto, si legge che le donne hanno avviato l’azione nonviolenta perché sono state picchiate e trasferite nella prigione di Gharchak, in violazione sia dell’art 513 del c. p. p. dell’Iran per il quale i detenuti hanno il diritto di scontare la pena in carceri del distretto giudiziario in cui sono state emesse le sentenze, o vicino alla loro città di residenza, sia dell’art 69 del regolamento penitenziario per cui i detenuti politici hanno il diritto a non stare in reparti di non politici.

Ma c’è di più dietro la vicenda di Golrokh Ebrahimi Iraee, arrestata una prima volta il 6 settembre 2014, assieme al marito Arash Sadeghi, anch’egli attivista e più volte detenuto. Le autorità avevano messo a soqquadro la casa della coppia senza un mandato di perquisizione confiscando beni personali come computer, Cd e documenti. Tra questi c’era un taccuino che Iraee usava come diario personale dove aveva annotato una storia di fantasia, quella di una donna che guardando un film del 2008, “La Lapidazione di Soraya M”, su una lapidazione per adulterio realmente avvenuta, in un moto di rabbia, aveva bruciato il Corano.

Iraee è stata interrogata sul contenuto del diario e della storia, in una stanza adiacente a dove era detenuto il marito, da cui sentiva le torture a cui era sottoposto.

LA SCRITTRICE E ATTIVISTA POLITICA È STATA CONDANNATA A SEI ANNI DI CARCERE PER AVER SCRITTO UN TESTO, NON PUBBLICATO, CHE CRITICA LA PRATICA DELLA LAPIDAZIONE

L’hanno poi messa in isolamento per tre giorni, e per venti giorni non ha potuto incontrare né i familiari, né un avvocato, né un giudice.
La Sezione 15 della Corte Rivoluzionaria l’ha accusata di ' insulto all’Islam' e di 'diffusione di propaganda contro il sistema'. Il processo, che si è concluso con una condanna a sei anni e mezzo, è stato segnato da tutta una serie di violazioni procedurali: il processo si concentrava sulle attività del marito, Sadeghi, rispetto alle quali Iraee non aveva modo di difendersi; il primo avvocato di Iraee è stato costretto a ritirarsi, e un secondo avvocato, dopo poco tempo, le è stato revocato. È stata condotta in carcere nell’ottobre 2016 e rilasciata su cauzione il 3 gennaio 2017, grazie anche ad un lungo sciopero della fame – 71 giorni! – del marito, nel frattempo condannato a 15 anni di carcere per “propaganda contro il sistema”. Tuttavia, la libertà è stata di breve durata: Iraee è stata ricondotta in carcere il 22 gennaio 2017 mentre andava a trovare Sadeghi in ospedale.

Dal carcere Iraee ha continuato a cercare di comunicare con l’esterno, scrivendo diverse lettere aperte, anche una in cui ha criticato una visita di facciata condotta da ambasciatori stranieri nel carcere di Evin nel luglio 2017.

Nel gennaio 2018, ad Iraee sono state mosse altre accuse come quella di aver insultato il Leader Supremo Ali Khamenei.

La durezza della lotta di questa donna ci parla della durezza di un regime, quello iraniano, con soprusi ed ingiustizie tali da non lasciare altra opzione che quella scelta da Iraee, da Sadeghi e da Athena. Le condizioni oggi di Iraee sono gravissime e non possono lasciarci indifferenti perché l’Iran continuerà a produrre morte fintantoché durerà il silenzio sul destino riservato al popolo iraniano, alle sue cittadine e cittadini che mai come in questi mesi, con le dimostrazioni di piazza che non accennano a smettere, ci stanno parlando di un bisogno di libertà di diritti civili e politici, e non solo di un malessere economico.


*ELISABETTA ZAMPARUTTI  - TESORIERA DI NESSUNO TOCCHI CAINO

V Congresso Mondiale per la Libertà di ricerca scientifica. Ecco i risultati.

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Dall’11 al 13 aprile l’Associazione Luca Coscioni ha tenuto a Bruxelles il V Congresso Mondiale per la Libertà di ricerca scientifica. Ecco i risultati.
La democrazia si allei colla scienza

 
Matteo Mainardi
Marco Perduca -  “Nella vita ho scelto di produrre politica, trovando molti aspetti in comune con chi ha scelto di produrre ricerca scientifica. Dal 2008 faccio parte dell'Associazione Luca Coscioni che della validità e della libertà del metodo scientifico è la principale promotrice in Italia, un paese in clamoroso ritardo quanto a valori democratici e liberali. Anche se utilizzano modalità e strumenti differenti, la Politica e la Scienza hanno il compito di finalizzare il loro rispettivo operato al benessere di tutti. Questo è il motivo per cui sono da sempre affascinato da entrambe, e soprattutto entrambe mi incentivano a essere attivo e propositivo, nonostante le difficoltà e le sfide che la vita mi pone." Questo un estratto dell'intervento di Marco Gentili [ascoltalo qui], co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni al V Congresso Mondiale per La Libertà di Ricerca Scientifica organizzato dall'ALC dall'11 al 13 aprile al Parlamento Europeo di Bruxelles e intitolato "Science for Democracy".
Oltre ai dirigenti dell'Associazione Luca Coscioni, il Congresso ha visto la partecipazione del Commissario europeo per la salute Vytenis Andriukaitis e oltre 40 relatori tra cui Mikel Mancisidor, del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali; Tracey Brown, Direttore di Sense About Science; Jessica Wyndham, dell'American Association for the Advancement for Science; Michele De Luca, co-Presidente dell'ALC che ha guidato un team internazionale che recentemente ha ingegnerizzato la pelle di un "bambino farfalla"; Guido Silvestri le cui ricerche son vicine a sconfiggere l'HIV/AIDS... [CONTINUA A LEGGERE]
Approfondimenti
 
 
#ConCappto #Stop580
Riascolta la prima giornata
Al centro del dibattito della prima giornata il tema “Metodo scientifico e democrazia liberale”.
 
Parlamento europeo
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“Modifica del genoma umano” e “Biotech in campo agricolo” al centro della seconda giornata.
 
 
Testamento biologico
Riascolta la terza giornata
Un dibattito incentrato sulla “Ricerca sulle sostanze psicotrope: conoscenza vs proibizione = trattamento”.
 
modulo d.a.t.
21 aprile: Giornata del BioTestamento
Sabato 21 aprile 2018 sarà la “Giornata del Biotestamento”: un giorno di mobilitazione nazionale sul Testamento Biologico.
 
 
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