Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

15 giugno 2018

italialaica news n. 12/2018

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Editoriale









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Adesione alla terza giornata nazionale di digiuno per l'abolizione dell'ergastolo

La Costituzione della Repubblica Italiana all'articolo 13, comma quarto, stabilisce che "e' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di liberta'", e all'articolo 27, comma terzo, stabilisce che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanita' e devono tendere alla rieducazione del condannato", ed al comma quarto del medesimo articolo ribadisce che "non e' ammessa la pena di morte".

 Con tali chiare frasi dichiara la flagrante illiceita' della pena dell'ergastolo:
ogni essere umano ha diritto alla vita e alla dignita'.

Per chiedere con forza al Parlamento Italiano l'abolizione dell'ergastolo, nella giornata internazionale dedicata dall'Onu alle vittime della tortura,  martedi' 26 giugno 2018 parteciperò ancora alla giornata nazionale di digiuno collettivo.

Invito chi mi legge a fare altrettanto.
Alba Montori

4 maggio 2018

La Cambogia, paese ancora in lotta per la democrazia...

di Matteo Angioli

La lunga lotta di Sam Rainsy per la democrazia
Il leader democratico costretto all`esilio denuncia la stretta autoritaria che ha lasciato tre milioni di cambogiani senza rappresentanza e senza libertà. Da 33 anni, il Paese è governato dallo stesso premier: un ex componente della catena di comando dei Khmer rossi


Nell`Asia del sud-est c`è un Paese di poco più di 16 milioni di abitanti governato da 33 anni dallo stesso primo ministro, Samdech Hun Sen, un ex componente della catena di comando dei Khmer Rossi il quale, alla caduta del regime sanguinario di Pol Pot nel 1979, ha saputo muoversi nella fase transitoria che ne è conseguita, fino a giungere al potere, grazie anche al sostegno del regime comunista del vicino Vietnam. La presenza del primo ministro è andata consolidandosi nei decenni successivi mediante il posizionamento di figli, parenti e amici nei gangli della vita politica, economica e militare del Paese. Ciò ha fatto sì che i cambogiani abbiano via via accordato maggior fiducia all`opzione democratica incarnata da Sam Rainsy, politico di lungo corso, attivista per la democrazia e membro del Partito radicale transnazionale, che ha saputo far leva su quei pochi spazi di manovra concessi da Hun Sen e dalla presenza nel Paese di rappresentanze e ong straniere, statunitensi ed europee in primis, per tenere accesa la speranza democratica.
Sopravvissuto a un attentato nel 1997 e da anni costretto a vivere in esilio a Parigi, Sam Rainsy non si è arreso, né la sua determinazione per far vivere lo Stato di diritto e i diritti umani è stata scalfita. Dopo aver fondato il
Sam Rainsy party (Srp) nel 1995, nel 2012 ha creato il Partito di salvezza nazionale cambogiano (Psnc) nel quale è confluito il piccolo Human rights party guidato da Kem Sokha. Alle ultime elezioni legislative del 2013, nonostante i brogli, il Psnc di Rainsy ha ottenuto il miglior successo conquistando quasi la metà dei seggi, 55 su 123, pari al 44% del voto popolare. I restanti 68 sono quelli che il Partito popolare cambogiano, capeggiato da Hun Sen, ha mantenuto malgrado le intimidazioni e la diffusa insoddisfazione popolare. Dalla capitale Phnom Penh alle campagne infatti, un numero crescente di cittadini, soprattutto i più giovani, dimostra un aperto sostegno per il Psnc e le elezioni comunali del giugno 2017 ne hanno dato un`ulteriore conferma: mentre il Ppc ha eletto 1163 sindaci con 3.540.056 voti, il Psnc (che in precedenza ne aveva soltanto 40) ne ha eletti 489 con 3.056.824 voti. Il vento è cambiato e Hun Sen lo sa bene. La sua aspra e inesorabile repressione aveva avuto inizio già nel 2016, con l`omicidio di Kem Ley un noto attivista molto critico del governo, assassinato a Phnom Penh con un metodo identico a quello con cui fu eliminata Anna Politkovskaja. Il clima di intimidazioni contro membri e sostenitori dell`opposizione si è fatto ancora più duro l`anno successivo con una miriade di provvedimenti liberticidi, approvati dal Parlamento controllato da Hun Sen. Il più grave di questi mette fuori legge qualsiasi partito presieduto da chi abbia sentenze passate in giudicato. La norma "ad personam" mirava naturalmente a Rainsy che ha diverse condanne per diffamazione contro il primo ministro, che lo costringono appunto all`esilio in Francia. Di conseguenza, nel febbraio 2017 Rainsy ha deciso di dimettersi da leader del Psnc per non compromettere l`esistenza del partito, lasciando la presidenza a Kem Sokha. Ma l`appuntamento col destino è stato solo rinviato. Dopo il successo alle comunali e con la complicità di una comunità internazionale inerte e di una crescente influenza politico-economica della Cina, la ferocia autoritaria di Hun.
Sam Rainsy e i Radicali
Sam Rainsy è un politico e attivista cambogiano. Deputato all`Assemblea nazionale, è stato ministro delle Finanze e leader dell`opposizione oltre a Presidente del Partito nazionale di salvezza della Cambogia. Da anni vive in esilio forzato a Parigi. Di recente è intervenuto al Festival del giornalismo a Perugia. Da alcuni anni tutti i parlamentari del principale partito dell`opposizione cambogiana Psnc, incluso il leader Sam Rainsy e oltre 200 attivisti, sono iscritti al Partito radicale nonviolento transnazionale transpartito. Lo stesso Marco Pannella è stato due volte in Cambogia, nel 2003 e 2008, per sostenere Sam Rainsy. Da116 novembre 2017, giorno in cui la Corte Suprema cambogiana ha messo fuorilegge il Psnc, le sedi del Partito radicale in Italia e in Belgio sono divenute le sedi del Psnc. Matteo Angioli fa parte del partito radicale transnazionale.
Sen si è scatenata in tutta la sua pienezza. Nella notte del 3 settembre 2017 Kem Sokha viene arrestato e prelevato dalla sua abitazione e trasferito in carcere dove ancora attende di essere giudicato per alto tradimento. Laccusa è di aver cospirato con potenze straniere (Stati Uniti) per rovesciare il governo. La prova consiste in un video del 2013 dove il successore di Rainsy illustra in un comizio pubblico di contatti e sostegni ricevuti da organizzazioni ed esponenti americani. Il giorno seguente, il principale quotidiano anglofono del paese, il Cambodia daily, è stato costretto a chiudere con il pretesto di una presunta evasione fiscale ai danni allo Stato, smentita inutilmente dall`editore. Lultimo numero del giornale pubblicava il titolo in prima: «Discesa nella dittatura assoluta». Stesso destino, nelle settimane successive, per altri organi di stampa, tra cui la sede cambogiana di Radio free Asia e per l`ong National democratic institute. Infine, il 16 novembre anche il Psnc viene definitivamente messo al bando con una sentenza motivata politicamente dalla Corte suprema, che ha anche stabilito l`interdizione per 118 membri dell`opposizione di occuparsi di politica per cinque anni. Oggi la sede del Psnc è chiusa, il terreno su cui è edificata espropriato e i simboli che campeggiavano in tutto il Paese rimossi dalla polizia, solitamente accompagnati da atti di vandalismo. I 55 seggi parlamentari del Psnc sono stati ripartiti, come caramelle, tra partiti minori che hanno giurato fedeltà al dittatore, anche se la stragrande maggioranza è andata al Pcc di Hun Sen. Dopo la sentenza della Corte, il portavoce del Psnc, Yim Sovann, ha dichiarato: «Non possono rimuovere il Psnc dal cuore dei cittadini. È la fine della democrazia in Cambogia. Non abbiamo fatto nulla di male. Abbiamo lottato per la democrazia. Hanno ucciso la volontà di oltre tre milioni cambogiani». È indubbio che questo tsnunami antidemocratico, che ha lasciato senza rappresentanza oltre tre milioni di cambogiani e senza libertà la quasi totalità della popolazione, sia volto a impedire che l`opposizione divenisse maggioranza alle elezioni politiche in programma tra tre mesi, il 29 luglio. Per questa ragione, gli ormai ex parlamentari di Rainsy e Sokha da mesi stanno letteralmente girando il mondo democratico per difendere la causa della Cambogia, che sempre più equivale a difendere la libertà, il diritto, la democrazia. Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Australia, Nuova Zelanda e Indonesia sono i principali Paesi a cui Rainsy chiede di non riconoscere la legittimità delle prossime elezioni, a meno che il suo partito non venga riammesso alla competizione elettorale prevista. All`orizzonte non si profila niente di buono dunque. Principalmente per due ragioni. La prima riguarda l`azione dei grandi Paesi donatori. Se attraverso gli aiuti alla Cambogia, filtrati naturalmente dal governo, Washington e Bruxelles avevano consentito all`opposizione di Sam Rainsy e Kem Sokha di trovare quel minimo di agibilità politica che aveva acceso le speranze di miglioramento della vita per milioni di cittadini cambogiani, di fronte alle violazioni sempre più frequenti del regime di Hun Sen, per anni si sono limitati ad esprimere "preoccupazione". Per esempio, la politica degli aiuti Ue
non è stata modificata nel senso previsto dagli accordi di cooperazione in caso di violazione della clausola di protezione dei diritti umani, ovvero attuando una sospensione o almeno una revisione in senso restrittivo. Anzi, tranne la sospensione di un finanziamento di 10 milioni di euro alla Commissione elettorale nazionale (deciso soltanto lo scorso dicembre), il budget consacrato dall`Ue alla Cambogia per migliorare la governance, lo stato di diritto e per finanziare il tribunale sui Khmer rossi (creato nel 2003) è passato da un totale di 152 milioni di euro per il 2007-2013 a ben 410 milioni di euro nel periodo 2014-2020. La seconda ragione attiene alla gigante Cina che vede la Cambogia tornare a gravitare nella sua orbita, come se fosse il giardino di casa. Il sostegno cinese alla politica repressiva di Hun Sen è incondizionato. Lo dimostrano la creazione di un think-tank sino-cambogiano creato
per studiare e prevenire le cosiddette "rivoluzioni colorate" e l`avvio di addestramenti militari congiunti per operazioni anti-terrorismo. Anche dal punto di vista commerciale, i massicci investimenti cinesi non produrranno nessun beneficio per la popolazione, anzi colpiranno i già esili diritti dei lavoratori locali. Come ha spiegato recentemente Rainsy: «Il principale problema degli investimenti cinesi è la loro totale mancanza di trasparenza, favorendo così la corruzione da entrambe le parti di qualsiasi accordo (investitori cinesi e funzionari cambogiani). Ci si aspetta che gli investimenti stranieri creino posti di lavoro nel Paese ospitante, ma non è il caso con gli investimenti cinesi perché i lavoratori stessi giungono dalla Cina, dove quindi fa ritorno una parte dei soldi dagli "investimenti". Anche il trasferimento di tecnologia - un altro vantaggio normalmente associato agli investimenti esteri diretti - non esiste».
Quelle del 29 luglio saranno elezioni truccate dalla dittatura, denuncia Rainsy
In apertura, il tempio di Wat Banan, a 27 km a sud di Battambang. A lato, Sam Rainsy, leader del partito di opposizione Cambogia national rescue party (Cnrp), saluta i suoi sostenitori all`aeroporto di Phnom Penh, 16 agosto 2015

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