Le donne cambiano la Storia, cambiamo i libri di Storia.

Le donne cambiano la Storia, cambiamo i libri di Storia.
LE DONNE CAMBIANO LA STORIA, CAMBIAMO I LIBRI DI STORIA

14 dicembre 2020

da OPENPOLIS 10 dicembre 2020

 

LO SQUILIBRIO DI GENERE NEGLI
ORGANI POLITICI REGIONALI

Gli organi politici delle regioni sono istituzioni molto importanti nel sistema politico italiano. Alle regioni, oltre che allo stato, spetta la potestà legislativa che esercitano in specifiche materie secondo quanto previsto dalla nostra costituzione. Per questo è importante monitorare i vari aspetti della politica regionale e tra questi l’equilibrio di genere all’interno delle istituzioni politiche.

il numero di regioni italiane con una donna come presidente, dopo la scomparsa di Jole Santelli.

Se si guarda alla composizione della giunta è la Toscana ad avere la quota più alta di donne all’interno di quest’organo (44,4%). A seguire il Lazio con il 36,4% e poi Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna con il 33,3%. Agli ultimi posti invece la Sicilia con solo 1 donna su 13 componenti della giunta (7,7%) e il Molise dove non è presente neanche una donna.

 

Quanto ai consigli regionali le percentuali più elevate di donne si trovano soprattutto nelle regioni del centro e in alcuni casi del nord Italia. In particolare in Emilia-Romagna (40%), Veneto (35,3%) e Toscana (34,1%).

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DISPARITÀ DI GENERE

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9 dicembre 2020

A proposito di rifiuti e raccolta differenziata: cosa fa l'Italia ?

 Premetto che a mio avviso è assurdo che i dati della raccolta rifiuti vengano diffusi a due anni di distanza dall'azione vera e propria, perché sono ormai vecchi per fare analisi e previsioni in tempo non dico reale ma utile; nel frattempo c'è stata pure la pandemia e c'è tutt'ora e certamente ciò ha influito e influisce sia sulla raccolta/trattamento dei rifiuti sia sulla stessa produzione degli stessi.

I dati qui esposti sono riportati da Openpolis che ringrazio.

L’Italia è ancora lontana dall’obiettivo sulla raccolta differenziata

Venerdì 11 Settembre 2020

Clima e ambiente

La gestione dei rifiuti è un tema complesso, che ha tra i suoi capisaldi quello della raccolta differenziata. Uno strumento cruciale per ridurre sprechi e inquinamento, ma che in molte parti d’Italia viene utilizzato meno di quanto previsto per legge.

Secondo l’ultimo rapporto Ispra, in Italia nel 2018 sono stati prodotti 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, un aumento di 590 mila tonnellate rispetto al 2017. Molti di questi sono stati depositati nelle discariche (22%) o smaltiti negli inceneritori (18%), entrambe soluzioni dannose per l’ambiente. La discarica perché può contaminare suolo, acqua e aria e l’inceneritore per la diffusione di inquinanti nell’atmosfera.

La soluzione ideale è produrre meno rifiuti e fare la raccolta differenziata.

Consumare meno materiali e quindi generare meno immondizia è fondamentale per una migliore gestione dei rifiuti. A questo principio si deve accompagnare necessariamente la pratica della raccolta differenziata, che consente il riciclo di materiali, riducendo gli sprechi. Questo avrebbe chiaramente effetti positivi a livello ambientale: meno sprechi significa meno rifiuti da mandare in discarica o all’inceneritore e quindi meno danni all’ambiente.

Sia a livello europeo che nazionale si è intervenuto a livello legislativo per stabilire obiettivi e condizioni da seguire nella gestione dei rifiuti. Da un lato l’Unione Europea, che con la direttiva 2018/851/UE chiede agli stati membri di attivare il servizio di raccolta differenziata e fissa alcuni obiettivi sul riutilizzo e il riciclo. Dall’altro l’Italia, che con il decreto legislativo 152/2006 e la legge 296/2006 aveva stabilito un target specifico sulla raccolta dei rifiuti.

L'Italia ha mancato l'obbiettivo

Entro il 31 dicembre 2012, il nostro paese avrebbe dovuto raggiungere il 65% di raccolta differenziata. Tuttavia, secondo i dati più recenti relativi al 2018, nel nostro paese i rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata costituiscono il 58% del totale. Una quota ancora lontana di 7 punti percentuali, da un obiettivo che andava raggiunto 6 anni fa.

Quanto varia la diffusione di questa pratica da nord a sud

Per capire quanto la raccolta differenziata sia praticata in Italia, fermarsi alla media nazionale non è sufficiente.

Osservando i dati delle singole regioni infatti emergono ampie differenze. Da una parte, i territori del nord hanno perlopiù risultati superiori alla media (58%) e in alcuni casi superiori all’obbiettivo del 65%. Dall’altra parte le regioni che registrano le quote più basse sono quelle del sud.

Tra le eccezioni a questa tendenza generale spiccano la Sardegna, sesta in classifica a quota 67% e la Liguria quattordicesima (49,7%).

7 su 20 le regioni che hanno raggiunto l’obiettivo 2012 sulla raccolta differenziata



Percentuale di raccolta differenziata di rifiuti urbani, per regione (2018)

https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dallobiettivo-sulla-raccolta-differenziata/



FONTE: elaborazione openpolis su dati Ispra (ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Il Veneto è la regione con la percentuale più alta di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani (73,8%), seguito da Trentino Alto Adige (72,5%) e Lombardia (70,7%). Al lato opposto della classifica invece troviamo Calabria (45,2%), Molise (38,4%) e Sicilia (29,5%).

44,3 i punti percentuali di differenza tra le quote di raccolta differenziata di Veneto e Sicilia.

Approfondendo la questione a livello provinciale, la situazione risulta in linea con quella regionale. Cioè un nord dove la differenziata è ampiamente diffusa e un centro e un sud dove lo è molto meno.

Più della metà delle province non raggiunge il 65% di raccolta differenziata

Percentuale di raccolta differenziata di rifiuti urbani, nelle province (2018) 

Per i dati completi consultare direttamente la pagina di Openpolis
I dati utilizzati per i contenuti della rubrica sull'ambiente possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Le fonti utilizzate per questo articolo sono Ispra e Istat.

4 dicembre 2020

Cos'è la Giornata mondiale della toilette delle Nazioni Unite?

Il corpo del mondo in gabinetto, vuoi scherzare? Il tuo gabinetto è più importante di quanto pensi.

Diamo uno sguardo ad alcuni brevi fatti sulla crisi dei servizi igienico-sanitari.


Cos'è la Giornata mondiale della toilette delle Nazioni Unite?

La World Toilet Organization è stata fondata il 19 novembre 2001 e lo stesso giorno si è tenuto il Summit mondiale sui servizi igienici, il primo vertice mondiale del suo genere. Abbiamo riconosciuto la necessità di una giornata internazionale per attirare l'attenzione globale sulla crisi dei servizi igienico-sanitari e così abbiamo istituito il 19 novembre la Giornata mondiale della toilette. La Giornata mondiale della toilette ha continuato a raccogliere consensi nel corso degli anni, con le ONG, il settore privato, le organizzazioni della società civile e la comunità internazionale che si sono unite per celebrare la giornata mondiale.

Perché i servizi igienici?

Circa 297.000 bambini - più di 800 ogni giorno - sotto i cinque anni muoiono ogni anno per malattie diarroiche a causa di cattive condizioni igieniche, scarsa igiene o acqua potabile non sicura. Queste morti sono prevenibili (WHO 2019)


ISTRUZIONE / RAGAZZE

Quasi la metà delle scuole nel mondo non dispone di strutture per il lavaggio delle mani con acqua e sapone a disposizione degli studenti. I bagni puliti e sicuri aiutano a mantenere più ragazze a scuola e ad aumentare i tassi di frequenza. Troppe ragazze perdono l'istruzione solo a causa della mancanza di servizi igienici puliti e sicuri. (CHI / UNICEF 2020)

Oltre la metà della popolazione mondiale o 4,2 miliardi di persone non dispone di servizi igienici sicuri. A livello globale, almeno 2 miliardi di persone utilizzano una fonte di acqua potabile contaminata da feci. (WHO / UNICEF 2019)


INVESTIMENTO

Per ogni $ 1 investito in servizi igienico-sanitari di base, il ritorno è di $ 2,5. E nel caso dei servizi igienico-sanitari di base nelle aree rurali, ogni $ 1 restituisce in media più di $ 5 in costi medici risparmiati e maggiore produttività. (Hutton et al.2015)

Una toilette pulita e sicura garantisce salute, dignità e benessere, ma il 40% della popolazione mondiale non ha accesso ai servizi igienici. La World Toilet Organization è un'organizzazione no profit globale impegnata a migliorare le condizioni igieniche e igieniche in tutto il mondo. Crediamo nella responsabilizzazione delle persone attraverso l'istruzione, la formazione e la creazione di opportunità sul mercato locale per sostenere strutture igieniche pulite e sicure nelle loro comunità.


Cosa facciamo
 Il silenzio che circonda la crisi dei servizi igienico-sanitari sta cominciando a rompersi, come evidenziato dall'inclusione dei servizi igienico-sanitari nell'agenda di sviluppo globale dell'Obiettivo di sviluppo sostenibile. L'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 6 richiede l'accesso universale a servizi igienici adeguati ed equi e la fine della defecazione aperta entro il 2030. La World Toilet Organization è una delle poche organizzazioni il cui unico obiettivo è i servizi igienici e servizi igienico-sanitari. Rompere il silenzio sulla crisi dei servizi igienico-sanitari è al centro di ciò che facciamo. Ed ecco come lo facciamo.