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21 ottobre 2014

Il famoso decreto degli otto euro? Una sòla di Stato. Ma la Corte europea in virtù di questi rimedi ha annullato 4.000 ricorsi...

da Home
20-10-2014
Quella che segue è l’intervista che la segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini ha rilasciato a Errico Novi per “Il Garantista”.

È come se la legge non ci fosse. Fuffa. Niente che sia compatibile con la realtà del sistema penitenziario. Il famoso decreto sugli 8 euro da risarcire ai detenuti costretti in "condizioni inumane e degradanti" è un fiocco di neve che non cade in nessun posto, come avrebbe detto il protagonista di “Nirvana”, il film di Gabriele Salvatores. I radicali denunciano la cosa attraverso la loro radio, e in particolare nel corso di “Radio Carcere”, trasmissione che da anni si occupa di chi sta dietro le sbarre. E in onda non vengono lette solo le missive dei detenuti. Si espongono in prima persona i presidenti di due Tribunali di Sorveglianza, Antonietta Fiorillo di Firenze e Giovanni Maria Pavarin di Venezia. Spiegano come alcuni passaggi della norma rendano impossibile o quasi l'accoglimento delle istanze. Fiorillo riferisce una statistica raggelante: nel suo distretto, su 1.200 domande, è stato possibile dare seguito solo ad una. Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti raccoglie il tutto e ne fa un'interrogazione al premier Renzi e al guardasigilli Orlando.

Ma insomma, Rita Bernardini, segretario dei Radicali italiani, questo decreto legge è un pacco ai detenuti?
“Avrei utilizzato il romanesco "sòla" ma in effetti, visto che si tratta di detenuti, la parola "pacco" ha una sua consonanza. D'altronde qui il pacco è anche per la Corte europea dei diritti dell'uomo e per il Comitato dei ministri. Questa norma avrebbe dovuto dare attuazione alla sentenza Torreggiani”.

E invece non adempie a quegli obblighi...
“Di fatto non vi adempie. Quando il nostro ministro della Giustizia ha riferito a Bruxelles sulle iniziative del governo, il Comitato dei ministri ha dato credito all'Italia e ha dichiarato decaduti quasi 4.000 ricorsi presentati da detenuti reclusi nelle carceri italiane, visto che Roma aveva finalmente predisposto i rimedi. In realtà il decreto era ancora in preparazione, comunque l'Europa ci ha creduto. E ha scritto testualmente: "Non abbiamo motivo di ritenere che i rimedi non siano effettivi".

Sulle difficoltà che emergono c'è la solita resistenza della burocrazia, di alcuni giudici di sorveglianza in questo caso?
“Anche. Poi però ci sono magistrati come Pavarin e Fiorillo che si danno da fare, ma anche loro dicono che i chiarimenti devono essere dati”.

La principale difficoltà riguarda le detenzioni pregresse...
“Non avrebbe senso d'altronde ritenere che il decreto debba riguardare solo le detenzioni in corso: è stata prevista la possibilità di monetizzare con il risarcimento degli 8 euro al giorno proprio perché si è pensato anche a chi è già uscito dal carcere o vi uscirebbe nel giro di poco tempo e dunque non potrebbe fruire della riduzione di un giorno di pena ogni dieci scontati in condizioni degradanti. E se la Corte europea arriva ad annullare i quasi 4.000 ricorsi è appunto perché erano previsti i risarcimenti per tutti”.

Serve una norma di interpretazione autentica...
“Assolutamente sì, la chiede Giachetti nella sua interrogazione. D'altra parte se anche i presidenti dei Tribunali di Sorveglianza avessero una visione univoca, comunque le cose sarebbero lo stesso complicate perché resta il problema della ricostruzione da parte del detenuto delle sue condizioni pregresse. La legge doveva prevedere un meccanismo chiaro, automatico”.

C'è il problema degli 8 euro che valgono per tutti: da chi non lavora in carcere a chi sta in 12 in una cella...
“Certo. Come si fa a parlare di risarcimento? Un risarcimento deve essere commisurato alle singole specifiche circostanze. A Poggioreale o a Messina, per esempio, si patisce una condizione ancora più inumana che altrove”.

Al momento comunque le istanze sono inevase per la stragrande maggioranza...
“Milano e Piacenza le respingono tutte, per la questione del pregiudizio che deve essere "attuale", quindi niente da fare per titoli esecutivi diversi da quello che il detenuto sta scontando o per periodi trascorsi in altri penitenziari”.

Come si spiega l'errore?
“La legge è scritta male, non è chiara. Va detto anche che i magistrati di sorveglianza riescono a stento a star dietro all'ordinario. Una nota del presidente del Tribunale di Bologna l'abbiamo mandata al Comitato dei ministri di Bruxelles: prescriveva a tutti i giudici di occuparsi solo delle questioni urgenti, non degli sconti di pena”.

Chi fa istanza deve ricostruire la metratura della cella, anche se si tratta di una detenzione scontata anni addietro.
“Impossibile senza la collaborazione del Dap. Che peraltro ha cominciato a fare i conteggi solo da pochi anni. Riguardo al pregresso non si sa neppure dove e come siano custoditi i dati, se sul cartaceo o in elettronico”.

È il risarcimento che è virtuale.
“Chi è attualmente detenuto può recuperare le informazioni solo attraverso un avvocato. Spende più soldi a pagarselo di quelli che magari recupera”.

Eppure la Corte europea in virtù di questi rimedi ha annullato 4.000 ricorsi...
“Si è voluta fidare. Non ha tenuto conto del dossier che avevamo inviato. D'altronde l'Italia ha avuto un anno di tempo, che scade a maggio 2015. Nel frattempo è monitorata”.

Sarebbe grave se non si uscisse da questo guazzabuglio...
“Avremmo la conferma di quello che denunciamo da anni con Pannella: quella italiana è una situazione di non democrazia”.

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