Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

10 marzo 2014

Muarizio Molinari ( la Stampa 6 marzo 2014) intervista il Custode di Terra Santa



Pochi metri dopo la Porta Nuova della Città Vecchia, sulla sinistra c’è l’entrata alla Custodia di Terra Santa ovvero la sede dei francescani guidata da Pierbattista Pizzaballa, con alle spalle 25 anni di esperienza in MedioOriente. «I cristiani in questa regione oggi hanno due scelte, possono andar via o restare - esordisce - e per chi resta la speranza può venire da quanto sta maturando in Egitto».
  Cosa sta avvenendo in Egitto che tocca ogni arabo cristiano?
«Ci troviamo davanti ad cambiamento importante nell’atteggiamento dei cristiani. Mentre prima prevaleva la richiesta di protezione da parte delle autorità ora si afferma la necessità di una piena cittadinanza. Poiché in Medio Oriente non si può parlare di laicità, è la piena cittadina la rivendicazione più avanzata in merito alla parità dei diritti. In passato da parte della comunità cristiana c’era timidezza ma ora non è più così».
 Cosa ha portato a questa svolta in Egitto?
«E’ stato decisivo il dibattito pubblico che ha coinvolto la società, e non più solo l’élite, nella discussione sulla nuova Costituzione. E’ stato un dibattito interessante che ha coinvolto i cristiani e l’Università di Al-Azhar, importante simbolo sunnita che svolge un ruolo di moderazione. Certo, si tratta di contenuti non definitivi, ma ciò che conta è il dialogo aperto sui diritti delle minoranze. Si discute per la prima volta sull’identità dello Stato. L’Egitto può essere un modello sia per storia, economia e popolazione, per l’intero mondo arabo anche se è chiaro che la situazione cambia da Paese a Paese. Basti pensare alla Siria dove la piega degli eventi è completamente opposta, drammatica». 
 Come giudica l’evoluzione del ruolo dei cristiani nella vita pubblica in Libano?
«In Libano una volta i cristiani erano un partito mentre ora sono presenti in più partiti dunque mantengono l’appartenenza religiosa ma sul fronte politico l’impegno è più vasto. Di conseguenza è cambiato completamente il rapporto con la comunità musulmana ».
  Quanto pesa la minaccia dei gruppi jihadisti? «In Medio Oriente non è in atto una lotta fra Cristianesimo e Islam ma un conflitto dentro l’Islam che coinvolge anche i cristiani. Vengono distrutte anche moschee, non solo chiese. Al Qaeda, i salafiti e l’Isis in Siria sono un problema molto grande, da denunciare con chiarezza, ma bisogna andare oltre e cercare il dialogo con quelle realtà sunnite, come Al-Azhar in Egitto, che si stanno aprendo ad un confronto sul tema della cittadinanza».
  Perché un numero di cristiani sempre più alto abbandona i Territori palestinesi?
«Nei Territori palestinesi la realtà ha a che fare con Israele, c’è grande stanchezza nel negoziato, si assiste all’ascesa movimenti islamici perché i moderati non hanno ottenuto molto dal negoziato con Israele. In molti vanno via, musulmani e cristiani.Ma i musulmani hanno più figli. Ciò che colpisce è che ad andare via è la classe media. E’ certo vero che come dice il Vangelo i poveri sono la nostra ricchezza ma l’emigrazione del ceto medio indebolisce di molto la comunità cristiana. Alla base di questo fenomeno c’è il perdurante conflitto che non consente prospettive economiche normali. Inoltre i piccoli imprenditori cristiani sono stati travolti dalla globalizzazione, non si sono aggiornati in tempo. Senza contare che i cristiani hanno perso il ruolo avuto fino a 20-30 anni fa nel nazionalismo palestinese, oggi non c’è più nulla di tutto questo, si tratta di un cambiamento generazionale che si somma all’affermazione degli islamici».Da qui la scelta se andare o restare... «Mettendosi nei panni di chi non ha lavoro né prospettive economiche, andarsene è una scelta che capisco anche se non condivido, restare significa invece non limitarsi alla denuncia degli islamici come Al- Qaeda e Isis ma impegnarsi a dialogare con gli altri, come il modello egiziano dimostra».
 Perché fra i cristiani in Israele è in corso un dibattito intenso sull’arruolamento nelle forze armate? 
«I cristiani in Israele sono al tempo stesso cittadini israeliani, palestinesi ed hanno la fede cristiana.Sfido chiunque a trovare una soluzione. Sono una comunità in cerca di soluzioni dinamiche. Ci chiedono identità. Il dibattito sull’esercito è profondo perché fare il servizio militare qui è una scelta diversa dall’Italia, anche se si tratta di servizio civile perché si finisce per andare nei Territori».

      Maurizio Molinari


Mons. Pizzaballa: quando le domande sono pertinenti, difficile nascondere la verità

da Informazione Corretta
Quando le domande sono pertinenti, difficile evitarle. Si può sempre fare melina, parlare d'altro, ma il lettore avveduto non potrà fare a meno di accorgersene. E' quanto avviene con l'intervista di Maurizio Molinari a Mons. Pizzabala sulla STAMPA di oggi, 06/03/2014, a pag.29, con il titolo "Il nuovo dialogo in Egitto è un modello per i cristiani". Le risposte di Pizzaballa sono la conferma dell'ipocrisia della politica Vaticana in Medio Oriente. Mai affrontare il problema vero della persecuzione dei cristiani, il vero motivo del loro esodo, ma sottovalutare la responsabilità dei regimi islamici, abbarbicarsi disperatamente al cambio di regime in Egitto, come se questo fosse sufficiente per cambiare la situazione.  Il giudizio su Israele è la ripetizione di una menzogna che dura da sempre.  Molinari gli chiede perchè i cristiani fuggono dai Territori palestinesi, ma Pizzaballa si guarda bene dal rispondere, fa ricadere invece la responsabilità su Israele.

Invitiamo i nostri lettori ad esprimere la loro opinione non solo alla STAMPA, ma anche ai due quotidiani reponsabili dell'informazione ufficiale della Chiesa cattolica, OSSERVATORE ROMANO e AVVENIRE.

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