Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

23 maggio 2013

Fuori dal seminato! Un progetto rivoluzionario di ritorno all'agricoltura integrata nel territorio urbano.


Vertenza

  La vertenza intende sottoporre all’attenzione delle istituzioni il problema dell’adeguata utilizzazione delle aree di proprietà pubblica a vocazione agricola presenti nel territorio della Capitale. Siano esse già patrimonio pubblico o pervenute alla disponibilità delle Amministrazioni pubbliche per effetto di cessioni o compensazioni urbanistiche, ma anche delle IPAB o altri enti, e per il trasferimento di proprietà demaniali o per effetto della confisca di immobili alle organizzazioni criminali, questi terreni dovrebbero essere utilizzati e, al contempo, salvaguardati, per produrre in maniera integrata beni privati e beni pubblici
  Questo potrebbe avvenire attraverso strumenti di gestione del territorio quali i parchi agricoli. I vantaggi dei parchi agricoli urbani sono innumerevoli per i conduttori agricoli e per i cittadini che, in ogni caso, non perdono la fruibilità degli spazi, ma anzi guadagnano la possibilità di vivere in prima persona la campagna sotto casa.

  Questo documento nasce dall’idea di alcuni agricoltori e dalla volontà di giovani e disoccupati di ritornare all’agricoltura e alle attività ad essa connesse, e dall’impossibilità pratica di accedere alla terra sia per mancanza di credito che per gli scarsi finanziamenti erogati all’agricoltura. Problema comune, d’altronde, anche a molte realtà già esistenti, insediate da anni, e professionalmente attrezzate che soffrono per l’impossibilità di aumentare o rilanciare la produzione.

  Questa vertenza è il risultato del presidio svoltosi nel mese di gennaio 2012, nel comprensorio agricolo di Tor Marancia, (circa 200 ettari di superficie – Mun. XI – all’interno del Parco dell’Appia Antica), terreno che è in corso di acquisizione alla proprietà da parte del Comune, a seguito della compensazione urbanistica approvata dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 71 del 30 marzo 2006.
   Il presidio è stato organizzato e promosso dalla Coop. Carlo Pisacane, dalla Società Agricola Co.R.Ag.Gio, dalle Coop. Agricoltura Nuova e Co.Br.Ag.Or insieme a TerritorioRoma, alla C.I.A. (Confederazione Italiana Agricoltori) Roma e all’A.I.A.B. (Associazione Italiana Agricoltura Biologica).
Il presidio di Tor Marancia è stato anticipato da altri appuntamenti: il presidio all’Acquafredda e la realizzazione di un Murales che rappresenta le tematiche della vertenza sulla panoramica a Monte Mario, per ricordarne solo alcune. Il movimento, inoltre, proseguirà nella sua azione continuando gli incontri con le Istituzioni interlocutrici della vertenza – incontri già avviati e in corso questi giorni – ma anche ricercando il confronto con tutte quelle realtà che possono contribuire ad allargare la base del movimento. Noi immaginiamo di aprire il fronte dell’interlocuzione sociale e politica sulla nostra proposta, dedicandoci al confronto a 360 gradi – nel mondo agricolo, nel mondo associativo e sindacale, con le rappresentanze politiche. Tassello dopo tassello, definendo i soggetti per ognuno dei settori con i quali vogliamo e dobbiamo confrontarci per trovare punti di vista comuni, immaginiamo che la vertenza non si fermi ai confini di Roma ma possa progressivamente coinvolgere l’hinterland e l’area metropolitana con le sue realtà territoriali e associative e proseguire le iniziative.
  Centrale nella vertenza è che Roma rimanga il Comune agricolo più grande d’Europa e questo grazie all’attività degli agricoltori, la cui sopravvivenza è costantemente minacciata dall’espansione urbanistica e dall’assenza di ricambio generazionale. Nonostante si riscontri un interesse crescente per il ritorno alla terra ed una rinnovata attenzione dei consumatori per le produzioni locali, la campagna dell’Agro Romano, ricca di storia e cultura e che, per tanta parte della storia della capitale ne ha determinato la ricchezza e i rapporti di potere, vive in attesa del cambio di destinazione d’uso tramite variante urbanistica.

  L’Agro Romano di oggi ha perso la sua identità e vive per negazione, non più campagna ma ciò che non è ancora città. Allo stesso tempo, in città, l’agricoltura e la vita rurale riemergono negli spazi interstiziali, sugli argini dei fiumi, riqualificano le periferie degradate. Da una parte un paesaggio speculare alla trasformazione urbanistica della capitale: scomposto, discontinuo, raramente pianificato. Uno scenario pasoliniano fatto di palazzi e campagna, ruderi antichi e moderni centri commerciali, strade veloci e pascoli lenti, in un eterno contrasto tra la città che tracima dai propri confini e, dall’altra, una campagna che si insinua di fatto nel consolidato: una lotta di reciproche espansioni come olio nell’acqua. Una discontinuità urbana diffusa che si rifiuta di essere considerata area di completamento urbanistico e ambisce ad essere, ancora una volta, risorsa per Roma.
  A partire dal limite all’espansione, dettato proprio dai nuovi strumenti pianificatori, è possibile, da una parte, superare l’idea che valorizzare un’area voglia dire trasformarla da agro a nuova edificazione spostando sempre più in là il confine dell’urbanizzato e, dall’altra volgere decisamente lo sguardo verso una nuova ruralità con un potenziale mercato di oltre quattro milioni di residenti in ambito provinciale: l’assurdità e lo spreco del nostro tempo sta tutto nell’immagine delle consolari romane intasate da tir pieni di merci destinate ai grandi centri commerciali mentre i territori agricoli circostanti sono sempre meno produttivi e destinati all’abbandono. Rendere dunque di nuovo produttivo l’Agro Romano strappandolo al limbo delle varianti al piano regolatore e rilanciando l’agricoltura, applicando il modello dell’agricoltura biologica, multifunzionale, sociale – anche in città.
  Immaginiamo l’Agro Romano e i terreni agricoli urbani gestiti con la creatività, la vitalità economica e la dedizione degli agricoltori. O con l’entusiasmo, la curiosità, e la propensione al futuro dei giovani imprenditori agricoli. Le aziende agricole, società o cooperative che siano, sono una componente fondamentale della società, del paesaggio e dell’economia del settore primario del nostro paese. Nonostante il risultato delle politiche agricole sia la tendenza all’accentramento delle terre in mano a chi con esse non ha un diretto rapporto di produzione e cura, sono proprio le aziende a svolgere una importante funzione di salvaguardia del territorio e ad aver rilanciato i mercati locali con la creazione di nuovi circuiti di produzione e consumo a livello territoriale, con il recupero e la valorizzazione dei prodotti tradizionali e della biodiversità agricola. Inoltre, indagini condotte recentemente, affermano che sono proprio le piccole e medie imprese diversificate e multifunzionali, legate alla diversità dei sistemi territoriali che si dimostrano più sostenibili e dinamiche a livello ambientale, economico e sociale.

  Sia con la Legge 3 agosto 2009, n.102 (art.4-quinquies) che con la recente Legge di Stabilità (art.7 legge 12 novembre 2011, n.183), si è manifestata l’intenzione del Governo di facilitare l’accesso dell’imprenditoria giovanile ai terreni agricoli pubblici, intenzione alla quale ad oggi non ha fatto seguito alcun atto concreto. E nulla si è fatto per riassorbire nel settore agricolo i soggetti che in questi anni per motivi diversi hanno perso il lavoro. In particolare, per quanto concerne il Comune di Roma, si susseguono invece assegnazioni di immobili su terreni agricoli con procedure non trasparenti, a soggetti che nulla hanno a che vedere con l’agricoltura, o progetti di utilizzazione inadeguati alla vocazione e alla storia di quelle aree. Al contrario, è evidente che nell’Agro Romano vi sono aziende agricole ben strutturate, professionali e forti di esperienze pluriennali di lavoro e di rapporti che possano sostenere l’insediamento dei giovani e costituire nuovi esempi di spazi agricoli produttivi e multifunzionali.
   Per questo riteniamo intollerabile lo stato di degrado in cui versano ad oggi molte di queste aree e il grave ritardo con il quale l’Amministrazione di Roma Capitale sta portando a compimento le procedure di acquisizione previste dalle compensazioni urbanistiche, alcune delle quali derivano da vertenze “storiche” sostenute dal tessuto associativo locale. A maggior ragione in un periodo di grave crisi economica da questo patrimonio può e deve nascere un’opportunità di lavoro per giovani e meno giovani e un’occasione di rilancio del governo partecipato dell’Agro Romano, nel rispetto e nella valorizzazione delle sue caratteristiche storiche e naturali, che ne mantenga e valorizzi il carattere di “Bene Comune” fruibile.

  Quindi si chiede alle Autorità competenti attenzione e risposte, atti politici e azioni conseguenti alle seguenti richieste:

1) Contrastare le politiche urbanistiche di ulteriore espansione edilizia a danno dell’agro romano e perseguire una riorganizzazione dell’area metropolitana fondata sulla “discontinuità ambientale” intesa come elemento di connessione e di identità degli insediamenti urbani esistenti. Per fare questo è necessario assumere come limite dell’espansione edilizia quanto previsto dal PRG e dal PTPG la cui pianificazione è coerente con quella del Piano Territoriale Paesistico Regionale che deve essere approvato definitivamente così da garantire certezza nella tutela dell’agro romano.
Pertanto è necessario annullare il bando per la trasformazione urbanistica delle aree agricole approvato con la delibera di Giunta Comunale 315/2008, intervenire sui toponimi attraverso programmi urbanistici dove la rettifica dei perimetri risponda solo ad effettive esigenze di riqualificazione e non a logiche meramente immobiliari, escludere le aree agricole dagli accordi di programma in deroga consentendo solo quanto previsto dalla normativa regionale vigente

2) Portare rapidamente a compimento tutte le procedure tecniche e amministrative per l’acquisizione pubblica delle aree interessate e, nello specifico, di quelle coinvolte da compensazioni urbanistiche e per l’impegno dei relativi oneri a carico dei cedenti, assicurandosi che vengano prese in carico e manutenzione anche per prevenire eventuali usi impropri che possono compromettere un corretto utilizzo per il futuro, visto che sono costate alla città in termini di pesi urbanistici.

3) Definire una strategia di utilizzo dell’intero sistema delle aree agricole di pregio già patrimonio pubblico, acquisite ed in corso di acquisizione da parte del Comune di Roma partendo dalla necessità del loro utilizzo agricolo. Evitare dunque che esse vengano trattate come aree verdi standard, dotate di spazi e attrezzature per un’utenza di tipo generico, quando sono, per vocazione e storia, parte integrante del patrimonio produttivo dell’Agro Romano e hanno, insite, valori storici, ambientali e paesaggistici molto elevati. Si richiede, inoltre, un’attenta vigilanza affinché le risorse economiche previste dalle compensazioni siano utilizzate in modo coerente al raggiungimento di questo obiettivo.

4) Individuare, censire e fare una ricognizione dei terreni e dei territori che possono essere definiti parchi agricoli come previsto dal nuovo P.R.G. del Comune di Roma ed eventualmente inserirle in un catasto agricolo dell’amministrazione.

5) Predisporre un adeguato strumento pubblico trasparente per l’assegnazione con contratti agrari dei terreni con vocazione agricola nella disponibilità di Roma Capitale, della Provincia di Roma, della Regione Lazio, dell’Agenzia del Demanio e di altri Enti ad aziende agricole che favoriscano anche l’occupazione l’imprenditoria giovanile sulla base della valutazione del progetto aziendale, dell’integrazione con forme di gestione della fruizione, della manutenzione dei territori e servizi per la cittadinanza e della tutela delle aree interessate.

6) Creare normative, forme di sostegno e di credito a favore delle realtà che investono su questo percorso, preferendo, laddove sono presenti quelle di giovani, di lavoratori sociali, soggetti espulsi dal mondo del lavoro e donne, riproponendo l’aiuto del P.S.R. (PIANO di SVILUPPO RURALE) e delle Politiche Comunitarie anche a sostegno dell’area AgroRomano.
È fondamentale ristabilire un rapporto tra la campagna e la città, rifondare un patto di solidarietà, un alleanza tra agricoltori e cittadini e questa vertenza e percorso ne possono essere una opportunità.

«La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l’affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica controla provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti. »
Antonio Cederna
PROMUOVONO LA VERTENZA :
Territorio-Roma;  
Cooperativa Agricoltura Nuova;  
Cooperativa Co.Br.Ag.Or.; 
C.I.A. Roma (Confederazione Italiana Agricoltori); 
Società Agricola Co.R.Ag.Gio.;
Cooperativa Pisacane;  
A.I.A.B. (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) ; 
CGIL Roma e Lazio.

Per adesione: info@territorioroma.it

(*)   Ma cosa è AGRICOLTURA CORAGGIO ?

La Co.r.ag.gio S.a. unisce giovani provenienti dalle più disparante discipline con in comune la passione per l’agricoltura, la natura e il lavoro all’aria aperta. Al momento il gruppo è composto da cuochi, architetti, braccianti, agricoltori e pedagoghi. Insieme offriamo la possibilità di sviluppare eventi nello spazio pubblico come: feste, cucina biologica estemporanea, manifestazioni; di ideare e realizzare progetti di microarchitettura in legno o terra cruda come: forni, pergolati, arredi per esterni e di effettuare sistemazioni del verde o potature.
La Co.r.ag.gio S.a. è inoltre attiva nella tutela del verde agricolo e nelle politiche di ricambio generazionale in agricoltura. Da più di un anno lavora ad una vertenza per l’assegnazione tramite bando pubblico dei terreni agricoli in disuso entro i confini del Comune di Roma e cerca di diffondere la tutela del paesaggio agricolo e le pratiche dell’agricoltura sociale.

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