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10 febbraio 2012

Perché il reato di tortura non entra nel codice penale italiano?

Valeria Centorame
10-02-2012

La tortura è da sempre stata considerata uno strumento volto ad annullare la personalità della vittima ed a negare la sua dignità come essere umano. Le Nazioni Unite hanno condannato simili azioni fin dalla loro nascita, dati anche gli avvenimenti storici che l'hanno preceduta. La sistematica e diffusa pratica della tortura costituisce oggi un crimine contro l'umanità, che non può essere giustificato da nessuna circostanza. Anzi, il divieto al suo utilizzo fa ormai parte delle regole consuetudinarie del diritto internazionale: ogni Stato quindi, indipendentemente dal suo essere parte di un trattato in cui la tortura è espressamente vietata, deve rispettarla.
Durante la sua 39esima seduta,  l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato, con la risoluzione 39/46, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Entrata in vigore il 26 giugno 1987, la Convenzione concretizza la proibizione generale della tortura, obbligando gli Stati contraenti ad adottare una serie di provvedimenti adeguati, per assicurare la prevenzione e la lotta contro le torture e per proteggere l'integrità fisica e spirituale delle persone private della loro libertà.

La legislazione italiana,  non è stata ancora adeguata agli standard internazionali: la tortura è stata vietata esplicitamente in tempo di guerra, con una legge del gennaio 2002, ma il codice penale ancora non prevede il reato di tortura!!!

Nessuno, dal 1988, anno di entrata in vigore della Convenzione per l'Italia, è stato incriminato per tortura, anche se gli episodi – denunciati periodicamente dai rapporti del Segretariato Internazionale della stessa organizzazione – non sono mancati.

E' stato inoltre adottato un Protocollo facoltativo della Convenzione suddetto, 'l'Optional protocol to the convention against torture entrato in vigore il 22 giugno 2006, convinti che sono necessarie ulteriori misure per conseguire gli scopi della Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (qui di seguito denominata Convenzione) e per rafforzare la protezione delle persone private della loro libertà contro la tortura e altri trattamenti crudeli, trattamenti inumani o degradanti,

Grazie a questo ulteriore protocollo gli Stati contraenti devono, rendere conto ogni quattro anni alla Commissione dell'ONU contro la tortura (CAT) delle misure da loro adottate per adempire gli obblighi che la Convenzione impone loro.

L'Opcat prevede che gli Stati istituiscano un proprio "national preventative mechanism 2" (Npm), un meccanismo preventivo nazionale per tutelare gli individui deprivati della libertà.
Ebbene su 81 Paesi aderenti, solo 21 non lo hanno ratificato. E tra questi 21 paesi c'è l'Italia!!!,
che lo ha sottoscritto nel 2003 ma mai sottoposto a ratifica!!!.
 
-Perché questa vergognosa lacuna? Vulnus dei diritti umani fondamentali nel nostro paese??? 
-Perché queste difficoltà ad adottare e ratificare ciò che la convenzione indica?
-Perché continuiamo a definirci stato democratico, quando nella realtà non lo siamo affatto?
-Perché nessun governo di sinistra o di destra ha ritenuto fondamentale inserire il reato di tortura nel nostro codice penale? 
 
Intanto nel nostro paese, grazie ai radicali ed in particolare a Rita Bernardini, prima firmataria dell'ordine del giorno si chiede che il reato di tortura entri nel codice penale italiano!!!

Finalmente il nostro Paese si appresta a sanare una delle tante inadempienze rispetto al diritto internazionale e alla tutela di diritti umani e civili fondamentali.

Nell'ambito della discussione sul ddl di adeguamento delle norme italiane allo Statuto della Corte Penale Internazionale, il Governo ha accolto l'ordine del giorno presentato dai deputati Radicali che lo impegna a predisporre urgentemente un disegno di legge per introdurre il reato di tortura nel nostro codice penale.

Rita Bernardini, prima firmataria dell'ordine del giorno ha dichiarato: "Quello di oggi è un passo importantissimo che, oltre a corrispondere a un obbligo giuridico internazionale, costituisce un forte messaggio simbolico in chiave preventiva, istituire il reato di tortura significa infatti chiarire con nettezza quali siano i limiti dell'esercizio della forza e dei pubblici poteri rispetto a esigenze investigative o di polizia. Un segnale di speranza anche per le migliaia di detenuti nelle carceri italiane che ogni giorno vedono violati i propri diritti di reclusi e umani. Cittadini nelle mani dello Stato costretti a vivere in condizioni drammatiche, vergognose per un Paese che voglia definirsi civile e democratico."

Ecco, non vorrei pensar male... perché a pensar male  si fa peccato, ma spesso si rischia di avvicinarsi al vero, non sarà che lo Stato Italiano ha paura di inserire il reato di tortura nella consapevolezza del suo agire criminale, nella violazione costante e criminosa dei più elementari diritti umani nelle nostre carceri lager, carceri che definire sovraffollate è semplicemente un eufemismo? (cit.di Napolitano)

Carceri dove si muore per mancanza di speranza, dove causa sovraffollamento non viene neanche garantito il diritto alla salute e quindi il diritto alla vita? Reato di tortura. Reato per cui il nostro stato rischia fortemente di essere incriminato.

E mentre si governa e si varano leggi criminogene e mentre la partitocrazia complice di deriva giustizialista non si occupa di diritti umani, ma di consenso popolare (di un popolo ammaestrato ad arte, intorpidito ed impaurito).

Ecco mentre tutto ciò si consuma siamo tutti complici e rei della tragica situazione da Shoah nel nostro paese, paese dove non esiste il reato di tortura.
"La speranza non è la convinzione, che qualcosa andrà a buon fine ma la certezza che quel qualcosa abbia un senso indipendentemente da come andrà a finire".
Ed allora nella speranza che ci si svegli dal torpore. Si cominci a cercare la verità ed a proseguire una strada di consapevolezza e di lotta per i diritti umani.

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