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6 dicembre 2011

Riflesssioni per un congresso che (per ora) non si farà


 Cari amici e cari compagni,
giovedì 8 dicembre il XIV congresso di Veneto liberale non ci sarà. E'la
prima volta in undici anni che non si farà (per ora) l'assemblea ordinaria di
quel soggetto politico che ha avuto luce l'8 dicembre 2000 a Venezia.
Voglio ricordare che l'ultimo congresso svoltosi il 12 dicembre dell'anno
scorso a Castelfranco Veneto con rammarico si manifestava "grande
preoccupazione per la gravità della situazione", sia " livello europeo"
che "livello italiano" che a "livello culturale".
Purtroppo la storia di questi giorni rende evidente la gravità della
situazione a tutti e tre i livelli. A livello europeo la precarietà
dell'Unione Europea è resa evidente dalla profonda crisi della moneta unica.
A livello italiano il tentativo del governo Monti sembra essere l'ultimo tentativo
del regime partitocratrico di sopravvivere impedendo di trascinare nel suo crollo
tanti cittadini innocenti.
A livello culturale la rinascita dell'orgoglio clericale, camuffato da un nuovo
moderatismo, occupa sempre più la centralità della scena politica.
A fronte della situazione politica la direzione di Veneto liberale il 4 maggio
2011 evidenziava la necessità di "rinunciare all'Europa intergovernativa
per intraprendere il percorso verso gli Stati Uniti d'Europa secondo la proposta
sempre attuale del "Manifesto di Ventotene" di Spinelli, Rossi e Colorni.
Per la situazione italiana si auspicava l'avvio di un "processo di
costituzione di una forza politica, di liberali e di democratici, alternativa
ai conservatori e avversaria decisa degli integralisti." Per la situazione
culturale si ribadiva essere cartina di tornasole le questioni riguardanti sia
i diritti del malato che il dilemma della fine della propria vita che la
situazione carceraria.
Perciò si ribadiva la necessità di una Rivoluzione liberale che consiste:
a) nel rilancio dell'alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria,
anglosassone,
b) nel rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell'impresa,
c) nel rilancio delle lotte per le libertà individuali riguardanti l'antiproibizionismo
non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.
Purtroppo la situazione politica si è ulteriormente incancrenita giungendo
alla sostituzione del governo, legittimamente in carica, con alcuni tecnici che
governano per conto della partitocrazia. Infatti il governo Monti potrà fare
solo quello che vorranno fargli fare i partiti. Perciò il governo Monti non
abolirà, ad esempio, il finanziamento pubblico dei partiti né l'8 per mille
per la Chiesa Cattolica e sarà molto difficile che vari una sostanziale riforma
della giustizia.
Siamo giunti ad una situazione paradossale per cui la continuità
partitocratica sembra l'unico percorso per evitare che il tracollo del regime
possa arrecare danni ingenti anche ai cittadini innocenti. Inoltre da un lato
la normalizzazione della situazione politico-finanziaria nazionale potrebbe
essere lo strumento essenziale per il mantenimento della moneta comunitaria
mentre, d'altro lato, sarebbe di ostacolo per le soluzioni delle questioni
riguardanti sia i diritti del malato che il dilemma della fine della propria
vita che la situazione carceraria.
La cultura clericale, camuffata da nuovo moderatismo, sembra avviata a
conquistare la centralità della scena politica rendendo sempre più un miraggio
la Rivoluzione liberale perseguita da Veneto liberale sin dalla sua fondazione.
L'8 dicembre 2000 a Venezia si costituiva il soggetto politico "Veneto
liberale" al fine di dare voce a tutti coloro che, richiamandosi all'
insegnamento di Salvemini, Einaudi e Sturzo, affermano all'unisono
"questa Italia così com'è non ci piace".
L'obiettivo era quello di ottenere in Parlamento la presenza di una
pattuglia di militanti liberali, liberisti e libertari, cocciuti e determinati,
affinché si dia corpo alla radicale alternativa liberale al regime partitocratico.

Con il passare del tempo l'obiettivo " mezzo" (la pattuglia di militanti
liberali, liberisti e libertari in Parlamento) per raggiungere l'obiettivo
"fine" (la Rivoluzione liberale) risultava sempre più insufficiente perché i
militanti liberali, liberisti e libertari in Parlamento erano irretiti dal
regime con la pratica della strategia dell'ospitalità. La tattica della
"serpe in seno" era di fatto sterilizzata rendendo inoffensiva ogni possibile
diffusione di germi rivoluzionari.
Dicevo che l'8 dicembre non ci sarà il XIV congresso di Veneto liberale. Per
ora, abbiamo deciso di non farlo. Ci occorre una pausa di riflessione, ci
occorre riesaminare la situazione presente.
Si dice: "Oggi tutto può accadere". E' una sciocchezza perché non vuole
dire nulla. Oggi siamo presi da un pessimismo conseguente alla convinzione che
l'attuale contingenza politica dipende da un gruppo di forze che non possiamo
neanche individuare (figuriamoci se potremmo dominarle!) Speriamo, però, che
altre forze (anche queste non sappiamo individuarle) possano contrastarle.
Dovremmo avere l'ottimismo della volontà, ma è questo che ci difetta in
questo momento.
Forse la situazione presente che ci appare come una disgrazia possa essere una
opportunità, come ci ricordava Benedetto Croce. Per questo è opportuna questa
fase di riflessione: per guardarci attorno.
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