Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

18 luglio 2011

Stessi diritti per tutti i figli

DIEGO SABATINELLI

15-07-2011

Con la legge che modifica il codice civile in materia di riconoscimento e di successione ereditaria dei figli naturali prosegue molto lentamente, quasi quarant’anni, la riforma del diritto di famiglia che ha avuto un’accelerazione negli anni ’70 per poi sostanzialmente bloccarsi nei decenni successivi.
Ciò che potrebbe sembrare positivo e degno di nota, il voto unanime della Camera, in realtà nasconde in sé il lato tragico e deplorevole della vicenda: fino all’anno 2011 in Italia abbiamo avuto figli di serie A e di serie B, a seconda che fossero nati o meno all’interno del matrimonio, o adottati. Lo scandalo è nell’aver accumulato un ritardo della politica così grave nei confronti della storia, della cultura, della società del nostro Paese che si è giunti ad adottare un provvedimento con un solo astenuto su 477 presenti in Aula e nessun voto contrario, ovvero qualcosa di talmente sedimentato nella coscienza e nella vita di ognuno da non consentire ulteriore indugio. Parlare di cecità, inefficienza, indolenza del nostro legislatore appare troppo poco, troppo clemente.
Come scrissi in un precedente articolo sulle famiglie di fatto, il danno principale che ci possiamo aspettare dall’incapacità e dalla lentezza del nostro legislatore è quello di dover giungere a provvedimenti di adeguamento normativo senza una visione complessiva, tipico problema di chi è costretto a subire il cambiamento invece di governarlo. Infatti la prima polemica, che subito è iniziata, appartiene ad una vecchia conoscenza dei laicisti impenitenti, l’onorevole Paola Binetti, la quale ci tiene a dichiarare che il principio che sta alla base della proposta di legge, che ora deve passare al vaglio del Senato, è quello di equiparare i diritti dei figli e i doveri dei genitori, non certo l'equiparazione tra matrimonio e coppia di fatto, e quindi ammonisce: "no ad ogni equiparazione nei modelli delle relazioni genitoriali", cioè tra matrimonio e unioni di fatto. A questo punto si capisce perché si è accumulato questo inspiegabile ritardo: da una parte per quieto vivere della nostra pavida politica parlamentare, dall’altra perché fino a quando non vi è una riprovazione sociale nei confronti di queste odiose discriminazioni, tale da far piegare le ginocchia anche a questi portatori di valori, vale il quieta non movere et mota quietare.
Se questi sono i prodromi possiamo esser certi che ci sarà non solo un riconoscimento delle famiglie di fatto, ma ogni equiparazione nei modelli delle relazioni genitoriali, magari votata all’unanimità. Tutto questo, però, solo quando la ribellione a tali discriminazioni sarà talmente forte e travolgente da impedire ogni opposizione: nel frattempo possono passare anche decenni. E al figlio “naturale” di ieri chi restituisce la dignità e ripaga del torto subito? Alla coppia a cui è stato negato il riconoscimento chi offrirà un risarcimento? Stiamo parlando di una vera e propria barbarie che sta terminando nei confronti dei c.d. figli naturali, ma che si protrae in modo ingiustificabile in altri aspetti delle relazioni umane.
Per capire il livello di arretratezza è bene ricordare gli aspetti che verranno modificati attraverso questa norma. Incidendo sulle disposizioni del codice civile, assieme all’introduzione del principio dell’unicità dello stato giuridico dei figli, eliminando anche sotto il profilo lessicale la distinzione tra figlio legittimo e naturale, viene riconosciuto il vincolo di parentela con tutti parenti, e quindi non solo con i genitori, a tal fine si adegua la disciplina sulle successioni e sulle donazioni. Viene poi introdotto, accanto ai doveri già previsti dei genitori, il diritto del figlio ad essere assistito moralmente, nonché quello di crescere con la propria famiglia, di avere rapporti con i parenti e di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Il provvedimento conferisce una delega al Governo per la modifica delle disposizioni vigenti al fine di eliminare ogni residua discriminazione tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori del matrimonio, mantenendo come punto di riferimento i diritti che attualmente sono garantiti alla filiazione nel matrimonio: la ridefinizione della disciplina del possesso di stato, della prova della filiazione e degli effetti anche verso i figli nati fuori del matrimonio; la ridefinizione della disciplina del disconoscimento di paternità, allo scopo di eliminare le incongruenze normative; la modificazione della disciplina del riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio; la possibilità di esprimere il consenso al riconoscimento con il raggiungimento dei 14 anni; l’adeguamento della disciplina relativa all’inserimento del figlio nella famiglia del genitore che lo ha riconosciuto con quanto previsto in materia di affido condiviso; l’unificazione delle disposizioni che disciplinano i diritti e i doveri dei genitori nei confronti dei figli. Si spera che questa svolta epocale preveda di eliminare le differenze di carattere processuale in ordine alla tutela dei figli, per cui oggi vige la competenza del Giudice ordinario per i figli legittimi e quella del Giudice minorile per i figli naturali.
Questo è un tragico esempio del torto che il nostro Paese ha perpetrato nei confronti delle persone nate fuori dal vincolo coniugale, così come continua ad essere brutale impedire il riconoscimento di tutti i legami affettivi che non siano sanciti con il matrimonio, o impedire alla donna di accedere alle tecniche di fecondazione assistita che in altri paesi europei sono tranquillamente consentite; barbarie è impedire a chi vuole rifarsi una famiglia dopo la separazione di dover attendere anni e affrontare due giudizi, o impedire ad un genitore separato di vivere pienamente, in modo equilibrato e continuativo, il rapporto con i propri figli. In fondo il grado di civiltà di un Paese si misura anche attraverso il rispetto per la vita e la libertà dei suoi cittadini, e il nostro livello è molto, veramente molto basso.

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