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2 gennaio 2011

ll razzismo consiste nel discriminare qualunque popolazione: tranne gli ebrei

Ugo Volli


12.12.2010
Ah, cari amici, avete visto che brutta gente questi israeliani che non vogliono affittare o vendere case o terre ai palestinesi; e non solo non vogliono, ma lo dicono anche, anzi lo dicono i rabbini che pure dovrebbero essere almeno loro buoni cristiani aperti a tutti come san Francesco. E invece sono "razzisti", come ha scritto Moni Ovadia sull'"Unità", proprio così, se lo dice lui che ha riscoperto il popolo ebraico... E ha proprio ragione quel Yehoshua, che pure è israeliano anche lui, che in una conferenza l'altro ieri ha detto che l'appello dei rabbini era uno scandalo, che il governo doveva intervenire, che "gli ebrei si rifiutano di essere normali" (titolo sul "Tempo") e ha aggiunto nobilmente "il problema siamo noi, non i palestinesi".

Infatti i palestinesi non esortano a non vendere la terra, si limitano a condannare a morte chi lo fa; un paio di mesi fa, per esempio, la massima autorità giudiziaria dell'Autorità palestinese ha riaffermato che la vendita di terra al nemico è un reato capitale e ha condannato a morte un tale che era stato graziato da una corte inferiore (http://www.jpost.com/MiddleEast/Article.aspx?id=188604). Questo sì che non è razzismo e nemmeno un problema. Il problema sono i rabbini. E anche dove i palestinesi hanno qualche difficoltà ad ammazzare la gente, almeno legalmente, non cercano di evitare che le "loro" case siano occupate dai sionisti, con manifestazioni, come nel quartiere di Sheik Jarrah a Gerusalemme, o a Jaffa, dove hanno avuto la faccia tosta di fare (loro e le solite Ong antirazziste) un ricorso alla Corte Suprema israeliana un ricorso contro la vendita di una casa a un'organizzazione israeliana "perché ebraica" (http://www.israellawcenter.org/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=125). Ah no, questo non è proprio razzismo e certamente non è un problema, anche perché la Corte Suprema notoriamente schierata a difesa dei diritti dei poveri palestinesi, questa volta non ha potuto che respingere il ricorso.

E sono tanto poco un problema i palestinesi, tanto poco razzisti, che hanno stabilito che quando ci sarà il loro stato, (insh'Allah) gli ebrei non vi potranno vivere, neanche uno solo ((http://jewishrefugees.blogspot.com/2010/07/abbas-wants-jew-free-palestine-in-west.html), e se per caso ci saranno delle truppe internazionali a difendere la pace, neppure un soldato di queste truppe dovrà avere la terribile stella di Davide al collo. Il loro territorio sarà completamente Judenrein, come dicevano quei signori in Germania settant'anni fa. E nessuno ha nulla da obiettare, perché "il problema siamo noi, non loro", come giustamente scrive Yehoshua. Tant'è vero che se l'esercito israeliano usa dei proiettili illuminanti e dei nebbiogeni al fosforo per rendere visibile il campo di battaglia o nascondere le truppe commette dei crimini di guerra (così tutte le Ong antirazziste dei diritti umani e l'ineffabile Goldstone; ma se i palestinesi riciclano lo stesso fosforo per cercare di bruciare vivi gli abitanti dei paesi che bombardano vicino alla frontiera, nessuno ne parla e si impressiona.

E' giusto e sarebbe razzista reprimerli. Perché il razzismo consiste nel discriminare a torto o a ragione qualunque popolazione non siano gli ebrei. I quali ostinatamente non vogliono essere normali, cioè odiare gli ebrei. A parte Ovadia, Yehoshua e quelli come loro, naturalmente, che almeno a discriminare gli israeliani (diciamo "criticarli", cercare di costringerli a essere "normali") ci provano. Beati loro.

Ugo Volli

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

Moni Ovadia
A.B.Yehoshua

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