Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

11 agosto 2010

Le colpe dei padri( e dei nonni) devono essere espiate dai figli (e dai nipoti) ?

STEFANO A. :

messaggio agli Italioti: no, i fascisti non erano nazisti buoni, erano italici stronzi criminali; Italiani brava gente il cazzo: abbiamo sterminato in ex Jugoslavia, Albania e Africa con crimini di guerra irracontabili; e no, i repubblichini non erano ragazzi con valori, ma adulti che hanno scelto di schiacciare la libertà perpetrando violenze conto la dignità, la salute e il diritto altrui e contro il bene comune.

E non è una moda. è alla base della società italiana il revisionismo. Non abbiamo MAI pagato le nostre colpe e - come sempre - ci siamo giustificati in ogni modo. Dobbiamo solo strisciare a terra pieni di vergogna. Non lo abbiamo fatto nel 45. Non lo faremo ora. E quindi questo paese non avrà futuro alcuno.

ALBA :

Caro Stefano, il problema è che la democrazia gli Italiani, miti partigiani e agiografie varie a parte, non se la sono cercata né tanto meno guadagnata col proprio sangue, a parte pochi, pochissimi volenterosi. Tutti gli altri se la sono vista imporre addosso assieme agli aiuti americani in cambio della fine di una guerra devastante molto più di quel che si aspettavano. Non gli è piaciuta, la democrazia, e ancora non la capiscono gran che, troppe responsabilità!

 E la libertà di scelta, e ancor più la libertà di ciascuno dei propri pensieri e delle proprie azioni, con relative responsabilità, continua a spaventarli.

Infatti cercano sempre di mettere insieme diavolo( laicità dello stato) e acqua santa (confessionalismo religioso e/o partitico) per essere sicuri di non dover stare da una parte, anzichè dall'altra.

 Chi è più bravo a fargli credere che si può essere tutti d'accordo, anche quelli che dicono d'esser contrari, li può manovrare facilissimamente e farli anche felici di essere manovrati, a patto che abbiano una vita abbastanza comoda e senza problemi economici e consumistici..

IO non vedo perché dovrei sentirmi in colpa per qualcosa in cui non ho avuto alcuna possibilità neanche di tentare di modificarlo, visto che sono nata assieme alla Costituzione! E poi le colpe sono questioni legate alla fede, mica alla legge dello stato o alle scelte razionali. Le colpe corrispondono ai peccati: tra peccato e reato c'è una differenza abissale che è alla base della laicità e della libertà dell'individuo.

STEFANO A. :

Alba condivido tutto quello che dici, sino alle ultime righe, però. Una nazione ha responsabilità etiche a fronte del mondo, noi le nostre non le abbiamo mai affrontate (non affrontiamo neppure quelle rivolte a noi stessi e ai nostri concittadini...). Se solo potessi, le scuse per le colpe commesse da mio nonno paterno in Africa le chiederei eccome, ed andrei contrito (ma sinceramente) a chiedere perdono ai discendenti delle vittime: cambia metrialmente qualcosa? Non so... è un atto non solo di diretta valenza etica (consolatorio? forse), ma anche capace di perpetrare una memoria che rifiutiamo, di ricordarci il dovere stesso di fare memoria ed apprendere dai nostri errori. 

Forse io ho una visione troppo poetica e semplificatoria del mondo. Eppure ricorderò sempre quello che uno straordinario studioso tedesco ebbe a dirmi una volta (un grande esperto di opere d'arte sotto i bombardamenti): voi italiani non avete appreso la lezione perché non foste bombardati abbastanza. Se leggi bene, sotto sotto, questa iperbole ha un significato vero e profondo... come possiamo porre rimedio alla nostra autogiustificazione perenne? Iniziando l'autocritica noi, figli e nipoti di coloro che hanno compiuto queste orride cose e si sono autogistificati lasciandoci nello stato morale in cui siamo, da cui una vera democrazia non può nascere: ecco io dico che noi stessi, con coscienza, se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo diventare accusatori dei nostri padri e di noi stessi. Ma è un percorso infinito e forse ormai inutile. Ma sarebbe la nostra unica speranza temo, però.

ALBA:

No Stefano,mi rifiuto di scusarmi delle scelte ( o non scelte) dei miei predecessori. Forse perchè mio padre e mia madre( e i loro padri e madri e nonni) hanno fatto le loro scelte e combattuto come potevano senza usare o sfruttare i loro simili, e in assoluta onestà perchè potessi vivere libera in un mondo libero e le hanno pagate ogni giorno della loro vita...

 Non credo che serva a nulla, chiedere scusa.

 Più utile e certamente più responsabile è, prima di agire, individuare con chiarezza l'obbiettivo che vogliamo raggiungere, e cercare di valutare bene  le conseguenze di ciò che si fa: cioè scegliere secondo scienza e coscienza, che significa in ultima analisi evitare di fare agli altri ciò che non si vuole che gli altri facciano a noi. 

In ogni caso il rischio di produrre effetti che non siamo stati in grado di prevedere, per nostra incapacità di analisi critica preliminare adeguata, è un rischio che bisogna correre, se non si vuole rischiare il totale immobilismo.

 Sperimentare bisogna, e mettersi in gioco: non ci si può limitare alla sola teoria,ma metterla in pratica, analizzando gli effetti delle (proprie e non) azioni, valutandone gli aspetti positivi, ovvero aderenti a quel che ci eravamo proposti, efficaci insomma, e quelli negativi, distanti e magari opposti a quelli che ci eravamo proposti di ottenere, quindi inefficaci. E individuare le cause delle azioni non positive, inefficaci, riprogrammando la nostra azione per renderla efficace, ma senza perdere mai di vista l'obbiettivo che ci siamo proposti di perseguire.  

Potremo sbagliare infinite volte, per distrazione, per emozione, per presunzione, ma se applichiamo il concetto galileiano del provando e riprovando, un errore non è un peccato di cui sentirci in colpa, ma solo un NOSTRO errore che dobbiamo correggere.  Se applichiamo questo metodo alla fine dovremo arrivare alla meta che ci siamo prefissata, se è davvero quella che abbiamo individuato e scelto. Potrebbe anche succedere che ciò che ci siamo prefissi di raggiungere non riusciremo a vederlo mai realizzato nel nostro tempo di vita personale, ma non credo che ciò possa e debba condizionare il lavoro coscenzioso per raggiungerlo, e sta solo a chi agisce la responsabilità delle sue azioni, che le compia o no, e qualunque ne sia lo scopo.

Perciò, caro Stefano dalla visione romantico/autoaccusatoria, ricordati che il passato è passato, nel bene come nel male e la Storia va avanti per sua natura. Non puoi modificare il passato, puoi solo ricordarti bene gli errori e le omissioni che hanno impedito che il benessere e la felicità degli umani (e non solo) su questo nostro pianeta potessero realizzarsi; capire le cause di questi errori e riprogrammare l'azione per persegure benessere e felicità per tutti gli abitanti ( non solo umani) del pianeta non ripetendoli, anzi evitandoli ed evitando ulteriori errori con la massima attenzione !

 Oh caro mio, c'è un sacco da lavorare seriamente, su se stessi e assieme agli altri! 

No,chiedere semplicemente scusa è troppo comodo.

( e anche un po' cattolicista)

A proposito del tuo amico (straordinario studioso tedesco) non sono d'accordo.

A MMP(miomodestoparere) gli italiani non hanno "appreso la lezione" non perché non sono stati bombardati abbastanza ( chiedilo agli abitanti di Alessandria,distrutta al 98 per cento, di Napoli, Milano, Taranto eccetera, l'elenco è lunghetto), ma perché non hanno potuto scegliere davvero.

 La situazione in Italia nel 45 era molto simile a quella dell'IRAQ subito dopo la cacciata di Hussein. Gli Italiani non hanno scelto la democrazia sapendo che cosa era esattamente,  come hanno scelto la repubblica solo perchè non era la monarchia dei Savoia( che li aveva lasciati in balia dell'esercito tedesco) e Mussolini non c'era più. Né in cinquant'anni è stato fatto, né dalle istituzioni, né dai partiti politici, né tantomeno dagli intellettuali (con qualche radicale eccezione) praticamente nulla per trasformare quelli che erano stati i sudditi della monarchia sabauda e fan entusiasti di Mussolini, e i loro figli e nipoti, in cittadini di uno stato davvero democratico, dove diritti e doveri sono uguali per tutti e non solo sulla carta..

 La gente non impara con le botte, neanche con i bombardamenti, impara leggendo, ascoltando, guardando, studiando, e riflettendo, rielaborando, facendo suo, e pronto a esser reso disponibile per gli altri, ciò che ha appreso.  Faticando insomma, e impegnandocisi seriamente.

Perciò, amico mio, buon lavoro !

Alba Montori




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