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29 luglio 2009

obbligo facoltativo?????

Voglio riproporre questo articolo ripreso da Notizie Radicali di oggi. La ragione appare ovvia, leggendolo con un minimo di attenzione.
Non sono un'esperta di economia, ma appare evidente a chiunque che tali forme di illegalità e di assenza di controllo divenute a quanto pare consuetudine consolidata nel nostro paese, oltre a metterlo fuori della legalità nellUE, comportano una impressionante discriminazione per i semplici cittadini italiani, quelli dipendenti e pensionati in particolare, che pagano tutte le tasse e che i loro conti li hanno sotto controllo pubblico da sempre, d'ufficio.
Non solo, ma chi garantisce agli stessi cittadini che le infinite società che popolano l'economia del nostro paese fanno altrettanto?
Se non ho capito male quindi, per quanto riguarda le società piccole o grandi che siano, nessuno, in primo luogo i vari collegi sindacali delle società medesime, che quasi sempre sono fantasmi
( per risparmiare?) , e gli stessi soci ( per ignoranza, menefreghismo, scarsa attenzione?) , cioè chi dovrebbe per statuto controllare che ciò avvenga, non lo fa, punto e basta.
Mi sembra che in ultima analisi sia un bel modo sicuro per guadagni netti di tasse per qualcuno
( anzi parecchi) senza alcun rischio di sanzione, visto che le sanzioni non ci sono...


QUANDOL'OBBLIGOè FACOLTATIVO
di Giuseppe Candido

Potrebbe sembrare una contraddizione di termini, un ossimoro, ma in realtà è ciò che davvero accade nel nostro bel Paese: sono quasi 9000 le società, spa o srl, che risultano irregolari per mancanza del collegio sindacale. E' ciò che spunta fuori da una “prima ricerca” effettuata dall'ordine dei dottori commercialisti di Venezia e di cui ha dato notizia, lo scorso 24 luglio, il quotidiano economico, giuridico e politico “Italia Oggi” con un editoriale di Marino Longoni ed un articolo di Luciano De Angelis. “Si tratta di un'irregolarità grave, scrive Longoni, che comporterebbe l'inesistenza delle società per nullità dell'atto costitutivo”. Lo studio dimostra infatti, sulla base dei dati cerved scaricabili dal sito dei dottori commercialisti di Venezia, che sono ben 8.977 in Italia le società prive di collegio sindacale di cui 3.409 spa e 5.568 srl. Ma ciò sarebbe solo “la punta di un iceberg, perché i dati fanno riferimento a società con capitale versato superiore a 120.000 euro senza considerare quelle che hanno (si legga avrebbero) l'obbligo per altri parametri dimensionali, previsti dal Codice Civile, come l'attivo patrimoniale, le vendite e il numero di dipendenti. Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili afferma che è necessaria l'introduzione di “un'esplicita ed adeguata sanzione pecuniaria e l'interdizione al rilascio di visure o certificati camerali per le società non in regola con la nomina del revisore o dell'organo di controllo, accompagnate dalla previsione della nomina giudiziaria dell'organo mancante”. Le camere di commercio, coi loro registri, avrebbero i dati per segnalare queste inadempienze. Ma nulla accade perché l'obbligo è facoltativo. Infatti, spiega Longoni, “l'obbligo del collegio sindacale, previsto sin dal 1991, non è assistito da alcuna sanzione.

Quindi è come se non esistesse”. Ma l'Italia, come si sa, è il Paese dove la legge scritta è sistematicamente sostituita dalla prassi del diniego della regola. E' il Paese dove le decisioni prese dai cittadini con i referendum sono abrogate da una legge del parlamento (si pensi al nucleare recentemente reintrodotto dal governo dopo essere stato abolito per referendum) e non dove le leggi vengono abrogate con referendum come prevedrebbe la nostra Carta fondamentale. A far rispettare l'obbligo del collegio sindacale per le società con più di 120.000 euro di capitale versato, dovrebbero essere gli stessi soci o amministratori della società ma, continua Longoni, “sono proprio loro che non vogliono il collegio sindacale. Per risparmiare 10 o 20 mila euro l'anno, oppure per evitare di avere tra i piedi qualcuno che ha tutto l'interesse a chiedere di eliminare tutte le irregolarità”. Non c'è alcuna sanzione attualmente e quindi, quello che emerge dalla ricerca è davvero, soltanto la punta di un iceberg di una diffusa illegalità sommersa. Pensiamo di voler acquistare una società: chi ci garantisce che il bilancio dell'anno precedente sia veritiero? Chi garantisce che la società non abbia usato “accorgimenti” per taroccare il proprio bilancio? Chi garantisce il consumatore? Sicuramente potrebbe cambiare qualcosa se venisse recepita la direttiva Cee 2006/43, relativa alle revisioni annuali dei conti per le società europee e che prevede sanzioni amministrative pecuniarie in testa alle società inadempienti, da 3 a 5 volte il compenso triennale che la società avrebbe dovuto pagare al collegio sindacale dopo averlo eletto.

Se l'obbligo non prevede sanzioni è evidente che è destinato a rimanere facoltativo. E se la cosa potrebbe apparire una piccola battaglia dei dottori commercialisti, una battaglia di corporazione finalizzata all'occupazione di qualche professionista in più, si tenga conto che la trasparenza e la veridicità dei bilanci di una società di capitali è di fondamentale importanza quando la stessa debba essere venduta anche parzialmente. Proprio per i consumatori, per il mercato, è importante che a quest'obbligo di nomina di un collegio di controllo e revisione corrisponda una sanzione che lo faccia rispettare davvero. Altrimenti è come chiedere al detenuto di pagare lo stipendio alla guardia penitenziaria, e sarà normale che un obbligo rimanga un ossimoro, solo sulla carta e facoltativo.

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