Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

26 aprile 2009

A proposito di sopravvivenza della specie e del pianeta

ripropongo una discussione del 30 Dic 2006 dal gruppo Rientrodolce

Childfree? In Italia è ancora tabù

Mi fa molto piacere scoprire di non essere poi così isolata in una scelta di vita che mi è costata molte faticose e complesse spiegazioni durante la mia vita "biologicamente fertile".
A cominciare dall'ambiente di lavoro ( la scuola pubblica della repubblica), alla mia famiglia di origine ( che ha comunque imparato a rispettare le mie scelte), per finire alla stessa "Comunità
LGbtq", incredibile ma vero. Per tralasciare le relazioni "intersessuali", in cui una certa tendenza a colpevolizzare come "innaturale" la mia ferma volontà di non fare figli con nessuno...

Naturalmente sono anni che rifletto su quali siano le spinte intellettuali ed emozionali (assolutamente razionali, secondo me) che possono spingere chiunque nella direzione di decidere di non mettere al mondo altri esseri umani prima di riuscire a garantire una vita adeguata a quelli già nati. Osservo molto le persone con cui vengo in contatto, delle più diverse provenienze socio-culturali, ma mi sono resa conto che la maggior parte di esse, comprese quelle che sono più "acculturate", non riescono ad uscire dalla logica dell'imitazione di modelli che pure magari "politicamente" contestano.
Modelli che vengono da secoli indicati come "naturali",senza tener conto che la natura ha leggi e regole che sono sempre adattabili alle circostanze, e che mutano col mutare delle condizioni di vita.
L'intera evoluzione del pianeta, e non solo, ne è testimone. Tra essi quello della "necessità di procreare" inteso anche dai marxisti più puri come uno dei bisogni essenziali e inalienabili.

I modelli a cui si continua a fare riferimento sono oramai abbondantemente superati dalla storia, da quando il mutamento nel rapporto beni-servizi disponibili globalmente per individuo ha
consentito a un numero sempre maggiore di individui di sopravvivere fino alla maturità, con la opportunità a loro volta di procreare, e di allungare in modo impensabile solo due secoli fa la vita media, grazie alle disponibilità di cibo e cure sempre più generalizzata. (*)

Sono sicura che man mano che riusciremo a progredire nella tecnologia, sostituendo al tempo-lavoro manuale umano, il tempo studio-ricerca-invenzione, certamente ogni individuo potrà sviluppare la propria creatività, a patto di esser libero di farlo.
Sono convinta che già da ora, almeno in alcune aree del pianeta, sarebbe possibile per ciascuno disporre del proprio tempo al 95%, riservando alla "produttività per la collettività" solo il 5%. Ma la questione vera è che solo in pochissimi siamo preparati per questo e soprattutto tutta la nostra società è strutturata in direzione del "produrre più di quel che si consuma per venderlo a chi non ce l'ha", perchè individui attenti, pensanti, liberi, sono assolutamente difficili se non impossibili da controllare.

Così il sesso diventa il "bene rifugio del tempo libero" e fare figli l'unico scopo " eticamente accettabile", a livello sociale, culturale, religioso, statale, per il farlo: ovviamente tale assunto "giustifica" la riprovazione dell'omosessualità e in generale di tutte le forme di comportamento sessuale che non sia tra adulti, di sesso diverso, regolarmente ( o magari irregolarmente) accoppiati.
Ciò avviene da millenni in ogni tipo di società ( sarebbe meglio dire associazione) di tipo autoritaristico, capitalistico o meno, democrazia o dittatura di maggioranza che si voglia, col beneplacito delle religioni monoteiste. Ciò giustifica pariteticamente le risorse del pianeta unicamente per la specie umana, anche fino al loro esaurimento per eccessiva proliferazione della specie medesima.

Per me è un cammino suicida, di massa e ne sono consapevole da quando l'ho scoperto più di 40'anni fa.
Decidere di non fare figli ne è stata la logica conseguenza, il che dato per giunta che sono una donna, ha comportato il dover costantemente affinare le mie motivazioni di fronte ai tentativi di
colpevolizzazione, riprovazione, discriminazione.
Ben venga un momento di confronto e sostegno reciproco tra chi sostiene questo tipo di scelta. Associamoci pure per diffondere questa cultura, sarà molto difficile poichè abbiamo di fronte due
ostacoli davvero potenti: l'autoritarismo delle "chiese" (partiti compresi) e la stupidità, accuratamente coltivata da parte del potere in tutte le sue espressioni.
Ben venga una legge al riguardo, ammesso che passi e soprattutto venga rispettata: ma dubito che le leggi possano superare questi due antagonisti così ben radicati.
Si tratta di innescare una vera rivoluzione culturale

Aggiungo che sono convinta che la più evidente risposta "naturale" al sovrappopolamento del pianeta sia la diffusione di comportamenti omosessuali: fare sesso tra persone dello stesso genere non produce individui/figli, ma può produrre e diffondere libertà di amore reciproco (con la conseguente felicità).
Un po' come scegliere di produrre energia elettrica per il proprio (e altrui) uso domestico e creativo dal sole, con i pannelli fotovoltaici installati sul tetto di casa, anzichè con megacentrali a
quel che vi pare, a centinaia di chilometri di cavi (che la disperdono, oltre che deturpare il paesaggio).

alba
(*) l'attuale crisi economica è solo l'iniziale emergere di una realtà di sovraproduzione e maldistribuzione che distrugge le risorse non rinnovabili esistenti sul pianeta, rendendole di fatto inutilizzabili a breve oltre che a lungo termine, e non rimpiazzabili.
Insomma in nome della produzione per il consumo da parte di un mercato sempre più ampio numericamente ( e quindi fonte di profitti enormi per chi controlla e vende materie prime e fonti energetiche ) si punta ad ampliare sempre di più il numero dei "consumatori" anche promuovendo la cultura della procreazione ad ogni costo.

Childree? In Italia è ancora tabù
da Da LIBERTY BLOG 12 Dicembre 2006 di Marja

PRIMA PARTE
Childfree (CF) è il termine con cui,nei paesi di lingua inglese,si definiscono le persone che non desiderano e non progettano di avere figli, insomma, coloro che escludono in maniera assoluta la
procreazione dalla propria vita, non sentendo il bisogno di vivere questa esperienza.
La parola è nata in antitesi con childless ,il termine con cui tradizionalmente si indicano le persone prive di figli e che suggerisce, con quel suffiso -less, l'idea di una mancanza, mentre le persone che, per scelta, non hanno voluto e non vogliono procreare dei figli non sentono alcuna mancanza, ovvero alcun bisogno.

In Inghilterra e negli Stati Uniti esistono diverse associazioni e movimenti che difendono la cultura childfree e i diritti delle persone che intendono escludere in maniera assoluta la procreazione dalla propria esistenza

Nokidding: www.nokidding.net
Kidding Aside-The British Childfree Association: www.kiddingaside.net
www.ChildfreeByChoice.com
www.Childfree.net

A questo punto già vedo la necessità di due premesse. Sostenere la cultura childfree non significa voler convincere le persone che invece i figli li desiderano a non procreare, perché la cultura
childfree si fonda proprio su questo assunto e cioè che la procreazione deve essere una libera scelta fondata sugli interessi e le inclinazioni individuali. In qualsiasi società ci saranno sempre
persone che amano prendersi cura dei bambini, che gradiscono la loro compagnia, che trovano appagante il ruolo di genitore ed è quindi giusto che siano queste persone a perpetuare la specie umana e non coloro che invece per carattere, per interessi, per stile di vita, per inclinazioni personali non hanno la disponibilità né psicologica, né materiale ad assumere il ruolo di genitore. Accade spesso infatti che persone che non hanno alcun interesse né desiderio verso la procreazione vi siano indotte da stereotipi culturali ancora diffusi come quello che la nascita di un bambino costituirebbe il coronamento, la massima realizzazione di un rapporto d'amore tra due
persone, come quello ancora più insidioso che la maternità è la priorità esistenziale di qualsiasi persona di sesso femminile, quando non anche l'essenza stessa della persona di sesso femminile, sicché la donna - senza l'accessorio del figlio - è una figura incompleta, vuota, priva di senso e inutile.
Ancora diffusa è anche l'idea che mettere al mondo un figlio risolva i problemi esistenziali o possa
dare un significato e un freno ad una vita disordinata. In particolare quest'ultima concezione è forse responsabile dei danni che tanti figli hanno subito da genitori mentalmente instabili,
depressi, caratterialmente deviati che hanno pensato di risolvere i propri problemi regolarizzando la propria esistenza attraverso l'opzione familistica e procreativa. Spesso gli individui che decidono di non avere figli vengono accusati di egoismo quasi che da loro soli dipendesse la continuità della specie umana. Le società complesse, non afflitte in maniera stringente dal problema della consistenza numerica, come potevano essere le piccole tribù delle
società arcaiche, possono permettersi che una certa percentuale dei loro membri si sottragga alla funzione riproduttiva, come testimonia anche l'istituzione cristiana del monachesimo e del celibato sacerdotale. È ovvio che la scelta di escludere totalmente la procreazione dalla propria vita resterà sempre una scelta minoritaria, visto che comunque la maggior parte delle persone ha una buona disposizione verso gli infanti e magari differisce soltanto la procreazione magari per motivi economici. E tuttavia per quanto si tratti di una scelta minoritaria, le persone che l'hanno fatta hanno diritto ad essere rispettate in quanto tali dalla società (senza che si tenti di negare la rilevanza della loro volontà di non procreare, assimilandola ad un capriccio passeggero) e soprattutto devono poter usufruire della possibilità di difendersi fisicamente dalla
procreazione indesiderata attraverso la sterilizzazione volontaria (legatura delle tube o loro occlusione con il metodo Essure nella femmina e vasectomia nel maschio) che per queste persone è la forma di contraccezione più idonea, in quanto assicura il massimo del successo con la totale assenza di effetti avversi. Infatti, per una persona che desidera escludere la procreazione dalla propria vita la non reversibilità del mezzo contraccettivo non è uno svantaggio, ma al contrario è qualcosa di desiderato. Ma il problema è che,soprattutto in Italia, anche il solo dichiararsi childfree è un tabù, i rotocalchi sono pieni di bellissime "dive" ultratrentacinquenni, che con tutta evidenza hanno escluso la procreazione dalla propria vita, ma che continuano a sentirsi in
dovere (ovviamente per non perdere in popolarità) di dire che desiderano un figlio e di volerlo fare non appena arriverà il momento opportuno! Ma in Italia gli interessi delle persone che non intendono procreare, non che dal punto di vista culturale e sociale, sono misconosciuti anche dal punto di vista giuridico.

SECONDA PARTE
Non esiste infatti, attualmente, una legge che disciplini la materia dell'accesso alle procedure di sterilizzazione su richiesta.
Tra molti ginecologi è diffusa l'opinione (peraltro erronea) che gli interventi di legatura delle tube e di vasectomia costituiscano un reato o comunque una procedura al limite della legalità. Il fatto è
che in Italia non esistono leggi che impediscono la sterilizzazione, ma neppure leggi che la approvino espressamente e che riconoscano ai soggetti maggiorenni e in pieno possesso delle proprie facoltà mentali il diritto di accedervi. La situazione normativa attuale è molto complessa. Da un lato, con l'abrogazione del capo del codice penale relativo ai delitti contro l'integrità della stirpe (disposta dalla legge 194/1978) è venuta a mancare la figura del delitto di procurata impotenza alla procreazione (introdotto dal legislatore del 1930 come espressione del procreazionismo autoritario proprio della dottrina politica fascista), dall'altro, però, una corrente
giurisprudenziale riferendosi all'art. 5cc (che sancisce l'invalidità dell'eventuale consenso prestato dal soggetto pur maggiorenne ecapace per il compimento di atti di disposizione del proprio corpo
che cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica) e agli artt. 582-583cp (che sanzionano le procurate lesioni personali, anche senza querela dell'offeso nel caso di lesioni gravissime) ha tentato di criminalizzare per questa via gli interventi di vasectomia e di legatura delle tube, considerandoli insomma come atti di lesione personale gravissima pur in presenza del consenso della persona.
Tuttavia nel 1987 una sentenza della Corte di Cassazione (numero 7425) ha sancito l'erroneità di questa interpretazione affermando che il fatto di legare le tube o di eseguire una vasectomia su persona consenziente e capace non costituisce reato, perché la sterilizzazione non può essere considerata una lesione se effettuata su una persona consenziente che non desidera procreare, in quanto in questo caso la sterilizzazione, al contrario, porta alla persona il vantaggio di poter vivere più serenamente la propria sessualità.
Tuttavia una sentenza della Corte di Cassazione non è sufficiente a cambiare le cose, perché un giudice può decidere di tenerne conto nell'emanazione della sua sentenza, ma non vi è obbligato, per cui i medici continuano a rischiare, sia pure in maniera molto teorica, di essere incriminati per lesioni personali, per cui è naturale che la maggior parte degli ospedali e dei ginecologi preferisca non eseguire questo tipo di interventi, se non altro per mettersi al riparo da eventuali azioni legali.
Ed è parimenti ovvio che questa situazione di ambiguità va a tutto vantaggio dei gruppi soprattutto cattolici che si oppongono al controllo delle nascite, i quali, in base al magistero della Chiesa, considerano la sterilizzazione (anche quella volontaria su persona che non desidera procreare) come fatto che intacca la dignità e l'inviolabilità della persona umana (già, come
se la procreazione coattiva, dovuta al divieto legale di ricorrere alla sterilizzazione, non fosse una grave lesione della integrità e dignità della persona umana!).

TERZA PARTE
Sarebbe dunque ora che il parlamento italiano legiferasse anche in questa materia, diversi progetti legge sono stati già presentati nelle precedenti legislature, ma non sono stati presi in
considerazione. Come il progetto proposto nel 1996 dai deputati Saia, Nardini, Valpiana.

Comprendo che la cultura catto-fascista che ancora predomina in Italia in tutte le questioni che riguardano la procreazione e la facoltà dell'individuo di disporre del proprio corpo e della propria
esistenza renderà molto difficile qualsiasi iniziativa in tal senso e tuttavia non si può ignorare che la scelta di non procreare rientra tra le libertà fondamentali della persona umana che costituiscono il valore supremo su cui si fonda la costituzione italiana. Non è quindi ammissibile che il diritto alla sicurezza fisica, alla salute, allaserenità psichica delle persone che non desiderano in assoluto procreare continui ad essere vilipeso, irriso e calpestato come oggi
avviene.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Beh , non c'e' che dire ,e' la selezione naturale della specie :colei che crede in questi ideali (malsani) non si riproduce e lascia questo pianeta senza passarli a nessuno, chi come me (con piu' di quatto figli) si riproduce e passa alla generazione seguente l'idea e l'ideale oltre che genetico di riprodursi e soggiogare con la propria razza la superfice di questo pianeta. e dopo N generazioni si impone la razza piu' forte su quella piu' debole.

AMg ha detto...

Fai bene a mantenerti anonimo...
Continua così, avrai qualche sorpresa, o meglio la lascerai certo ai tuoi figli che ami tanto, come si intravede nelle tue parole..
Legge del più forte? Soggiogare la superficie di questo pianeta con la propria "razza" ?
Beh non c'è che dire sei molto ottimista ( lo dico ironicamente)
Il pianeta non si lascia soggiogare, tantomeno abusare.
Gli esseri umani, sopra questa palla nell'universo, sono solo degli ospiti temporanei...come sono stati i dinosauri