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18 febbraio 2009

17.02.2009 Assegnati i premi per la disinformazione su Israele

Charles Elderlin li batte tutti
da L'Opinione 17.02.2009
Un articolo di Dimitri Buffa

Riprendiamo dall'OPINIONE di oggi, 17/02/2009, l'articolo " Assegnati i premi per la disinformazione su Israele: Charles Elderlin li batte tutti" di Dimitri Buffa.
Se dovessimo rifarlo in Italia, anche quest'anno, nell'assegnare i premi in fatto di disinformazione su Israele, televisiva e non, avremmo solo l'imbarazzo della scelta. Quattro anni fa Informazione Corretta indisse fra i suoi lettori un referendum, il numero uno come disinformatore massimo risultò Il MANIFESTO. Oggi, in dirittura di arrivo ce ne sarebbero altri.

Charles Elderlin di France 2 è la superstar della disinformazione del 2008 nel consueto quanto poco ambito premio “Dishonest reporting award del 2008”. Un premio che va inteso “alla carriera” visto che arriva circa nove anni dopo la colossale falsità trasmessa da France 2, autore lo stesso Enderlin insieme a un fidato cameramen palestinese, sulla morte del piccolo Mohammed Al Dura il 30 settembre del 2000 dopo gli scontri che seguirono la famosa passeggiata di Sharon alla spianata delle moschee. Ricordate? Si trattava del povero piccolo morto in braccio al papà che cercava di proteggerlo dai proiettili dei cattivi soldati israeliani. Tutte balle, da quelle parti erano passati solo proiettili di terroristi palestinesi, come si appurò dopo grazia all’opera di alcuni periti balistici, e poi Al Dura probabilmente non è mai morto e forse neppure mai esistito. Infatti nei nastri dell’operatore di Enderlin non si trovò alcuna traccia di quell’episodio dopo che i giudici lo costrinsero a farli vedere in aula in seguito a una causa per diffamazione che France 2 aveva intentato a un reporter che li aveva smascherati. C’erano in compenso le messinscene filmate di ragazzini che si fingevano morti con finti padri che piangevano. Due di questi attori di “Pallywood”, o Palestina-Hollywood, assomigliavano terribilmente al presunto al Dura e al presuntissimo padre. Elderlin però per anni disse che quel filmato esisteva e che non lo aveva fatto vedere per non turbare gli animi dei telespetattori. Figurarsi se era vero: avendo lui trasmesso un servizio taglia e cuci tutto manipolato in cui si mostrava solo il bambino rannicchiato tra le braccia dell’adulto e gli spari dei soldati israeliani montati a parte, avesse avuto i filmati della morte in diretta France 2 l’avrebbe trasmessa come minimo tre volte al giorno prima e dopo i pasti. Se non lo aveva fatto, come risultò chiaro dopo, era perché i fotogrammi non esistevano. Intanto però sulla leggenda della morte di Al Dura per mano degli israeliani ci ha campato di rendita per anni ogni odiatore di professione di Israele a partire da quelli che stanno nei paesi arabo islamici. A parte Elderlin e France 2, una menzione speciale al merito disinformativo la hanno meritata anche la Reuters e il settimanale americano “Time” per avre pubblicato una foto dei capi di hamas costretti a riunirsi a lume di candela a causa delle continue interruzioni di energia elettrica a Gaza generate dalle sanzioni degli israeliani. Così recitava la dida. Peccato che la foto messinscena di Hanyeh e soci a lume di candela sia stata presa in peno giorno come è stato accertato dagli esperti di “Honestreporting” analizzando la stessa diapositiva in un punto del set da cui filtrava chiaramente la luce diurna. Poi il premio “penna avvelenata” è andato al vignettista giordano Emad Hajjaj che sul giornale Al Ghad ha raffigurato un Cristo in croce trafitto da un missile israeliano e con la stella di Davide al posto della scitta “Inri”. Il premio per i più controversi link lo ha preso “The Guardian” che sul suo sito propone una connection diretta addirittura con le Brigate armate dei martiri di al Ezzedin, cioè l’ala militare del movimento terroristico di hamas. Casomai qulacuno volesse essere reclutato non ha che da andare sul sito del Guardian. Infine ex aequo il premio per il “most morally blind” newspaper se lo sono aggiudicato “the Economist”, per la propria posizione del tutto sbilanciata pro hamas nel recente conflitto, e il “Los Angeles time” che, nuocendo anche alla causa palestinese, in un servizio ha riunito insieme una sorta di marcia di protesta con catena umana organizzata ai confini di Gaza con lo sparo di undici kassam. Come se si trattasse di due inizitive paragonabili e coordinate ed egualmente degne di menzione.

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