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24 novembre 2008

Una sconfitta " manageriale" della polizia ?

Una sconfitta manageriale della polizia
Cari Italians,
ho 49 anni e sono manager da quasi 20. Ho gestito team italiani ed europei e ho sempre detto una cosa alle persone che hanno lavorato con me: «Vinciamo assieme, ma se si perde, di fronte agli altri, perdo io: poi ce la vediamo al nostro interno, ma il responsabile della sconfitta sono io. Perché vi scelgo io, vi assegno io le varie responsabilità e vi guardo io: se fate qualcosa che non va significa che non vi ho scelto adeguatamante o vi ho assegnato responsabilità sbagliate o non vi ho guardato. Quindi è giusto che io sia ritenuto responsabile».
Mi è stato anche spiegato, in vari corsi di management, che questa è un'idea comune e normale. Il manager, che ha a sua volta un manager, automaticamente viene responsabilizzato da questa politica e si sente protetto dall'azienda: perché scelto, formato e osservato da un qualcuno che si ritiene responsabile delle sue azioni. Per questo il verdetto sul G8 di Genova è per me la più grossa sconfitta manageriale della polizia. Pensare che la responsabilità di quello che è successo sia da ricondurre ad alcuni subordinati e liberare i loro manager (nel caso ispettori) da ogni responsabilità perché «non sapevano» significa non proteggere i propri manager. In che modo una qualsiasi azienda che accetta il «non controllo» manageriale può proteggere e sviluppare la propria strategia? In che modo i manager di una qualsiasi azienda possono consentire il raggiungimento degli obiettivi se non controllano le persone che lavorano con loro e se questo è CONSENTITO e AMMESSO dall'azienda stessa? Qual è in questo momento il ruolo di un manager/ispettore all'interno della polizia?
Sono molto molto deluso dalla conclusione del processo e dalle grida di giubilo dei vari sottosegretari, credevo ci fosse la possibilità di un verdetto «coerente». Ma, non avendo mai votato comunista, vivo questa delusione come una grossa contraddizione (secondo il pensiero al governo): come posso uscirne?
I migliori saluti,


Stefano Baldi,

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