Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

27 marzo 2008

La legge 40 ed una bimba che non doveva essere nata

di Marco Bazzichi
27 Marzo 2008
http://www.aduc. it:80/dyn/ salute/arti. php?id=214873

Nell'arte antica, introduceva il solitario viandante in un mondo di purezza
e innocenza. Ai giorni nostri può capitare che una bimba radiosa, sorridente
e serena introduca nell'odissea delle tantissime coppie che la legge
italiana costringe a volare all'estero. Quando Micole, con un inchino
reverenziale -atto, a dire il vero, a mostrarci l'eleganza della sua ampia
gonna- ci lascia entrare nella sala stracolma di persone, quasi tutte donne,
venute a sentire la storia di Ilaria Barontini, non sappiamo ancora che sta
per andare in scena proprio la storia di Micole.
E' soltanto a metà del racconto quando capiamo che se Ilaria, col sostegno
del compagno, non avesse avuto la forza, il coraggio e l'amore necessari a
superare, nell'ordine, la sconfitta referendaria del 2005 ("uno dei giorni
più brutti della mia vita"), due cicli di fecondazione assistita senza esito
e i tentativi all'estero, rivelatisi inizialmente inutili anch'essi, quella
bambina oggi non esisterebbe. Lo spazio e il tempo occupati da Micole
sarebbero vuoti. Una legge che vieta, o perlomeno rende particolarmente
ardua, la via della fecondazione assistita, obbliga ad andare all'estero, le
coppie che possono permetterselo, e, alla maggior parte di esse, a
rinunciare a diventare padre e madre. Niente Micole, insomma.
In sala, attorno al microfono vediamo ed ascoltiamo le varie componenti
senza le quali Micole non esisterebbe: la ginecologia, la legge, la scienza
e una donna fuori-legge (quaranta), riunite da Cristiana Bianucci della
Associazione Luca Coscioni nel dibattito bello e completo ("la salute della
donna tra legge e scienza") svolto a Pistoia durante la festa della donna e
che dà continuità al "coordinamento laico" pistoiese, nato mesi addietro in
occasione del passaggio di Monsignor Bagnasco. Del coordinamento fanno
parte, tra gli altri, Arci, Arcigay, Giovani Comunisti e radicali pistoiesi.

La ginecologia, dunque, Riccardia Triolo, che ci spiega la prima delle
follie italiane: "la contraccezione d'emergenza" , vedi la pillola del giorno
dopo, "passa per un abortivo". E non è vero. "Molte volte genera delle
obiezioni di coscienza", inutili e pretestuose perché la pillola del giorno
dopo non è una pillola abortiva, ma di "contraccezione di emergenza".
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha espressamente dichiarato che "la
contraccezione d'emergenza è una pillola che intercetta la fecondazione" .

La scienza, dunque, Carlo Flamigni, portabandiera della laicità nel comitato
nazionale di bioetica.

La legge, dunque, Lidia Martini, che ci spiega perché sia "così difficile
procreare con l'aiuto di medici che intervengano laddove ci siano problemi
di sterilità o di infertiltà". Tecnicamente mal scritto, "perché unisce vizi
di tecnica normativa ad enunciati di natura ideologica", l'articolo 1 della
legge 40 contraddice il codice civile, per il quale la capacità giuridica si
acquista con la nascita. Secondo l'articolo 1 invece, al fine di favorire la
soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla
infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente
assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente
legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il
concepito. Per tanto, sentenzia Lidia, questo "riferimento alla
soggettività" non ha altro che "valore enfatico". Vero capolavoro delle
legge 40 è l'articolo 4, che tocca il cosiddetto accesso alle tecniche:
"Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è
consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti
le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di
sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai
casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto
medico".
Inaccettabile soprattutto è la disinvoltura con cui la legge assimila
"sterilità" e "infertilità" . Ancora, la legge presenta delle vere e proprie
dichiarazioni programmatiche e ideologiche che non si capisce quale concreta
applicazione possano avere. Il secondo comma dell'articolo 4 se ne esce con
i principi in base ai quali le tecniche di procreazione medicalmente
assistita debbano essere applicate:
a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado
di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari,
ispirandosi al principio della minore invasività; e
b) consenso informato
Meno programmatica e più chiara è la legge quando si tratta di proibire
(comma terzo sempre dell'articolo 4) il ricorso a tecniche di procreazione
medicalmente assistita di tipo eterologo. L'orrore giuridico, scientifico e
umano, e che dimostra l'ostinata cecità dei teo-mostri, riguarda l'analisi
pre-impianto: la legge 40 vieta di analizzare l'embrione, al fine di
individuare malattie genetiche, prima di impiantarlo nella donna. Questo, al
fine di tutelare l'esistenza dell'embrione. D'altra parte, una volta
accertata l'eventuale malformazione del feto, alla donna è consentito di
abortire, con la legge 194. "Fino a qualche tempo fa la possibilità di
individuare le malattie genetiche era affidata ad analisi prenatale come
l'amniocentesi" , continua Lidia Martini, "mentre oggi questa possibilità è
scientificamente validità, anche attraverso l'analisi genetica pre-impianto.
Però proprio a seguito dell'esclusione prevista dalla legge, la coppia
fertile ma portatrice di malattie genetiche, non può ricorrere alle tecniche
di procreazione medicalmente assistita". Eclusa la via medicalmente
assistita, alla coppia resta la via naturale e quindi un'analisi che
costringa, a posteriori, la donna ad abortire specialmente laddove si
manifesti un pericolo per lei. Da embrione a feto: "allo scopo di tutelare
l'embrione, si espone a rischio il feto, perché il ricorso all'aborto, che
sarebbe stato sicuramente disincentivato ampliando la fecondazione assistita
alle coppie non sterili, torna ad essere l'unico strumento, cui poter
ricorrere nel caso di accertamento di gravi malattie genetiche. E quindi la
legge 40 finisce coll'accordare al feto una protezione inferiore a quella
riconosciuta all'embrione" e coll'impedire la nascita di una bimba come
Micole. Oltretutto, "la legge 40 sacrifica la libertà di autodeterminazione
della donna, che è prevista dalla Costituzione" .

La madre, infine. Racconta Ilaria Barontini: "il giorno della sconfitta
referendaria è stato uno dei più brutti della mia vita, perché mi sentivo in
un Paese che è totalmente indifferente, indifferente di fronte a delle
problematiche che toccano sì me, ma anche tanta altra gente. Eravamo stati
chiamati a cercare di capire, e non lo abbiamo voluto fare. Chi si rivolge
ad un centro per farsi aiutare a risolvere un problema di sterilità, non sta
cercando una scorciatoia per avere un figlio sano, magari anche bello.
Infatti spesso ci si rivolge ad un centro perché molto spesso ci si trova di
fronte ad un muro, ad un ostacolo, il più delle volte imprevisto e che si
rivela insuperabile senza l'aiuto della scienza. I medici dunque possono
talvolta offrirti, con i metodi di procreazione assistita, la possibilità di
andare avanti con i propri progetti di vita, la possibilità di farsi una
famiglia propria e di realizzare i desideri fondamentali di ogni individuo,
quelli di paternità e di maternità. E' un percorso dagli esiti incerti e
difficili, ma che vale comunque la pena di affrontare. Io e il mio compagno
abbiamo aspettato il responso del referendum, e poi abbiamo tentato due
cicli di procreazione assistita, in Italia, andati male. E abbiamo deciso di
andare all'estero perché volevamo provare ad avere le possibilità massime.
E' un viaggio che ci potevamo permettere, a differenza di moltissime coppie.
Sono costi alti: del trattamento e del centro, in primo luogo. Noi eravamo a
Bruxelles, in un ospedale pubblico, che a noi però è costato caro perché
stranieri. A questo aggiungiamo i costi dei viaggi e dei medicinali. Un
medicinale che serve per la stimolazione ovarica costa, una fialetta,
intorno ai 600 euro, e per un ciclo ne servono almeno tre. In più si devono
pagare gli esami del sangue giornalieri, i monitoraggi, poi ovviamente il
volo, l'albergo ecc. All'estero non si è sicuri di riuscire ad avere un
figlio, ci sono solo molte più probabilità. Al primo tentativo, neanche
all'estero siamo riusciti. Andare all'estero comporta un impegno ancora più
gravoso, rispetto all'essere seguiti in un cento vicino a casa, e molte
persone non se la sentono di affrontare questo, indipendentemente dai costi.
La prima volta che siamo andati a parlare con dei medici a Bruxelles, nello
stesso nostro residence, c'erano altre cinque coppie di italiani. Mi sono
chiesta: quanti italiani ci saranno a Bruxelles in questi cinque giorni che
ci siamo? O per caso eravamo tutti nello stesso residence. Mi sono chiesta:
quanti italiani ci saranno in questo momento in tutti i centri europei? In
Austria, in Spagna? Le coppie con cui ho passato più tempo hanno avuto tutte
test positivi, mancavo solo io e, ancora una volta, avevo avuto un
risultato, l'ennesimo negativo. Una ragazza belga incontrata in ospedale non
si capacitava del perché fossi lì, lontana da casa. Quando ho cercato di
spiegarglielo, era ancora più sorpresa. La cosa peggiore sono i tanti centri
nati nell'Europa dell'est, dove gli italiani vanno per i costi pià bassi, ma
dove c'è molta meno sicurezza e sono inaffidabili. Io posso dire che se oggi
Micole, la mia bambina, è con noi, è perché siamo stati fortunati. Sì, siamo
stati fortunati. Sono una donna fortunata perché abbiamo potuto affrontare
gli alti costi di queste tecniche, perché ho avuto accanto il mio compagno,
i miei familiari e i miei amici, perché ho trovato dei medici che mi hanno
sorretto durante il cammino e che hanno unito capacità professionale e una
buona dose di umanità. Siamo stati fortunati!"

Fortunati... e, aggiungiamo noi, dotati di quella determinazione e di
quell'amore per la vita che sono in grado di far girare il caso dalla
propria parte. "Ancora col ciuccio?" chiediamo a Micole con aria di finto
rimprovero. Ed eccola, qualche minuto dopo, distoglierci dalla conversazione
con gli adulti, ripresentandosi non più col ciuccio in bocca, ma tenuto in
mano. Rapiti dalla tenerezza di questa scena, non sentiremmo alcuna esigenza
ulteriore di giustificare le tecniche di fecondazione assistita, ma la
triste realtà italiana ci obbliga a tornare ai motivi che animano incontri
come questo. E' che, cara Micole, nei sogni di questi personaggi terribili
che popolano i nostri incubi, da Volonté alla Roccella, da Buttiglione a
Formigoni, da Carlo Casini a Giuliano Ferrara, tu non dovevi nascere:
qualcosa di autenticamente inconcepibile.

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