Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

11 febbraio 2008

Intervista ad Aldo Loris Rossi: osservazioni sull'urbanistica, l'architettura e l'ambiente

Gio 7 Feb 2008

Ripropongo, con delle correzioni, le mie osservazioni
sull'urbanistica, l'architettura e l'ambiente. Penso che sulla
questione ambientale, molto dibattuta fra i Radicali, sia mancato
l'apporto della cultura e dell'intelligenza di Angiolo Bandinelli.
Si potrebbe cercare di coinvolgerlo partento appunto dai temi che
lui ha molto a cuore; magari queste domande si potrebbbero
trasformare in un colloquio.

Rispondo anche ad alcune osservazioni: la denuncia l'attuale
espansione della cementificazione e della occupazione territoriale
come conseguenza dell'aumento della popolazione italiana
dovuta alle immigrazioni.
Ora, l'individuazione dei nessi causali in questi fenomeni sociali ed
economici è difficile e pericoloso; comunque, se proprio si voleva fare
quell'esercizio, occorreva riportare anche il grafico dell'andamento
dell'occupazione territoriale; ma non basta: perché i due fenomeni
possono essere causati da un terzo, come ad esempio la richiesta di
una crescita economica indifferente che trascina tutto il resto;
oppure un fenomeno può amplificare l'altro, come in un processo non
lineare a feedback positivi, dove, dopo un po', non si sa più cosa
causa cosa. Comunque, come avrete capito, a me non interessa
stabilire eventuali nessi, perché i due fenomeni in questa analisi
debbono rimanere separati.

Del resto, si può costruire poco e male, come pure si può costruire
tanto e bene; sciaguratamente in Italia si costruisce tanto e male.
E poi se guardiamo alle cementificazioni più offensive per il
territorio, come ad esempio il TAV o, qui a Torino, gli impianti per
le olimpiadi, o il fenomeno delle villettopoli, dei capannonifici,
delle seconde e terze case, allora viene a cadere il nesso causale
che Argonauta introduceva.

Anche la richiesta di Billotti, di una maggiore attenzione al
telelavoro e al tempo di vita nella propria abitazione, mi sembrava
una forzatura dentro il discorso che si andava facendo. In ogni caso
le sue osservazioni finali trovano piena corrispondenza in quasi
tutti i punti del testo, che non è affatto tecnico.

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1- L'urbanistica e l'architettura dovrebbero essere al centro
dell'attenzione quando si parla di ambiente; perché, dopo le mura
del proprio alloggio, che costituisce il primo ambiente fisico, si
entra in relazione con l'edificio in cui è ubicato, e quindi col
quartiere e con la zona dove si vive. Invece, quando si parla di
ambiente, quasi automaticamente, oggi si pensa al global warming, al
paesaggio naturale non ancora toccato dall'uomo, alla riduzione
dell'estensione delle foreste tropicali, al prosciugamento dei corsi
dei fiumi, allo scioglimento delle calotte polari. Forse dovremmo
riconsiderare l'ambiente a partire dall'urbanistica e
dall'architettura, senza peraltro sminuire i problemi ambientali
globali; perché l'attenzione o la disattenzione verso l'ambiente
locale si trasferisce a quello globale.

2- Oggi si parla di città senza centro, soprattutto in riferimento
alle città del nord america, sorte, a differenza di quelle europee,
senza relazione a un patrimonio precedente. Marc Augé ha coniato la
locuzione "non luoghi", a indicare la spersonalizzazione
dell'ambiente urbano. La tecnologia, principalmente con
l'elettricità , l'acqua corrente, il riscaldamento, ha reso i luoghi
abitativi sicuramente più confortevoli, ma nello stesso tempo li ha
anche trasformati in ambienti amorfi, senza stile e senza
particolari caratteristiche estetiche. C'è il desiderio di capire i
motivi per cui lo spazio urbano di vita, di lavoro, di divertimento,
di culto si è determinato come lo vediamo oggi; se era inevitabile
questa evoluzione-trasform azione; quali sono o dovrebbero essere gli
orientamenti per il futuro, come possiamo intervenire nel presente,
e cosa dobbiamo suggerire ai politici e agli amministratori.

3- L'ambiente è anche costituito dai rapporti sociali che riusciamo
a instaurare. Oggi è venuta meno la possibilità di intrattenere
relazioni sociali nei luoghi in cui si vive e si abita, perché non
ci sono strutture urbane che lo consentono. Nel quartiere in cui si
abita non abbiamo più i negozi, le piazze, i luoghi di incontro.
Sono stati annullati dalle grandi catene di distribuzione, dagli
outlet, dai centri commerciali, per lo più polarizzati in pochi
luoghi, impossibili da raggiungere a piedi; sono stati polarizzati
anche i centri per il divertimento, il tempo libero, la cultura.
L'organizzazione del territorio, oggi forse sacrificato a un falso
efficientismo ed economicismo, dovrebbe tener conto degli spazi di
socializzazione.

4- Si può sostenere che la rivoluzione industriale e l'avvento del
mercato, come strumento di valutazione degli scambi economici,
abbiano creato una frattura nel corso della storia dell'urbanistica
e dell'architettura? Con la spinta estrema alla divisione del
lavoro, e con la valutazione monetaria di ogni dettaglio materiale,
viene a indebolirsi la percezione globale e sintetica dello spazio
attorno a noi, delle relazioni fra i volumi, le geometrie, le
decorazioni. Piuttosto si costruisce valutando il numero dei metri
quadri e cubi, il numero dei vani, i costi, le rendite ecc. Sono
forse da rivedere alcuni capisaldi dell'economia?

5- Una suggestiva analisi di Luca Mercalli (
http://tech. groups.yahoo. com/group/ petrolio/ message/24611 ) pone
l'attenzione su un aspetto dell'energia, su un possibile disvalore
dell'energia in rapporto al fare dell'uomo. Infatti egli
intravvedeva «la causa dell'improvvisa involuzione estetica e
funzionale nella disponibilità in eccesso di energia fossile: tanta
e a basso prezzo. L'età del petrolio ha reso facili, o meglio banali
e riproducibili innumerevoli volte, processi come il distruggere e
il costruire, che nella precedente storia dell'uomo richiedevano
fatica e quindi saggia ottimizzazione delle risorse e dei gesti».
Ovviamente non possiamo rinunciare all'"energia facile", ma non
sarebbe il caso di riconsiderare in modo più critico il nostro
rapporto con essa?

6- Tra l'altro, il facile accesso all'energia ha fatto anche
dimenticare al progettista alcune buone pratiche per la
coibentazione e l'ottimizzazione termica degli edifici; pertanto
oggi essi sono, dal punto di vista energetico, dei colabrodo, sia
d'inverno sia d'estate. In un periodo di crisi energetica improvvisa
si potrebbero trasformare in freddi sarcofagi o in soffocanti saune.
Possiamo sostenere quindi che l'obiettivo urbanistico più immediato
è la riqualificazione energetica, dal punto di vista passivo e
attivo, degli edifici?

7- La possibilità di muoversi rapidamente da un posto all'altro,
grazie alla motorizzazione collettiva, è in generale giudicata
positivamente. Però il passaggio rapido da un luogo all'altro
disabitua l'occhio alla contemplazione, alla visione calma
dell'ambiente urbano o rurale. Una volta, quando per viaggiare da
una regione all'altra occorrevano giorni e ingenti somme di denaro,
ogni luogo preservava il proprio spirito, probabilmente perché era
osservato, vissuto con calma. Si può quindi affermare, con un
iperbole, che la velocità brucia lo spazio? E' forse il caso, tanto
per parafrasare un movimento oggi di successo quale slow food, di
proporre uno slow travel?

8- Oggi si assiste all'omologazione dell'architettura a un evento di
moda, ad esempio abbiamo l'architetto che privilegia un certo tipo
di forme, l'altro un certo tipo di materiale, c'è chi ha sposato la
verticalità o chi, al contrario, l'interramento delle strutture. In
questa sorta di festa dell'effimero, manca la visione, il progetto e
il disegno organico del quartiere, del territorio; al contrario,
ognuno cura il lotto che è riuscito a conquistare. In questa orgia
di progetti sconclusionati e offensivi (come ad esempio il
PalaFuksas e la Piazza Valdo Fusi a Torino, dove abita chi scrive)
tra l'altro non si sa a cosa destinare molte strutture e molta
cubatura già edificata nel passato recente e remoto, come tante
strutture per avvenimenti sportivi o per manifestazioni culturali e
teatrali presenti a Torino (ad esempio il famoso Palazzo del Lavoro
di PierLuigi Nervi non ha mai trovato una destinazione d'uso). Tra
l'altro si continua a costruire scatolame edilizio per abitazioni e
capannoni industriali, nonostante che la popolazione non sia
sensibilmente aumentata, e l'economia non presenta fenomeni di
crescita rilevanti. Ci si chiede quindi se questa frenesia
edificatrice non sia principalmente funzionale a un puro
investimento immobiliare, e cioè a una riserva di valore.

9- Quando oggi si parla di grandi opere, o di infrastrutture (il
TAV, gli inceneritori, le metropolitane, i rigassificatori, il
Mose), ci sono sempre di mezzo, guarda caso, grandi colate di
cemento. Soprattutto le linee ferroviarie ad alta velocità
richiedono un impiego massiccio e formidabile di cemento, in quanto
queste linee corrono quasi esclusivamente su massicciate, viadotti e
in gallerie. Oggi l'industria del cemento è fiorente in Italia anche
perché non può essere delocalizzata. Ecco allora che nasce il
sospetto che la pressione delle maggiori forze politiche moderate e
di governo, la sinistra affluente e la destra becera, verso la
realizzazione di queste opere, forse nasconde l'acquiescenza verso
l'economia della finanza e del cemento.

Mario Marchitti

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