Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

7 aprile 2018

A proposito del Brasile e della questione Lula.

Una cosa è certa: Lula è un vero e proprio bandito, una specie di Al Capone alla feijoada.
Quelli che, all'estero, ne raccontano la storia giudiziaria come quella di un perseguitato dalla Giustizia brasiliana al servizio di non si sa bene quali poteri imperialisti, dimostrano di non conoscere nulla della realtà brasiliana, e di riceverne notizie per lo più false (come chiedere notizie sull'Italia a Rizzo, il segretario del PCI, ecco).

Dimenticano, fra l'altro, due cose fondamentali:

1) La condanna di Lula non è una specie di fulmine a ciel sereno abbattutosi sul capo della sinistra brasiliana. Già dagli anni del primo mandato della sua presidenza tutta la gerarchia del suo partito, il PT, allora ovviamente al governo, è stata condannata e mandata in galera per reati di una gravità assoluta, inimmaginabili in una democrazia degna di questo nome, reati che a latitudini diverse da quelle tropicali avrebbero rimesso in discussione tutto il valore, l'efficacia, la consistenza, l'autenticità stessa del processo democratico avviatosi dalla fine del regime militare. Come se, nell'Italia della Prima Repubblica, fossero stati condannati a molti anni di prigione Fanfani, Zaccagnini, Moro, Rumor, Colombo, ecc. per  aver orchestrato e messo in atto un gigantesco sistema corruttivo volto a garantire l'appoggio al governo da parte di centinaia di parlamentari di altri partiti attraverso il pagamento di un principesco stipendio mensile. Una cosetta da niente in capo alla quale c'era sempre lui, il capo indiscusso del PT e del governo delle sue 2 (+ 2) presidenze, durate 14 anni.
E' in questo vomitevole contesto che l'Al Capone alla feijoada ha esercitato il suo mandato di Presidente del Brasile, fra illecito arricchimento delle imprese di suo figlio (un incapace nullafacente diventato nei pochi anni delle presidenze paterne uno dei più importanti e danarosi imprenditori dell'America Latina nel settore delle telecomunicazioni) e illecito arricchimento proprio e della propria famiglia (da cui, appunto, i processi da cui si dovrà difendere), e tralascio altri brandelli di vicende analoghe.

2) La condanna già registrata, come le altre che la seguiranno, non sono il frutto di chissà quali sbrigativi processi sommari orchestrati da un anonimo Potere Reazionario - qualunque cosa ciò voglia dire - per cancellare dalla storia Lula e la sua parabola. La democrazia brasiliana, fragile e costantemente messa in discussione dalla corruzione della classe politica e dalla pratica consuetudinaria di metodi di lotta politica al limite del codice penale, ha però grazie alla sua Costituzione del 1988 una struttura definita e una divisione dei poteri molto ben congegnata per una Repubblica presidenziale. Tutta l'indagine che ha portato al processo e poi alle condanne di Lula è nata casualmente, all'interno di un altro dossier che riguardava altre vicende - quelle dello "spolpamento" operato ai danni della Petrobras da parte di suoi funzionari di nomina politica in combutta con i vertici politici del partiti di governo - senza alcun teorema o alcun partito preso ai danni di Lula e della sua famiglia. Le condanne ottenute sono state decretate nel pienissimo rispetto di tutti i diritti dell'imputato, così come del resto è avvenuto in precedenza per le condanne di tutti i più alti dirigenti del PT (per le quali nessuno si è sognato di denunciare alcun abuso da parte della magistratura), e sono state soggette al vaglio di tutte le istanze di giudizio fino a quello della Corte Costituzionale avvenuto proprio l'altro giorno, i cui giudici (undici) sono giudici di nomina NON parlamentare MA presidenziale. La maggior parte dei giudici che hanno negato l'habeas corpus di Lula, infatti, sono giudici ideologicamente e politicamente non contrari a Lula e al PT, anzi, al contrario, a Lula affini.
Quindi, si faccia fuori ogni ombra di sospetto gettato sulle decisioni della giustizia brasiliana la quale non si è affatto mossa sul modello, o nello stile, di Mani Pulite, come alcuni (fra cui il decadente Giuliano Ferrara di questi anni) ha inteso insinuare. Il giudice Moro è semmai paragonabile a un Falcone, non certo a Di Pietro.

Il garantismo nel caso di Lula non c'entra niente, sfonda una porta blindata, perchè non c'è davvero alcuno spazio per recriminazioni di quel genere. Lula è stato trattato dalla giustizia brasiliana come una specie di dio in terra, godendo dell'appoggio di media, ambienti intellettuali, giudici e magistrati, cantanti e artisti, tutti schierati con lui per mera adesione ideologica a una forma di socialismo che da noi potrebbe essere paragonato a quello dei centri sociali di impostazione marxista-leninista con l'aggravante, però, di  non avere un briciolo di cultura e di conoscenza di quella storia, ma di navigare fra analfabetismo politico e culturale e slogan e luoghi comuni tipici della ottusa sinistra sudamericana - antimperialista, antioccidentale, antidemocratica ancorché con la parola democrazia sempre sulla punta della lingua - ragione e causa dei regimi militari che sono stati solo l'espressione della disperazione popolare prodotta dagli estremismi di sinistra.
Lula è un corrotto, un ladro, un figlio di puttana politico, a capo di un partito che ha messo la conquista del potere al centro dei propri obiettivi, in perfetta sintonia col manuale del comunismo, e che per ottenere quell'obiettivo non si fa scrupolo di eliminare membri che escono fuori dalle logiche degli interessi partitici, come è accaduto al Sindaco di una città alle porte di San Paolo, Celso Daniel, agli inizi di questo millennio. Sono storie di cui non parla nessuno. Certamente Ferrajoli non ne sa un bel nulla. Ferrajoli, se conoscesse tutta la vicenda della Presidenza Lula e tutti gli scandali che l'hanno costellata, si vergognerebbe delle scemenze disinformate che scrive sulla condanna di Lula. ne sono assolutamente sicuro.

Questo è il livello. Gli attivisti lulisti di Partito dos Trabalhadores e Movimento senza terra si riuniscono sotto la palazzina della Presidente della Corte Costituzionale del Brasile, colpevole di aver votato contro l'habeas corpus di Lula, per fare ammuina e, in uno stile a metà fra il vandalismo e il terrorismo, ricoprono di vernice rossa (rossa, non nera) la facciata del palazzo.
Ecco, il livello dei personaggi è questo qui. E chissà dove si arriverà...

https://youtu.be/9J5O8hV9maM

Ecco, tanto per chiarire alcuni punti che, altrimenti, resterebbero ostaggio delle menzogne raccontate dai media italiani i quali, come quelli di altri paesi,nella più totale ignoranza della realtà di cui parlano prendono per buone le sciocchezze divulgate dalla propaganda lulocastrochavista.
E' davvero sconfortante dover registrare tutta la scandalosa disinformazione presente sui nostri media attorno alla figura di Lula, un vero e proprio bandito divenuto un mito, nel più grottesco misunderstanding della storia moderna dell'America latina.

Da Facebook Antonello Mar

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