Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

28 marzo 2015

Stato dell'arte del Partito Radicale

Ricevo da Maurizio Turco, Partito Radicale

Cara Alba,

ti scrivo per aggiornarti sulle iniziative in corso e la situazione economico finanziaria.
Grazie al contributo di alcune centinaia di cittadini abbiamo guadagnato ancora qualche mese di vita. Questo ci consente da una parte di approfondire iniziative in corso come quella centrale per il Partito denominata per lo stato di diritto democratico, federalista laico che, grazie all'impegno costante in particolare di Matteo Angioli, sarà rilanciata a Bruxelles entro maggio con il lancio di un manifesto con l'obiettivo di far adottare all'ONU una Convenzione per il riconoscimento del nuovo diritto umano alla conoscenza. Iniziativa in continuità con le imprese radicali all'ONU per la moratoria della pena di morte, l'istituzione del Tribunale penale internazionale, l'abolizione delle mutilazioni genitali femminili; la revisione delle convenzioni internazionali sulle droghe punto d'approdo di decenni di campagne e lotte antiproibizioniste. Lotte che oggi trovano un riconoscimento quali politiche di buon governo visto che pochi giorni fa, dopo lo Stato di Washington e il Colorado, anche l'Alaska legalizza la marijuana e la Giamaica ne depenalizza l'uso. Non è esattamente quello che crediamo sia necessario ma sicuramente sono passi netti ed importanti verso una politica di legalizzazione, cioè di controllo del mercato delle droghe da parte dello Stato che ha sinora concesso e concede il monopolio del mercato delle droghe illegali alla criminalità, che per questo è sempre più ricca, potente, violenta. Vorrei cogliere l'occasione per ricordare che proprio vent'anni fa grazie a Marco Pannella tenevamo a San Patrignano, ospiti di Vincenzo Muccioli, il congresso del CORA, coordinamento radicale antiproibizionista, che aveva come motivo di riflessione "Antimafia? Antiproibizionismo!" .
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Nonostante la drammatica situazione in cui siamo immersi abbiamo appena costituito il CONGRESSO MONDIALE PER LA LIBERTÀ DELLA E NELLA CULTURA, in continuità storica con l'Associazione per la libertà della cultura [1] e l'International Association for Cultural Freedom [2] che ha come presidente Valter Vecellio, co Presidenti Guido Biancardi e il Professor Aldo Loris Rossi e Tesoriere Antonio Cerrone. 
Così come andranno avanti le iniziative promosse dalle diverse associazioni costituenti [3]  alle quali il Partito ha dato un contributo certo alla loro costituzione e continuerà a darlo per garantirgli di avere una attività politica anche propria.
Per non dire delle innumerevoli lotte proposte dal Partito radicale nel corso di decenni e che continuano ad essere di strettissima attualità. Per citarne alcune, dalla lotta contro lo sterminio per fame sete e guerre a quelle per gli Stati uniti d'Europa e il federalismo, per lo Stato di diritto e la democrazia, per la laicità, per la nonviolenza…
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A fronte di tutto ciò, come avevo già comunicato, il CENTRO D'ASCOLTO SULL'INFORMAZIONE RADIOTELEVISIVA ha dovuto sospendere le attività dopo tre anni di mancate commesse, nonostante avessimo letteralmente inventato e il mercato delle analisi radiotelevisive. Questo accade nel momento in cui è massima l'attività dei media per condizionare le scelte dei cittadini attraverso l'overdose di alcune presenze e il soffocamento di altre; insieme ad una oculata scelta dei temi da NON porre all'attenzione e alla discussione da parte dei cittadini che sono i temi che il governo ha deciso di iscrivere nell'agenda politica, dibattiti a cui sono invitati a partecipare "oppositori" oculatamente scelti sulla base di una loro dimostrata incapacità storica di proposta. Chi invece come i radicali ha dimostrato di essere stato portatore di proposte che avrebbero potuto prevenire il disastro, ha proposte per provvedere a governarlo ed è in grado di prevedere i disastri incombenti non deve essere mostrato alla gente.
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Quando parliamo di Stato criminale ne parliamo tecnicamente a partire dalle condanne che l'Italia subisce sia dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea che della Corte europea dei diritti umani del Consiglio d'Europa. Come definire diversamente uno Stato che riesce a legiferare contro costituzione e bisogna attendere quindici anni perché la Corte costituzionale lo certifichi.
Che Stato è quello che chiama i cittadini a legiferare attraverso la scheda referendaria e poi tollera la violazione del responso popolare. Ma che Stato è quello che di fronte al Presidente della Repubblica che scrive formalmente, così come previsto dalla Costituzione, l'unico messaggio alle Camere in nove anni di mandato, implorando di "intendere le ragioni (…) e la natura delle questioni che l'Italia ha l'obbligo di affrontare per imperativi pronunciamenti europei. Si tratta di questioni e ragioni che attengono a quei livelli di civiltà e dignità che il nostro paese non può lasciar compromettere da ingiustificabili distorsioni e omissioni della politica carceraria e della politica per la giustizia.". "Obbligo" che il Presidente cita riprendendo una decisione della Corte Costituzionale secondo la quale in caso di pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo che accertano la violazione da parte di uno Stato delle norme della Convenzione, "è fatto obbligo per i poteri dello Stato, ciascuno nel rigoroso rispetto delle proprie attribuzioni, di adoperarsi affinché gli effetti normativi lesivi della Convenzione cessino". Messaggio ignorato dalle Camere, naturalmente insieme all'obbligo segnalato dal Presidente della Repubblica e dalla Corte costituzionale di porre rimedio alle violazione della legalità propria e delle Convenzioni internazionali che ci siamo impegnati a rispettare.
Ed è in questo contesto che nasce, vive e si sviluppa il dissesto economico, ecologico e sociale. Al quale non siamo estranei perché abbiamo sempre vissuto come vive la gente comune.
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Avevo già comunicato che eravamo stati costretti a chiudere il call center e licenziare le nove persone che vi lavoravano; e di conseguenza chiesto a tutti coloro che ormai erano soliti attendere una telefonata di richiesta di denaro di assumersi anche l'onere di fare un bonifico o un versamento online e siamo riusciti a raccogliere il denaro che ci è servito per arrivare sino ad oggi.

In queste ore è partita la procedura per licenziare le ultime nove persone che costituiscono la struttura comune della sede nella quale in diversa misura operano le diverse associazioni. E' un atto dovuto e non più prorogabile a causa di un indebitamento che ha raggiunto limiti non superabili. Vorrei non sfuggisse un particolare: la struttura di servizio comprende nove persone. Non è per porre un termine di paragone con altri partiti, che si pone da se, ma con la qualità e la quantità delle proposte e delle lotte radicali. Questo paragone è giusto che sia fatto da ciascuno di coloro che questo partito incarnano e fanno vivere.
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Come sempre siamo qui, con onorevole mendicità, a chiedere un contributo per la vita delle lotte, delle speranze delle iniziative radicali; certamente per difendere la memoria di quel che siamo stati ma soprattutto di quel che continuiamo e continueremo ad essere.

Grazie davvero,
 
Maurizio Turco
Tesoriere del Partito radicale
  
Ci si può iscrivere al Partito radicale (almeno 200 euro l'anno) o a tutti i soggetti radicali (almeno 590 euro l'anno)
con carta di credito telefonare allo 0668979300 o collegandosi al sito www.partitoradicale.org
Con conto corrente postale n. 44855005 intestato a Partito Radicale
Con bonifico bancario  intestato a Partito Radicale IBAN IT56E0832703221000000002381
 
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[1]  di cui fecero parte, tra gli altri, Benedetto Croce, Ignazio Silone, Guido Piovene, Franco Lombardi, Altiero Spinelli, Enzo Forcella, Piero Calamandrei, Guido Calogero, Aldo Garosci, Ernesto Rossi, Lionello Venturi, Egidio Reale, Vittorio Libera.

[2] a cui furono associati, tra gli altri, Bertrand Russell, Nicolas Nabokov, Arthur Koestler, Denis de Rougemont, Hannah Arendt.

[3]  Certi diritti, Associazione Luca Coscioni, Nessuno Tocchi Caino, Non c'è Pace senza Giustizia, Radicali Italiani, Associazione radicale esperantista.

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