Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

31 ottobre 2012

Dall'Alpi all Piramidi l'avanzata dell'integralismo cattolico attraverso l'uso improprio della scuola pubblica

Due inquietanti esempi della volontà di condizionare i ragazzi alla religione cattolica, nelle scuole pubbliche e in due regioni a distanza di penisola, Trentino e Basilicata, così come riportati dal sito dell'UAAR.
 E le relative reazioni popolari.

Trentino, proteste per circolare contro preghiera a scuola

In una scuo­la dell'in­fan­zia di Fie­roz­zo, ame­na lo­ca­lità in pro­vin­cia di Tren­to, è tra­di­zio­ne far pre­ga­re e far fare il se­gno del­la cro­ce ai bam­bi­ni pri­ma di pran­za­re alla men­sa. Una pras­si che di­ven­ta di fat­to ob­bli­ga­to­ria per i bim­bi ed è giu­di­ca­ta con­sue­tu­di­ne. Pro­ba­bil­men­te suc­ce­de an­che al­tro­ve. Ma re­sta co­mun­que un vero e pro­prio atto di cul­to vie­ta­to dal­la le­gi­sla­zio­ne e con­tra­rio al prin­ci­pio di lai­cità, non­ché una for­ma nem­me­no tan­to ve­la­ta di in­dot­tri­na­men­to nel­le scuo­le pub­bli­che.

La coor­di­na­tri­ce pe­da­go­gi­ca dell'isti­tu­to, ve­nu­ta a sa­pe­re dell'an­daz­zo, ema­na una cir­co­la­re per im­pe­di­re l'abu­so. I mae­stri fac­cia­no i mae­stri, non i dia­co­ni dei par­ro­ci. An­che per­ché per pre­ga­re non man­ca­no di cer­to le chie­se e non è com­pi­to del­la scuo­la pub­bli­ca in­vi­ta­re alla pre­ghie­ra. Ma di­ver­si ge­ni­to­ri pro­te­sta­no per­ché vo­glio­no ri­pri­sti­na­ta la di­scu­ti­bi­le tra­di­zio­ne. Si ri­vol­go­no ad al­cu­ni sin­da­ci del­la zona, non­ché al par­ro­co del­la val­le, don Da­nie­le La­ghi.

Non è una sor­pre­sa che un sa­cer­do­te pos­sa tran­quil­la­men­te af­fer­ma­re che "non ci sono bim­bi di al­tre re­li­gio­ni" nel­la scuo­la, iden­ti­fi­can­do la co­mu­nità lin­gui­sti­ca mòche­na — che abi­ta l'area — tout court con la re­li­gio­ne cri­stia­na. Come se bam­bi­ni di que­sta età pos­sa­no es­se­re eti­chet­ta­ti d'uf­fi­cio come ap­par­te­nen­ti a una con­fes­sio­ne re­li­gio­sa e se­guir­ne in ma­nie­ra con­sa­pe­vo­le e in­di­pen­den­te le pra­ti­che. Il pro­ble­ma è che an­che vari po­li­ti­ci del­la zona osten­ta­no il pro­prio cle­ri­ca­li­smo. Il pri­mo cit­ta­di­no di Fie­roz­zo, Luca Mol­trer, è con­vin­to che la pra­ti­ca "non fac­cia al­cun male". An­che il sin­da­co del­la vi­ci­na Fras­si­lon­go, non­ché pre­si­den­te dell'Isti­tu­to cul­tu­ra­le mòche­no, Bru­no Groff, ha cri­ti­ca­to la de­ci­sio­ne del­la coor­di­na­tri­ce.

È in­ter­ve­nu­to per­si­no il pre­si­den­te tren­ti­no Lo­ren­zo Del­lai, di­fen­den­do la pre­ghie­ra a scuo­la come "atto coe­ren­te con le no­stre tra­di­zio­ni". In pa­le­se con­trad­di­zio­ne ha pure af­fer­ma­to che "qual­sia­si ob­bli­go o di­vie­to che ab­bia­no a che fare con la re­li­gio­ne non sono ac­cet­ta­bi­li", con­cor­dan­do dun­que col fat­to che la scuo­la non do­vreb­be or­ga­niz­za­re pra­ti­che re­li­gio­se, ma la­scia­re i bam­bi­ni li­be­ri di gio­ca­re a fare l'Uomo Ra­gno op­pu­re, imi­tan­do gli adul­ti, il cat­to­li­co che fa il se­gno del­la cro­ce, sen­za al­cun giu­di­zio mo­ra­le e sen­za in­ter­fe­ren­ze de­gli in­se­gnan­ti.

Di­ver­si gior­na­li han­no ri­pre­so la no­ti­zia, di­pin­gen­do­la a tin­te fo­sche e in ma­nie­ra grot­te­sca, qua­si si trat­tas­se di una for­ma di per­se­cu­zio­ne ver­so il cri­stia­ne­si­mo. Come se si vo­les­se sec­ca­men­te "vie­ta­re" ai po­ve­ri bam­bi­ni di far­si an­che solo il se­gno del­la cro­ce e ci fos­se un oc­chiu­to com­mis­sa­rio po­li­ti­co che li sor­ve­glia e li pu­ni­sce se osa­no far­lo. Una ri­co­stru­zio­ne che ci sem­bra in­com­ple­ta e fuor­vian­te. E che igno­ra det­ta­gli im­por­tan­ti. Come il fat­to che in una scuo­la pub­bli­ca non do­vreb­be­ro es­se­re pro­mos­se pra­ti­che re­li­gio­se. D'al­tron­de, se fos­se tut­to nor­ma­le e per­mes­so, non ci sa­reb­be­ro sta­te con­te­sta­zio­ni e i di­fen­so­ri del­la pre­ghie­ra a scuo­la non ten­te­reb­be­ro una "me­dia­zio­ne" con la scuo­la.

Per fare luce sul­la vi­cen­da pro­prio l'Uaar, che si im­pe­gna per la tu­te­la del­la lai­cità nel­le scuo­le, ha in­via­to una ri­chie­sta di ac­ces­so agli atti dell'isti­tu­to. Per ave­re a di­spo­si­zio­ne sia la cir­co­la­re del­la tan­to vi­tu­pe­ra­ta coor­di­na­tri­ce, og­get­to di pe­san­ti at­tac­chi e la cui vo­lontà vie­ne ad­di­rit­tu­ra ri­te­nu­ta "peg­gio di una dit­ta­tu­ra". E per ca­pi­re an­che come e per­ché la scuo­la ab­bia poi de­ci­so, in con­tra­sto con la le­gi­sla­zio­ne vi­gen­te e all'in­se­gna di un ap­proc­cio chiu­so e co­mu­ni­ta­ri­sta, di ri­pri­sti­na­re la tra­di­zio­na­le pre­ghie­ra ob­bli­ga­to­ria per tut­ti dopo le pro­te­ste di qual­che ge­ni­to­re.

Montescaglioso: il preside istituisce la preghiera obbligatoria

[...] È del 18 ot­to­bre una cir­co­la­re in­ter­na alla scuo­la me­dia sta­ta­le Sa­li­na­ri di Mon­te­sca­glio­so, in pro­vin­cia di Ma­te­ra, che im­po­ne a tut­ti i do­cen­ti, se­gna­ta­men­te a quel­li di let­te­re, l'in­ter­ven­to in clas­se di un cap­puc­ci­no, tale Pa­dre Fla­via­no, per "di­scu­te­re con i ra­gaz­zi i va­lo­ri fon­dan­ti del­la vita". In una di­scu­ti­bi­le pre­mes­sa alla cir­co­la­re di otto pun­ti, snoc­cio­lan­do una over­do­se di sen­so co­mu­ne di chia­ra ispi­ra­zio­ne cat­to­li­ca e na­zio­nal po­po­la­re, il di­ri­gen­te sco­la­sti­co – il 'pre­si­de' -, Nun­zio Ni­co­la Pie­tro­ma­te­ra, esi­bi­sce il suo fer­mo pro­po­ni­men­to a chia­ma­re ogni stu­den­te a "mo­ti­va­re il sen­so del­la pro­pria vita […] sui va­lo­ri dell'uomo in­te­so come per­so­na che in­te­ra­gi­sce con gli al­tri". E come lo fa? Ri­chia­man­do tut­to il col­le­gio do­cen­ti a pren­de­re atto del­la sua fer­ma vo­lontà: il pre­te in clas­se e la pre­ghie­ra a ini­zio mat­ti­na­ta "come spin­ta per av­via­re la gior­na­ta con i mi­glio­ri au­spi­ci". Già, il cap­puc­ci­no e la pre­ghie­ra. Sem­bre­reb­be un'ac­cop­pia­ta sa­cro-pro­fa­na, se quel cap­puc­ci­no fos­se, però, non un fra­te ma una be­van­da da bar!
E come se ciò non ba­stas­se, nel­la stes­sa cir­co­la­re il pre­si­de, an­nul­lan­do i di­rit­ti dell'al­tro, del non cat­to­li­co, con­ce­de a chi pro­fes­sa un cre­do 'di­ver­so' di "esple­ta­re il pro­prio do­ve­re con le loro pre­ghie­re". Dove l'as­sur­do? In tre pun­ti: nell'im­por­re la pre­ghie­ra a tut­ti, sen­za ec­ce­zio­ne, di­men­ti­can­do che non tut­te le fedi pre­ten­do­no di ad­dol­ci­re la gior­na­ta con del­le ora­zio­ni mat­tu­ti­ne; nell'isti­tui­re la pre­ghie­ra come un 'do­ve­re', qua­si fos­se un eser­ci­zio uti­le all'ap­pren­di­men­to come re­ci­ta­re il Cin­que Mag­gio; in­fi­ne, fat­to for­se an­co­ra più gra­ve, nel cal­pe­sta­re il di­rit­to al dis­sen­so, al dub­bio, al pen­sie­ro cri­ti­co e/o ateo. [...]
Fon­te: Apri­leOn­Li­ne


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