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30 gennaio 2012

relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto della Corte di Appello di Milano

Emiliano Silvestri

L’intollerabile situazione nelle carceri

30-01-2012
Nella sua relazione sull’amministrazione della giustizia nel distretto della Corte di Appello di Milano (6,7 milioni di abitanti, circa l’11% della popolazione nazionale) il presidente Giovanni Canzio ha fornito dati, aggiornati al 31 dicembre.
“Il settore civile mostra un lieve incremento dell’arretrato (+0,5%), anche se inferiore rispetto al settore penale (+11%)”. In particolare i procedimenti civili (14.183 nel 2009) sono passati dai 14.560 del 2010 ai 14.640 del 2011. Questo: “si riverbera sull’aumento della durata delle cause” “passata, in termini di mesi, da una media di 32,9 del 2008 a 36,1 del 2011”.
Come già ricordato, la situazione dei procedimenti penali di secondo grado è ancora più grave: le pendenze finali che “calcolate come differenza dalla data di definizione a quella di iscrizione del fascicolo”, ammontavano a 7.490 nel 2007, sono passate dalle 15.790 del 2010 alle 17.553 dell’anno scorso. Anche in questo caso c’è un riflesso sulla durata dei processi che - sempre in termini di mesi e a partire dal dato 2006 di 12,78 – arriva ai 15,77 del 2010 quindi ai 22,26 del 2011.
Si tratta di dati che, da soli, dimostrano la prepotenze urgenza di un intervento e la prepotente necessità di un’amnistia: il solo provvedimento che, riducendo l’agente patogeno della durata dei processi, può rendere possibile la cancellazione della infame - perché arbitraria, nascosta e di classe - amnistia che fa saltare 169.000 processi l’anno. Processi, come ricorda il P.M. Paolo Ielo, in particolare a carico di imputati di corruzione, aggiotaggio e falso in bilancio.
Il presidente della Corte di Appello di Milano ha però riportato anche i dati, forniti dal D.A.P. sulla situazione delle carceri lombarde al 30 aprile 2011, già nota ma che risulta ulteriormente aggravata: capienza regolamentare 4.540; capienza tollerabile 7.016; detenuti presenti 7.335. Ha poi fornito l’aggiornamento del provveditorato al 30 giugno: 7.389 (erano 7.090 alla stessa data del 2010).
Leggendo queste tabelle, la prepotente urgenza assume la forza di un imperativo morale, perché ci ricordano come la situazione delle carceri italiane sia tecnicamente e ufficialmente, INTOLLERABILE! Luogo di tortura, secondo il ministro competente della Repubblica nata dalla resistenza al nazifascismo; Repubblica che pensavamo fondata, oltre che sul lavoro e sulla solidarietà sociale, anche sulla difesa della liberta e dignità della persona umana nella sua originale individualità.
Il presidente Canzio riporta poi le parole della relazione del Magistrato di sorveglianza di Varese: “le condizioni di sovraffollamento superano ogni livello di tollerabilità e ledono in modo grave e non più giustificabile la dignità delle persone che vi sono ristrette, tanto da porre in serio dubbio la stessa legittimità, nelle condizioni date, dell’esercizio del diritto punitivo dello Stato”.
Di fronte a sensibilità, dell’esecutivo (che lavora alla razionalizzare del servizio giustizia e a provvedimenti di depenalizzazione) e del giudiziario, il Parlamento di una partitocrazia senza più nemmeno partiti, alla faccia della Costituzione della Repubblica e delle dichiarazioni dei diritti umani, si occupa d’altro.
La situazione è, infatti, effettivamente intollerabile soltanto per coloro che formano la “comunità carceraria”; tragicamente intollerabile per quelli che con il suicidio la rifiutano. Insieme a una vita che ha perso, grazie a questo Stato criminale, ogni traccia di dignità.

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