Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

21 settembre 2011

Sex worker, lo Stato vuole le tasse ma non riconosce il lavoro.

La notizia che la GdF di Vicenza ha indagato fra gli annunci pubblicati sui siti Internet  e ha scoperto che un centinaio di lavoratrici del sesso non hanno pagato le tasse sul reddito richiede una riflessione. Fino ad oggi era successo che l’agenzia delle entrate in qualche caso avesse fatto delle verifiche e a qualche persona che aveva fatto investimenti in immobili e beni di lusso veniva chiesto di pagare per cinque anni in arretrato su un guadagno stimato dalla agenzia, ma è la prima volta che in una città viene fatta in maniera sistematica una caccia all’evasione di questa specifica categoria: le/i lavoratori del sesso. Di fronte ad un simile avvenimento è utile fare un esame sulle intenzioni e sulla serietà delle nostre istituzioni.

Per principio è assolutamente giusto che ogni cittadino e lavoratore paghi le tasse sui propri redditi.
Già nel 1500 la Repubblica di Venezia, che dominava anche su Vicenza, imponeva la tassazione alle sue meretrici e cortigiane, ma è bene ricordare che aveva anche delle leggi che regolavano il mestiere e in parte proteggevano le meretrici dallo sfruttamento e dalla violenza.
Oggi siamo davvero molto arretrati rispetto al tempo della Serenissima per quanto riguarda la gestione di questo fenomeno. La tendenza dei Governi e del Parlamento negli ultimi 30 anni è stata di disinteresse totale. Con la tipica ipocrisia, che ormai ognuno può constatare quotidianamente,  lo Stato finge di non vedere che in questo Paese  ci sono milioni di clienti che comprano servizi sessuali da qualche decina di migliaia di donne, uomini e transessuali. Prendendo a pretesto una sgangherata morale lo Stato rifiuta la responsabilità di decidere una modifica di legge necessaria, chiesta da noi fin dal 1982 e recentemente chiesta anche da molti sindaci seppure in maniera diversificata  e anche contraddittoria fra loro. Nelle mani degli amministratori locali e delle forze dell’ordine infatti viene lasciato un potere solo repressivo e sanzionatorio, senza alcun strumento alternativo di governo del fenomeno, perché laddove ci fosse la volontà di trovare alternative come zone e quartieri o locali da adibire per questo lavoro la legge in vigore (legge Merlin del 1958) di fatto impedirebbe ogni organizzazione visto che è vietato organizzare la prostituzione. Le Agenzie delle Entrate che chiedono il pagamento delle imposte sollevano un quesito e pongono alla attenzione dello Stato una contraddizione per la quale forse vorrebbero una risposta.
Infatti è pur vero che continuano ad esserci  ricorsi da parte di contribuenti alla magistratura per stabilire se sia legittima la richiesta,  le risposte sono state a volte a favore della ricorrente e altre volte a favore della Agenzia delle Entrate. Ben  due sono state le sentenze di Cassazione che hanno dato ragione all’Agenzia. Ma andrebbero lette nel merito, infatti in una si fa riferimento alla Corte d’Europa che ha chiaramente definito il lavoro sessuale, e quindi in quanto lavoro lo ritiene tassabile.
Ma qui in questo nostro allegro Paese dove pare che lo sport che va per la maggiore sia la passione per le signorine… seconda forse solo alla passione per il calcio, il lavoro sessuale non viene riconosciuto come un lavoro. Allora mi chiedo se sia giusto applicare il decreto Visco nato per tassare i guadagni illegali visto che di fatto la prostituzione non è illegale! Mi chiedo anche se l’Agenzia delle Entrate non incorra nel rischio di essere equiparata agli sfruttatori. Infatti la legge dice che  è  vietato percepire denaro e proventi dalle persone che si prostituiscono.
Qualcuno dica con chiarezza come si devono comportare le fornitrici di servizi sessuali: da libere professioniste? Con la possibilità di detrarre i costi per il mestiere? Perché nel modo attuale finisce che si paga si sul reddito presunto, ma tutto raddoppiato a causa delle sanzioni per il mancato pagamento,  senza che vengano tenuti in considerazione i costi per l’esercizio e tanto meno le giornate o le nottate di lavoro perse a volte a causa delle retate di polizia e/o della chiusura e sequestro degli appartamenti. Insomma oggi le lavoratrici del sesso vengono perseguitate e sfruttate, chi governa dimostra  di non essere incapace a trovare una soluzione dignitosa per tutti e rispettosa dei diritti dei lavoratori. Eppure se c’era una legge che il capo del Governo poteva fare senza che si sospettasse che fosse ad personam era proprio una legge che regolamentasse il lavoro sessuale visto che interessa milioni di cittadini e cittadine.

Pia Covre
*Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus
 dal blog GLI ALTRI online

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