Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

3 gennaio 2009

dal mio amico Nico Valerio

Non se ne può più dei soliti auguri! Come "felice anno" va bene la satira creata dalla Natura stessa, giuro. Io ci ho messo del mio, ma pochissimo.
Nico Valerio

ARTE. Ecco le "mie" inquietanti piccole sculture. Create dalla Natura

SOMMARIO. 1. Un minaccioso e sgraziato Gallinaccio danzante. 2. Il singolare Picchio-Pannella (particolare), con tanto di berretto frigio, che farebbe la felicità d'un disegnatore di satira politica, è stato trovato bell'e fatto in un bosco di Pinus alepensis. Io, da parte mia, mi sono "limitato" a disegnarlo. Quasi senza malizia. 3. Una spettacolare Testa di cammello, trovata - tale e quale - rimestando nella cenere ancora calda dopo un incendio dietro una spiaggia selvaggia. E così per le altre 50 (e più) piccole tavole a china che ho disegnato per il mio blog Arte della Natura (vedi). Andate a guardarlo. Sù, non fate gli adulti: siate bambini almeno una volta, com'è tipico delle persone intelligenti. E le sorprese non mancheranno. In tutti questi casi l'autore vero delle piccolissime sculture, ci tengo a dirlo, è la Natura. Io le ho solo cercate (avevo in testa una precisa "ipotesi di lavoro"), trovate e, per fermare il tempo che avrebbe potuto degradarle, le ho ritratte con inchiostro di china un po' avventurosamente: sotto il sole cocente, nel vento di bufera del "meltemi" (una specie di bora), e cercando di evitare gli spruzzi del mare.
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I bambini, si sa, vedono animali e mostri dappertutto: nelle screpolature o nelle macchie dei muri, nelle venature del marmo, nella graniglia dei pavimenti, in alcune ombre, linee e sfumature, perfino nelle nuvole. Siamo soliti da sempre perdonarli per il loro "eccesso di fantasia". Sono bambini, amano le favole, i racconti immaginari e fantastici.
Però, lo dicevano i filosofi presocratici, i sensi sono spesso ingannevoli anche per noi adulti che abbiamo già una certa esperienza degli spettacoli naturali. E’ comprensibile, p.es, che nella penombra tra il fogliame fitto degli alberi il gioco della luce possa creare effetti speciali, che nella corteccia d’un albero possiamo indovinare le forme d’un oggetto noto.
E quanti oggetti strani, che nessuno vede, si nascondono nell’incerta terra di nessuno tra Natura e Civiltà. Io li ho innanzitutto cercati ("ipotesi di lavoro"), poi trovati e raccolti, insomma fisicamente collezionati (anche per cautelarmi: li avrei poi mostrati agli increduli), poi finalmente copiati e interpretati con l’inchiostro di china su carta. Ora ho trovato il tempo di inserire nel mio blog Arte della Natura le 50 mini-tavole più rappresentative tra quelle disegnate lungo alcune estati, sotto il sole cocente, in spiagge sabbiose o di ciottoli, spesso troppo vicino al mare, per lo più in burrasca (e attento dunque ad evitare spruzzi di acqua salata, letali per un disegno), quasi sempre nel vento, ma qualche volta anche nel freddo d'un bosco ombroso di pini d'Aleppo battuto dalla tramontana e a picco sul mare. Un grazie, perciò, va anche all'umile elastico, che ha fermato le pagine del piccolo blocco da disegno "Claire fontaine" (formato A5, l'ideale per viaggi avventurosi) su cui ho lavorato. E alla custodia di plastica che proteggeva dall'umidità i disegni, nello zaino da escursione.
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Ma come sono nati gli oggetti che ho trovato e poi disegnato sul posto stesso del ritrovamento?
Le piogge, il sole, il vento, l’alternanza caldo-freddo e umido-secco, l’azione dei microrganismi, la degradazione delle sostanze biologiche, il fuoco degli incendi estivi (a cui debbo la bellissima testa di cammello: sembra scolpita con intelligenza umana!), trasformano in modo incessante fino alla distruzione i legni e le piante selvatiche nei boschi, sugli scogli marini e nelle aree retrostanti le spiagge selvagge. Tutti ambienti in cui da anni cerco gli oggetti "scolpiti dalla natura", legni soprattutto, ma anche ciottoli, alghe marine ed erbe, rotte, sagomate, tagliate, arrotondate ed erose dagli elementi. Il Caso dà loro forme per lo più anodine e insignificanti, ma altre volte li fa assomigliare ad animali curiosi, mostruosi, a figure grottesche e perfino umoristiche.
Così, nei materiali che ho raccolto d’estate nelle isolette delle Cicladi o a Creta, e subito, magari sotto il sole cocente, in pochi minuti riprodotto su carta con inchiostro di china, le somiglianze sono davvero inquietanti e, come dire, riscontrabili obiettivamente da tutti. Ho fatto il giro della spiaggia, prima di copiarla sulla carta, con la presunta "testa di cammello" in mano che avevo trovato frugando tra i resti di un incendio. La mostravo a tutti chiedendo: a che ti fa pensare? E tutti dicevano subito: "Un cammello, è chiaro. Lo hai scolpito tu?"
Per molti oggetti la significanza semantica era chiara e indiscutibile per chiunque. Addirittura vista da ogni lato. Come, ricordo, quel lungo zeppetto di legno secco che finiva con una buffa testa di picchio. Testa che, incredibile, da un lato assomigliava a Marco Pannella, e dall’altro lato sembrava tutto Giuliano Amato. Un picchio politico. E per colmo della coincidenza il verso Pannella era (è, perché lo conservo) dotato di un tipico berretto frigio, simbolo settecentesco della libertà, e anche del partito radicale. Buffa e semanticamente ambigua è perciò la didascalia con cui ho catalogato disegno e foto: "Picchio-Pannella con berretto frigio". Dove sembrerebbe che io, dissidente su alcuni punti e modi, ma sempre laudatore di Marco (v. a lato: è nella lista dei "personaggi" ai quali per qualche verso mi assomiglio), abbia perso il lume della ragione e mi sia messo a picchiarlo!
Ma, a proposito di caricature "naturali", c'è un "Barbagianni-picchio-cane" che pare proprio, spiccicato, l'amico giornalista Dimitri Buffa, col quale condivido parecchie idee. Non a caso, pungente come pochi. Ma, giuro, non volevo: me ne sono accorto solo dopo averlo disegnato, col modello appoggiato sulla sabbia. Come in Blow-up.
Così, le stranezze di questi reperti lasciati dalla Natura e modellati dal Caso sono numerose. E hanno lasciato a bocca aperta soprattutto il loro secondo autore.
Alcuni oggetti hanno richiesto anche la fantasia dell’interprete. Erano spartiti che andavano suonati. Il musicista ha creato il vero fraseggio, il colore, i tempi reali. Insomma autore ed esecutore sono co-autori. Ammetto che in alcuni casi la somiglianza non era immediatamente evidente: dovevo girare e rigirare, angolare, perfino integrare (la "Diavolessa" è composta di tre pezzi), per ottenere qualcosa di significativo. Certo, è stato inevitabile – e di questo da persona molto razionale ho avuto onesta consapevolezza fin dall’inizio – che sulla carta l’inchiostro fluisse in modo quasi integrativo e compensatorio, rendendo un po’ più evidente e leggibile il "significato" del reperto.
L’unica vera difficoltà che ho avuto è stata dover ingrandire tutti gli oggetti in carenza di informazioni sufficienti. Mi spiego: quasi tutti i reperti sono minuscoli, anche di pochi centimetri. Quindi, diremmo in linguaggio informatico, avevo a che fare con pochi pixel e dovevo ingrandirli molto. Il rischio era un disegno piatto, senza particolari. Che ho fatto, allora? Ho dovuto munirmi d’un microscopio virtuale che mettesse in rilievo dettagli poco visibili da lontano a occhio nudo.
Comunque, in molti casi è bastato l’ingrandimento per far diventare interessante, minaccioso, inquietante, grottesco, un oggettino che chiunque in un bosco, sulla scogliera o in una spiaggia selvaggia avrebbe calpestato, anzi calpestava, senza pensarci due volte.
NICO VALERIO

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