Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

12 giugno 2008

ANCORA SULLE NOZZE VIETATE DAL VESCOVO A VITERBO

http://www.corriere .it/cronache/08_giugno_ 08/stella_ chiesa_nega_ il_matrimoni o_660eddac-3529-11dd-901f-00144f02aabc.shtml


Nozze vietate a Viterbo
Quando la Chiesa esclude i disabili
Lui è semiparalizzato dopo un incidente, il vescovo di Viterbo nega il
matrimonio

Se il «Padre Nostro» riesce a dire tutto in 56 parole, non ne sono bastate
il quadruplo al Vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli. Il monsignore
doveva spiegare perché ha rifiutato il matrimonio religioso a un ragazzo
che, semiparalizzato in un incidente stradale, forse non potrà mai avere dei
figli. Ha preferito evitarlo.

Il comunicato della Curia rivendica che la scelta è stata fatta con
«attenzione e amore», «rispetto e discrezione». Che le «notizie di stampa
circa decisioni ecclesiastiche e divieti in ordine alla celebrazione di un
matrimonio debbono indubbiamente qualificarsi non solo come infondate, ma
anche come un'operazione di sciacallaggio» . Che «sono state offerte tutte le
motivazioni di una realtà che non dipende né da discrezionalità di giudizio
né da intenzionalità dei soggetti». Che «la riservatezza è d'obbligo e la
privacy è diritto». Che «tutto è stato fatto nella condivisione sincera
della situazione e con ogni attenzione umana e cristiana». Perché sia stata
presa quella decisione, una coltellata nell'anima di quel ragazzo di 25 anni
già ferito nel corpo dallo schianto ai primi di maggio, non è spiegato
affatto. Come non è spiegato perché, dopo avere ottenuto una lettera in cui
i due giovani fidanzati confermavano per iscritto la loro volontà di
sposarsi nonostante il colpo durissimo che avevano subito, monsignor
Chiarinelli non abbia avvertito l'opportunità di ascoltarli di persona.

La sua risposta, ha scritto Arnaldo Sassi sul Messaggero, è stata «non
possumus », senza tanti giri di parole, perché non è certa, da parte di lui,
la capacità di procreare. «Impotenza copulativa ». I due ragazzi si sono
sposati lo stesso, ieri mattina, nell'ospedale romano dove lui è ancora
ricoverato. Matrimonio civile. Nel giorno stesso in cui erano state fissate
le nozze prima di quel terribile incidente stradale. Hanno giurato di amarsi
e rispettarsi nella buona e nella cattiva sorte, che già li ha messi alla
prova. E dicono le agenzie che hanno levato il calice in un brindisi e
tagliato la torta e sorriso tra parenti e infermieri. Dio li benedica. E' un
peccato, però, che il vescovo non abbia sentito il bisogno di spiegare
meglio la scelta fatta. Non solo per quei due sposi respinti, ai quali
resterà per tutta la vita l'amaro in bocca, ma per tanti credenti che, con
tutto il rispetto per madre Chiesa magistra vitae e la sua secolare
saggezza, faticano a capire.

Tanto più che la storia dei rapporti con la disabilità ha visto straordinari
esempi di generosissima dedizione di preti e suore e cristiani al capezzale
di chi soffre. Ma è stata segnata anche da una serie di incomprensioni e
ostilità che, rilette con gli occhi di oggi, gelano il sangue. Basti
ricordare come la deformità, nonostante grandi figure quali sant'Ermanno il
Rattrappito (il quale era tutto storto, gobbo, incapace perfino di stare
seduto ed era stato dai medici dell'epoca catalogato quasi come un demente,
ma era un santo) sia stata per secoli associata al male, al peccato,
all'offesa a Dio. E non si trattava solo di rappresentazioni iconografiche
in cui Satana era storpio, orrendo, mostruoso. San Gregorio Magno, che aveva
un'idea del corpo quale una specie di involucro ripugnante che ricopre
l'essenza, era convinto che «un'anima sana non albergherà mai in una dimora
malata ». Le leggende medievali bollavano i deformi come frutti del peccato
e il « Malleus maleficarum », cioè quella specie di manuale di caccia alle
streghe redatto nel 1486 dai domenicani Jacob Sprenger ed Heinrich Kramer,
arrivò a ipotizzare che fossero concepiti in un rapporto carnale col
demonio. Certo, la « Taxa camarae » di Leone X, il tariffario delle
indulgenze dove si legge che «i laici contraffatti o deformi che vogliano
ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria
apostolica 58 libbre» e che «uguale somma pagherà il guercio dell'occhio
destro, mentre il guercio dell'occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre»,
sarebbe un documento falso o per lo meno «aggiustato » per ragioni polemiche
dai luterani.

Ma è lo stesso Catechismo Tridentino a disciplinare, a proposito dell'Ordine
sacerdotale, che «non devono essere promossi agli ordini i deformi per
qualche grave vizio corporale e gli storpi. La deformità ha qualcosa di
ripugnante e questa menomazione può ostacolare l'amministrazione dei
sacramenti ». Quest'idea dell'interferenza del Male nella disabilità, già
presente in Dante quando parla dell'epilessia («E quale è quei che cade, e
non sa como / per forza di demon ch'a terra il tira») è rimasta a lungo,
purtroppo, conficcata nella carne stessa di tanti cristiani. Lo dice la
delibera del IV Concilio del Laterano dove si rileva che «l'infermità del
corpo a volte proviene dal peccato». Lo conferma il saggio dell'enciclopedia
Treccani su «Infirmitas, terapia spirituale e medicina» dove si spiega che
la malattia è per molto tempo «uno dei tria mala che caratterizzano la
natura e la storia dell'uomo da quando Adamo, con il peccato, ha perduto per
sé e per la sua progenie anche l'integrità del corpo di cui godeva».

«E' l'operato diabolico che ingenera, favorisce e aggrava le malattie
nervose, l'isteria, l'epilessia e la follia ma, come l'acqua santa del
battesimo scaccia il demonio e lo stesso elemento, spruzzato "sui frutti
della terra, sulle viti e sugli alberi, sulle abitazioni dell'uomo, sulle
stalle e sulle greggi" è "rimedio e soccorso contro i malefici di Satana"»
scrive Paolo Sorcinelli nel libro «Il corpo e l'acqua», «Ugualmente, nei
casi delle malattie della psiche, insieme al medico va chiamato anche il
sacerdote e le medicine, prima di venir sommi-nistrate, devono essere
benedette e asperse con l'acqua santa». Certo, è cambiato tutto. E mille
uomini di Chiesa hanno dato mille volte prova di avere oggi un rapporto con
la disabilità generoso, spesso eroico e profondamente diverso dal passato.
Proprio per questo, però, davanti a un episodio che ferisce due ragazzi già
provati dal dolore come quei due sposini di Viterbo, uno si chiede: ma
perché?

Gian Antonio Stella
08 giugno 2008

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