Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

26 aprile 2008

per non mollare-Newsletter per l'azione liberale

Anno IX - n. 08bis - 18 aprile 2008

"[.] Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire [.]" (Alexis de Tocqueville)

"E' assurdo o meglio inconcludente vagheggiare un modo diverso di fare politica con attori e mosse diverse senza tener conto che per farlo bisogna mutare le regole che hanno creato quegli attori e predisposto quelle mosse"

Norberto Bobbio, Il Futuro della Democrazia

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SPECIALE ELEZIONI

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12.485.465 cittadini senza potere

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APPUNTAMENTI

CASTELFRANCO VENETO 24/04/08 h. 20,30 presso la Biblioteca Comunale in via dell'Abbaco dibattito sugli esiti delle recentissime elezioni politiche con Giorgio Anselmi, Segretario nazionale del Movimento Federalista Europeo. Per informazioni mfecastelfranco@ yahoo.it

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VERSO UNA NUOVA REPUBBLICA?

Le elezioni politiche del 13 e 14 aprile hanno dato dei risultati imprevedibili, o meglio imprevedibili nella misura, poi, rilevata.

Avevamo insistititi sulla opportunità del non voto. Ci auguravamo di raggiungere almeno la cifra di dieci milioni di cittadini. Il non voto è la denuncia dell'immobilismo conservatore al quale il regime ci ha sinora abituato. Alla resa dei conti tra astenuti, schede bianche, nulle, e consenso a liste che non avevano speranza di raggiungere il premio di consolazione del finanziamento pubblico, si è contabilizzato in quasi dodicimilioniecinqu ecentomila la massa dei cittadini senza potere.

Avevamo previsto anche il nome del Presidente del Consiglio che avrebbe inaugurato la XVI legislatura. Eravamo convinti che la lotteria del Senato, lotteria imposta dall'attuale legge elettorale, avrebbe impedito alla nuova maggioranza parlamentare di poter sostenere, con sufficienti energie umane, le iniziative governative. Anche in questo caso ci siamo sbagliati. La lotteria del Senato è stata ampiamente vinta dalla nuova maggioranza parlamentare tanto da metterla nelle condizioni migliori per scegliere tra l'immobilismo conservatore e le riforme liberali per modernizzare le istituzioni, il mercato e la società, sola reazione ragionevole all'attuale degrado.

In fondo la nuova maggioranza, quella che si richiama a Silvio Berlusconi, ha ora la possibilità di soddisfare la richiesta di riforme che i diciassettemilioni di sostenitori del governo si aspettano e di ridare fiducia ai quasi dodicimilioni di cittadini senza potere non rassegnati al solito immobilismo conservatore, causa del degrado esistente.

L'imprevisto esito elettorale, inoltre potrebbe, sburgiardare i 17.746.639 tifosi antigovernativi.

In conclusione, siamo alla possibile vigilia del passaggio alla nuova repubblica? Sarà migliore o peggiore di quella precedente? Stiamo a vedere, ma prepariamoci a costituire il partito della Riforma. Il passaggio alla democrazia liberale non può essere lasciato solo al caso! (bl)

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VENETO LIBERALE

DIREZIONE DEL 17 APRILE 2008

Veneto liberale, riunita la propria direzione in Castelfranco Veneto il 17 aprile 2008,
constatato, dai dati resi noti dal Ministero degli Interni, che ben il 27% degli elettori o si sono, per lo più, astenuti o hanno votato scheda bianca o nulla o hanno disperso volutamente il proprio voto assegnandolo a chi non ha raggiunto neanche la percentuale per ottenere il finanziamento pubblico;
considerato che il 27% degli elettori ammonta a ben 12.485.465 di elettori, ossia una massa tutt'altro che trascurabile, e che tra loro vi sono molti a cui non piace questo sistema politico perché non si riconoscono né nel populismo conservatore della coalizione di Berlusconi, né nel riformismo clerical-democratic o della coalizione di Veltroni, né nella nostalgia democristiana, né in quella genericamente di "sinistra" o di "destra";
constatato che ben il 65% del corpo elettorale ha fatto una scelta sostanzialmente bipartitica, pur riversando il proprio consenso su due coalizioni, ratificando comunque le decisioni delle oligarchie e assegnando ai notabili la nomina dei parlamentari, con il meccanismo delle opzioni delle circoscrizioni;
considerato che la maggioranza parlamentare, espressa dal 36% del corpo elettorale, ha l'opportunità storica di affrontare una ennesima fase di normalizzazione della repubblica attuale (dopo quelle iniziate in seguito alle elezioni del 1948, del 1963, del 1979 e del 1994) con il rischio, per la civile convivenza, delle conseguenze della sua implosione oppure dotare il paese di nuove istituzioni e quindi traghettarlo verso una nuova repubblica possibilmente liberale;
esprime la propria soddisfazione per gli esiti delle ultime elezioni politiche in quanto non solo è aumentato il numero di coloro che ha manifestato con il "non voto" il proprio dissenso nei confronti dell'attuale regime, come da Veneto liberale attivamente sostenuto, ma, inaspettatamente, l'elettorato ha posto la maggioranza parlamentare nelle condizioni migliori per scegliere tra l'immobilismo conservatore e le riforme liberali per modernizzare le istituzioni, il mercato e la società, sola reazione ragionevole all'attuale degrado;
perciò si attende che il nuovo parlamento, al più presto,
a) ratifichi il Trattato di Lisbona
approvando, nell'occasione, una dichiarazione in cui l'Italia si impegna in tutte le sedi istituzionali europee a rilanciare - anche tra un'avanguardia di Stati, se l'unanimità non sarà possibile - il processo costituente, perché l'Europa ha bisogno di un governo democratico e capace di agire, per affrontare le sfide della globalizzazione, della pace internazionale e dello sviluppo sostenibile;
b) sostenga un progetto complessivo di riforme
1) che abbia come direzione necessaria la legge elettorale maggioritaria che recuperi, tra l' altro, il rapporto tra elettori ed eletti con gli strumenti del collegio uninominale e delle primarie;
2) inoltre si indica nella scelta immediata del Capo dell' esecutivo, nella eliminazione del bicameralismo perfetto, nella drastica riduzione dei tentacoli della politica e del numero dei suoi "professionisti" a cominciare dal taglio dei parlamentari;
3) nella riforma dei regolamenti parlamentari, ed in una legge sui partiti, che realizzi democrazia e trasparenza interna, oltre ad una seria riforma del finanziamento pubblico che eviti vergogne intollerabili; in caso contrario, voglia garantire, almeno, il regolare svolgimento della consultazione referendaria nella prossima primavera;

Veneto liberale, infine,
ribadisce per l'ennesima volta la centralità delle elezioni europee del 2009 affinché, queste possano diventare l'occasione per il rilancio di una vera politica europea e non una banale occasione di rivalsa per i perdenti della recente consultazione nazionale, sostenendo quella lista di liberali che faccia riferimento anche ai democratici ed ai riformatori europei (ELDR) indicando un candidato a Presidente della Commissione europea e un altro a Ministro europeo per la politica internazionale, così "politicizzandole" e presentando un vero e proprio "programma di governo" per l'Unione Europea;
perciò dichiara di essere disponibile a collaborare con chiunque abbia il medesimo obiettivo, indipendentemente dalle scelte fatte a livello nazionale, mettendo a disposizione le proprie energie umane, culturali e finanziarie.

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MFE L'ITALIA EUROPEA E' POSSIBILE

L'esito delle elezioni ha mostrato che gli italiani hanno voluto una semplificazione del quadro politico, affidando la responsabilità di governo al PdL e la responsabilità dell'opposizione al PD, con l'UDC al centro.
Esistono pertanto le condizioni per assicurare la stabilità politica e fare le riforme istituzionali e strutturali, possibili solo con larghe intese, di cui l'Italia ha urgente bisogno per mettersi al passo con gli altri paesi europei.
La modernità è l'Europa. Le riforme tentate nel passato sono fallite perché non si è tenuto conto del quadro europeo. L'Italia non può più fare da sé.
Esistono un mercato interno, una moneta europea, un Parlamento europeo, una Commissione e una Corte di giustizia. Si è avviata una politica estera e della sicurezza. L'Europa è un soggetto attivo della politica mondiale. Chi vuole cambiare il sistema politico italiano e garantire più efficienza all'economia deve agire nel quadro europeo. Il futuro dell'Italia è in Europa e un'Europa unita è necessaria per agire nell'arena mondiale.
E', pertanto, urgente che l'Italia ratifichi il Trattato di Lisbona. Molti altri paesi europei lo hanno già fatto. L'Italia si è impegnata a farlo entro il 2008. Con il Trattato di Lisbona, sarà possibile imprimere un nuovo slancio alla costruzione europea in occasione delle elezioni europee del giugno 2009.

Il Movimento Federalista Europeo chiede a tutte le forze politiche presenti nel Parlamento italiano:
1. di ratificare subito il Trattato di Lisbona approvando, nell'occasione, una dichiarazione in cui l'Italia si impegna in tutte le sedi istituzionali europee a rilanciare - anche tra un'avanguardia di Stati, se l'unanimità non sarà possibile - il processo costituente, perché l'Europa ha bisogno di un governo democratico e capace di agire, per affrontare le sfide della globalizzazione, della pace internazionale e dello sviluppo sostenibile;
2. di agire, all'interno delle rispettive famiglie politiche europee, affinché i partiti europei designino un loro candidato a Presidente della Commissione europea in vista della elezione europea del giugno 2009. I cittadini europei devono poter scegliere non solo il partito che li rappresenterà al Parlamento europeo, ma anche il responsabile dell'esecutivo che si impegnerà a realizzare un programma di governo per l'Europa. Se i partiti europei si assumeranno le loro responsabilità , le elezioni europee del 2009 diventeranno il primo passo verso un'Europa politica, con un Parlamento europeo in cui si manifesterà una genuina dialettica democratica tra le differenti forze politiche.

L'Italia si è data un governo. E' ora possibile e necessario dare un governo all'Europa.

Movimento Federalista europeo
Milano, 15 aprile 2008

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PARTITI E ISTITUZIONI DOPO LA VITTORIA DI BERLUSCONI

RESTANO APERTE TRE EMERGENZE

GIOVANNI GUZZETTA dal CORRIERE DELLA SERA del 16/04/08

Caro direttore, ha ragione il suo giornale: i risultati delle elezioni possono offrire un' occasione all' Italia. Lo si vede tanto dai segnali positivi che da quelli negativi. Il malessere c' è. E' indubbio. Lo si vede dall' astensionismo, che tocca il massimo storico. Ma lo si vede anche dalla crescita dei partiti che intercettano la protesta (Lega e IdV). Però il malessere non è divenuto ribellismo inconsulto e qualunquismo estremo. Prevale, seppure con un crescente grido d' allarme, uno spirito costruttivo, una piccola apertura di credito verso la politica. Importanti anche i segnali positivi. Nel 1989, l' Italia aveva il sistema politico più anomalo dell' Occidente. La democrazia bloccata, il più grande partito comunista tra le liberal-democrazie, la frammentazione politica (anche allora vari partiti dell' «uno virgola»). In vent' anni queste anomalie (secolari) sono quasi scomparse. Grazie anche alla spinta popolare e dei movimenti civili. Grazie ai referendum del ' 93, che ci hanno consegnato l' alternanza e il primo bipolarismo. Grazie, mi si consenta, alla spinta referendaria del 2007 e agli 821 mila cittadini che hanno imposto all' agenda il tema della semplificazione e dell' apertura al bipartitismo anche in Italia (come in tutte le democrazie europee). Adesso i principali leader politici, malgrado il rinvio del referendum, ne hanno in parte anticipato gli effetti, andando (quasi) da soli e semplificando l' offerta politica. Il resto lo hanno fatto gli elettori concentrando il proprio voto sui due principali schieramenti e nello stesso tempo lasciando spazio a voci di minoranza, impedendo loro, però, di fare i veto-players alla Mastella. Il voto ideologico si è ridotto drasticamente, collocandosi finalmente a un livello fisiologico. Per allinearsi all' Europa liberal-democratica rimangono però tre emergenze. La cui soluzione è improcrastinabile. La prima riguarda la rappresentanza democratica. Ancora una volta in queste elezioni i cittadini non hanno scelto direttamente nessuna persona. Né il capo del governo né i parlamentari. Gli elettori hanno potuto solo ratificare le decisioni inappellabili dei partiti. Delle primarie per i candidati non si è vista traccia. Insomma si è votato, ma non si è scelto. E oltre al danno subiremo, di nuovo, la beffa delle candidature multiple. Oltre alle liste «preconfezionate» dai partiti, anche stavolta un quarto dei parlamentari sarà deciso dopo le elezioni con i ripescaggi da parte dei plurieletti. Su questo purtroppo i partiti si sono ben guardati dall' andare incontro al referendum. La seconda emergenza sta nella macchina di governo. Due Camere identiche, procedure arcaiche, il doppio dei parlamentari degli Stati Uniti, una pletora di enti e carrozzoni, un potere di veto non del tutto scomparso: con i bizantinismi dell' architettura istituzionale, vincere le elezioni, purtroppo, non garantisce governabilità ed efficienza. Sono più di trent' anni che lo sappiamo. La terza emergenza è nella scarsa o nulla democrazia interna ai partiti. In uno scenario bipartitico e con un voto che si concentra sempre più su due soli soggetti, diviene ancor più importante assicurare trasparenza e controllo democratico al loro interno. E' necessario che i partiti siano sempre più delle case di vetro, secondo il dettato della Costituzione. E non delle caste opache. In queste elezioni i cittadini hanno rinunciato (per ora) alla generalizzata protesta antipolitica, dimostrando una passione civile (seppur ferita) e grande senso di responsabilità . Oggi le forze politiche hanno la possibilità di dimostrarne altrettanto, facendo finalmente riforme che durino e consentano all' Italia di riacquistare dignità e fronteggiare il futuro con carattere. È questa la grande occasione. Non è detto che ce ne sarà un' altra.

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LA NUOVA MAGGIORANZA PARLAMENTARE
IL CAVALIERE E L'ASTICELLA DEI LIBERALI

di PIERO OSTELLINO dal CORRIERE DELLA SERA del 18/04/08

Manca solo la moviola. Assente il "calcio giocato" nelle trasmissioni post-partite; assente il "Paese reale" nel dibattito post-elettorale. In campagna elettorale, la par condicio era stata la metafora del Paese. Paralizzato dall'isteria regolamentatrice della sua classe politica. La cui pretesa di regolare i tempi dell'informazione politica televisiva con la clessidra ha evocato il Minculpop (fascista) o il "Manuale del giornalista" (sovietico). Il post elezioni minaccia anch'esso di essere la metafora del Paese. Per dirla col proverbio inglese, si parla delle persone (come fa la servitù); non delle cose (come fanno i gentiluomini) . Provo, allora, riprendendo il filo di una tematica che svolgo da tempo su queste stesse colonne, a elencare alcune cose strutturali, "di sistema", che il governo dovrebbe fare. L'informazione di ispirazione liberale dovrebbe, secondo me, alzare via via l'asticella del liberalismo, tallonandolo su questo terreno.

Conformismo culturale. Qui, il governo meno fa, meglio è. In una democrazia liberale, non spetta ai governi orientare le scelte culturali dei cittadini. Ma il governo può favorire la nascita di un mercato culturale "aperto". Primo: incrementando, nei programmi di insegnamento per docenti, lo studio di una metodologia empirica della conoscenza, rispetto a quella preponderante attuale di matrice filosofico-idealist ica. Secondo: riformando il sistema scolastico secondario, ancora in gran parte napoleonico, in modo da lasciare maggiore libertà di scelta dei programmi alle scuole, agli insegnanti e al coinvolgimento delle famiglie. Terzo: liberalizzando e privatizzando le università e mettendole in concorrenza fra loro sulle diverse modalità di insegnamento. Corporativismo sociale. Se si cerca di riformare gli Ordini professionali, depurandoli dei privilegi corporativi, le resistenze sono insormontabili.

Ma si può aggirare l'ostacolo. Abolendo il valore legale del titolo di studio. Il modo di scardinare il carattere monopolistico delle corporazioni di "arti e mestieri" è di liberalizzarne accesso ed esercizio. Infine, si dovrebbe abolire il sistema delle "concessioni" governative, che riecheggia prerogative regali, ma nulla ha a che vedere con una società aperta e un mercato concorrenziale. Collettivismo statuale. L'introduzione di elementi di dirigismo (comunista) sul corpo sociale disegnato dal corporativismo (fascista) ha prodotto uno sterminato numero di leggi e regolamenti, forme sempre più diffuse di "illegalità legale" e di arbitrarietà della Pubblica amministrazione. L'eccesso di vincoli e divieti viola le libertà del cittadino. È necessaria una semplificazione legislativa in senso liberale, che riduca il numero delle leggi e regolamenti a 9-10mila in tutto. Berlusconi ha, per la seconda volta, l'occasione storica di cambiare l'Italia. Non so se saprà coglierla. So, però, che se non la coglierà, non ce ne sarà una terza. Né per sé, né per il Paese.

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VERSO LA NUOVA REPUBBLICA?
UN MANDATO MOLTO FORTE CON SEGNALE BAVARESE

di STEFANO FOLLI da IL SOLE 24 ORE del 15/04/08

Da oggi comincia un capitolo nuovo nella storia d'Italia. Finisce la lunga estenuante transizione che aveva preso il via con il collasso della Prima Repubblica, ormai quindici anni fa. Si voleva un'Italia bipolare, semplificata nei suoi equilibri parlamentari, sottratta al gioco paralizzante dei veti: e ora gli italiani l'hanno creata con il loro voto. Si voleva un governo stabile e solido che fosse premessa di una legislatura priva delle consuete nevrosi: adesso è possibile come mai nel recente passato. Si chiedeva alla classe politica di garantire la buona amministrazione, fornendole la spinta per decidere e operare: e questo, ci si augura, potrebbe diventare presto realtà. Ciò non significa che da oggi avremo una democrazia europea, nel segno di un'alternanza fra popolari e socialdemocratici. Tuttavia avremo una forma di bipolarismo più coeso, fondato su due mini-coalizioni.

Diciamo che il popolo italiano ha fatto la sua parte. Con saggezza e un po' di rabbia, se è vero che il lavoro di riequilibrio elettorale ha premiato forze che incarnano il malessere, il disagio, se si vuole il rancore verso la politica centrale e i suoi vizi. Non si capisce il successo addirittura clamoroso della Lega di Bossi in ampie aree del Nord se non lo si collega al crescere di un sentimento che rifiuta la politica "romana". Si dirà che tale stato d'animo esiste da almeno due decenni. Sì, ma è adesso che Fanti-politica si è intrecciata con la "questione settentrionale" nei termini imprevedibili cui stiamo assistendo. Bossi ha fatto suoi sentimenti e risentimenti diffusi in Lombardia, in Veneto, in parte in Piemonte (ma anche altrove: si veda l'espansione leghista in Emilia Romagna) perché nessuno è più credibile di lui nell'esprimere diffidenza verso l'inefficienza e le lentezze dello Stato centrale.

Quindi il dato di fondo è la vittoria netta di Silvio Berlusconi. È lui, uno dei personaggi politici più sorprendenti, spregiudicati e controversi dell'Occidente, il leader che riesce a rappresentare la sintesi di un Paese moderato, ma voglioso di modernità - anche quando dimostra di averne paura - e sempre più insofferente verso i vincoli, i freni e le incongruenze di chi diffida del cambiamento.

Ma non si comprende il senso della vittoria berlusconiana (la terza in cinque competizioni elettorali) se si sottovaluta il dato politico che l'accompagna: vale a dire l'impronta nordista che l'affermazione della Lega porta con sé. E che non è contraddetta dai voti (tanti) ottenuti dal centrodestra nel Sud. Bossi garantisce che Berlusconi non sarà il suo "ostaggio". C'è da crederlo. La Lega è un partito leale agli accordi di coalizione, anche perché ha tutta la convenienza a esserlo. La lealtà paga, visto che oggi tra Lombardia e Veneto abbiamo quasi una seconda Baviera, con Bossi nei panni che furono di Strauss e Stoiber. E la "questione settentrionale" , anche quando significa timore della globalizzazione e inquietudine verso gli immigrati, è incarnata dalla Lega.

Al tempo stesso questa lealtà non significa rinuncia a esercitare un peso politico nelle scelte del futuro governo: e mai come ora la Lega è destinata a pesare. Non per il folklore e tantomeno per certe uscite di cattivo gusto, bensì per la capacità di rappresentare le esigenze e anche i risentimenti del suo elettorato. Sotto questo aspetto il lavoro che attende Berlusconi non sarà facile. Certo più complesso che nel 2001. E si capisce perché. La vittoria, proprio perché è limpida, deve produrre al più presto una serie di risultati concreti. In primo luogo, perché non ci sono più alibi. Sette anni fa Berlusconi aveva dietro di sé una coalizione ampia e farraginosa. Ci fu l'11 settembre e l'agenda del centrodestra cambiò. Ora Berlusconi ha il dovere di parlare agli italiani il linguaggio della verità, senza cedere a quei toni populistici che hanno scandito qui e là il cammino del Popolo della Libertà.

In secondo luogo, non è più tempo di tensioni e conflitti: si tratta di scoprire nel nuovo Parlamento un senso di responsabilità nazionale che deve coinvolgere sia la maggioranza sia l'opposizione; Ieri sera Bossi ha citato la priorità del «federalismo fiscale». Ecco un esempio di riforma, certo urgente, che tuttavia esige un alto senso di responsabilità politica per non danneggiare una parte del Paese, quella più debole. È il primo banco di prova per la leadership berlusconiana. Sotto questo profilo, la telefonata di Veltroni a Berlusconi è di buon auspicio. Come pure è interessante la volontà dichiarata, da parte del leader del Pd, di voler fare un'opposizione costruttiva, disponibile a condividere il sentiero delle riforme.

Certo, è presto per essere ottimisti a proposito della «legislatura costituente». Il fatto che la deriva anti-politica abbia incoraggiato la Lega, da un lato, e il partito di Di Pietro, dall'altro, non semplifica le cose. Il bipolarismo è nato, grazie al risultato elettorale, ma c'è un u-12% circa che rappresenta l'ala radicale delle due coalizioni. E che non sarà entusiasta di cercare convergenze parlamentari con l'opposizione. Ne deriva che il sentiero di Veltroni è piuttosto stretto. La rottura con l'estrema sinistra è servita a escludere dal Parlamento, per la prima volta dal dopoguerra, le forze che si ispirano dichiaratamente alla tradizione comunista. Ed è un dato che impressiona, anche per i suoi risvolti sociali. Tuttavia Veltroni ha ottenuto solo un buon risultato, non un ottimo risultato. Si è allontanato dalla sinistra, ma non ha conquistato il centro e tanto meno il Nord. Ha posto le premesse per la futura forza «riformista» di governo, ma sa di dover consolidare il processo. Ora ha di fronte qualche anno di opposizione e dovrà gestire con intelligenza questo periodo non breve. Non è detto che i notabili del Pd gli lasceranno mano libera. Ma proprio per questo è bene che Veltroni abbia teso la mano al suo «principale antagonista».

Se vogliamo il bipolarismo, è necessario che sia maturo e responsabile. Altrimenti non avrebbe alcun senso. È un tema che riguarda il Pd e coinvolge anche l'altra forza presente in Parlamento, ossia il centro di Casini. L'Udc-Rosa Bianca ha retto, è riuscita a non farsi fago- citare, a differenza di Bertinotti. Ora Casini può svolgere una funzione preziosa di raccordo in nome del buon senso istituzionale.

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ALI MASSIMALISTE
CARROCCIO E DI PIETRO

di RENATO MANNHEIMER dal CORRIERE DELLA SERA del 15/04/08

L'indecisione è durata fino alla fine: un votante su cinque dichiara di avere maturato la sua scelta definitiva solo nell'ultima settimana. Ma, questa volta, il comportamento degli elettori non ha portato solo ad un nuovo Parlamento. E' emerso anche un significativo mutamento dell'intero sistema di offerta dei partiti. Infatti, l'aspetto più importante di queste elezioni è costituito dal rafforzamento del bipolarismo. Si tratta di una ulteriore tappa della profonda trasformazione in corso da qualche tempo nella struttura dell'offerta politica del nostro Paese. Il processo è stato a suo tempo innescato dai leader di partito (prima il «correrò da solo» di Veltroni e, successivamente, la formazione del Pdl da parte di Berlusconi) e si è fortemente accentuato, oggi, in seguito alle scelte degli elettori. Più di otto votanti su dieci, con l'opzione per le coalizioni maggiori, hanno sottolineato la loro inclinazione verso una radicale semplificazione dello scenario.

La conseguenza è, come si è detto, una sostanziale modifica di fatto del sistema politico, nonostante la - per certi versi in contrapposizione alla - pessima legge elettorale. Ciò ha portato alla mancata conferma delle ambizioni dell'Udc (che auspicava una maggiore attenzione verso le forze collocate al centro) e, specialmente, alla bruciante sconfitta del progetto di Bertinotti, che ha visto molti suoi ex votanti scegliere il Pd o l'astensione o, in certi casi, i partiti dell'estrema sinistra. All'interno di questo stesso processo, però, si è accentuata l'importanza della componente «radicale» dell'offerta politica entro le coalizioni maggiori. In questa luce, va letto l'incremento del seguito di Di Pietro e, specialmente, il grande exploit della Lega.

Quest'ultimo è stato favorito anche dall'aggravarsi del disagio soggettivamente percepito dalle popolazioni del Nord - ricordato più volte su queste colonne - e acuito, nelle ultime settimane, dall'irritazione per la gestione della vicenda Alitalia, considerata eccessivamente «romana». Questa profonda evoluzione nelle preferenze di partito non deve far trascurare l'importanza del calo della partecipazione, confermato anche dai dati definitivi. Esso indica infatti l'esistenza di una diffusa insoddisfazione di certe fette di cittadini per le scelte dei propri leader: tanto che il 20% degli astenuti ha dichiarato di non essersi recato alle urne perché «non contento dei programmi proposti dai partiti». Ma, specialmente, costituisce un segnale del progressivo disinteresse dell'elettorato per la consultazione, rilevato anche dai sondaggi sulla partecipazione alla campagna, risultata inferiore rispetto al 2006.

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LA SEMPLIFICAZIONE
"IL SISTEMA POLITICO È CAMBIATO DI COLPO, QUASI RIVOLUZIONANDOSI"

di RENATO MANNHEIMER dal CORRIERE DELLA SERA del 16/04/08

Il comportamento elettorale di domenica e lunedì ha messo in luce due tendenze diffuse, assai significative e tali, secondo alcuni, da sconvolgere l'assetto politico tradizionale e dare inizio, forse, alla "terza Repubblica".

1) La polarizzazione, vale a dire la concentrazione del voto in un numero esiguo dì partiti, ciò che porterà alla costituzione di pochi gruppi parlamentari e, auspicabilmente, ad un miglior funzionamento di Camera e Senato. Il fenomeno è stato determinato sia dalle iniziative di Veltroni e Berlusconi in termini di offerta partitica, sia dalla consistente limitazione determinata dalle soglie di accesso al Parlamento, previste dalla legge, sia, soprattutto, dalle scelte degli elettori. La vittima maggiore di questa tendenza è stata la Sinistra radicale. Le prime stime sui flussi di voto suggeriscono infatti che solo una minoranza degli elettori al 2006 per i partiti della Sinistra l'Arcobaleno abbia riconfermato oggi la propria fiducia alla formazione di Bertinotti. Gran parte dei restanti ha voluto dare un voto "utile" o "punire" la Sinistra estrema per avere in qualche misura ostacolato l'azione del passato governo Prodi. Quella del "no" a molte questioni e decisioni è stata, evidentemente, una politica che gli elettori non hanno apprezzato. Un'altra quota significativa di ex votanti per le componenti della Sinistra radicale ha voluto manifestare invece il proprio disagio rifugiandosi nell'astensione. Ma c'è anche chi ha scelto una diversa radicalità, optando per la Lega e, soprattutto, per Di Pietro.

Chi ha guadagnato maggiormente dalla disfatta della Sinistra l'Arcobaleno è stato il Pd. Che ha tuttavia ceduto una parte consistente dei propri voti del 2006 all'Udc. Quest'ultima ha dunque visto al suo interno un ricambio notevole, tanto che il suo elettorato attuale parrebbe composto solo per due terzi dai suoi votanti "storici" del 2006.

2) La radicalizzazione. Si tratta di un aspetto forse un po' trascurato nei primi commenti, ma connotante fortemente i risultati, tanto da essere, secondo alcuni, addirittura prevalente. Non è un caso, infatti, che i successi più eclatanti in entrambi gli schieramenti siano legati all'affermazione di forze, appunto, più radicali, come l'Idv e la Lega. L'exploit di quest'ultima mostra come si sia andato estendendo anche nel nostro Paese un segmento di elettorato slegato dalla tradizionale contrapposizione sinistra/destra. La Lega è infatti da questo punto di vista "trasversale" , tanto che la maggioranza dei suoi elettori tende a definirsi, talvolta sbrigativamente, di "centro". Lo è anche nella composizione sociale, che vede accomunati, in nome degli interessi territoriali, percepiti come prevalenti, gli strati più diversi: operai, imprenditori, casalinghe, disoccupati.

Insomma, il sistema politico italiano è cambiato di colpo, quasi rivoluzionandosi. Si è semplificato, ha visto accentuarsi le componenti radicali e, specialmente, vede l'affermarsi di una forza territoriale che è giunta a costituire, sulla base dei consensi ricevuti, il terzo partito del Paese.

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ANALISI DEI DATI ELETTORALI
SETTE PUNTI PERSI DAL CENTROSINISTRA

di ILVO DIAMANTI da LA REPUBBLICA 16/04/08

A leggere i titoli dei giornali di oggi c'è da stropicciarsi gli occhi. Pare di essere tornati indietro di 10-15 anni. Ai trionfi di Forza Italia e della Lega. Una marcia rapida verso il passato. Con la differenza che, allora, Lega e FI erano concorrenti. Alle elezioni del 1994: vinsero insieme, nel Polo delle Libertà. Ma FI cannibalizzò la Lega. Nel 1996 avvenne il contrario. La Lega corse da sola, contro il Polo. E sfondò, nel Nord, realizzando il maggiore risultato della sua storia. A spese di FI.

In queste elezioni, invece, la Lega si è affermata, anzi, ha trionfato alleandosi con FI e AN, confluiti nel Popolo della Libertà. L'ultima invenzione di Silvio Berlusconi. Non un leader, ma, come ha sottolineato Mauro Calise sul Mattino, "il capo". Un accordo vantaggioso per tutti. Il Pdl, nel Centrosud, ha, infatti, ampiamente recuperato i voti "ceduti", nel Nord, alla Lega. Che, peraltro, ha conquistato alla causa comune consensi che vanno molto al di là dei confini di centrodestra. Quanto alle forze politiche di centrosinistra, si tratta di una pesante sconfitta. Al di là delle attese. Disastrosa per la Sinistra Arcobaleno. Per capire perché e come sia avvenuto tutto ciò, conviene precisarne meglio le misure, le dinamiche, la geografia, la sociologia del risultato. In modo sommario e, necessariamente, approssimativo.

1. Il successo di Berlusconi è stato netto. La sua coalizione ha ottenuto oltre 17 milioni di voti alla Camera. Circa 3 milioni e mezzo in più dell'alleanza Pd e IdV, che sosteneva Veltroni. La quale prevale solo nelle regioni rosse (+14 punti percentuali) . Inoltre, c'è equilibrio nelle regioni del Centrosud (Lazio, Abruzzo e Molise: +2 punti per il Cavaliere). Mentre nelle altre zone il successo di Berlusconi appare schiacciante: +17 punti nel Nordovest, +19 nel Nordest, +15 nel Mezzogiorno e nelle Isole. Difficile, per il centrosinistra, agitare la "questione settentrionale" , questa volta. Perché altrettanto grave, per questa parte politica, risulta la "questione meridionale" . D'altronde, nel Sud, la coalizione di Veltroni, rispetto al 2006, è cresciuta di un solo punto, grazie all'IdV.

2. Dal punto di vista territoriale, il Pdl è il primo partito in 67 province, il Pd in 35, la Lega in 6. Il Pd prevale nelle tradizionali regioni rosse (Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche). Inoltre, nelle nuove regioni "rosa" del Centrosud: Molise e Basilicata. Mentre crolla in alcune regioni dove, negli ultimi dieci anni, si era consolidato. Fra tutte: la Campania.

3. La Lega si impone ovunque, nel Nord padano. Ma soprattutto nelle sue zone di origine. Nelle zone pedemontane, che hanno conosciuto negli ultimi vent'anni una grande crescita dell'economia di piccola impresa. Supera il 30% in 5 province: Sondrio, Verona, Bergamo, Vicenza e Treviso. Ma in altre 20 va oltre il 15. Da Belluno a Cuneo, passando per Brescia, Como e Varese. La stessa mappa del '92. Che, a sua volta, riassume la propagazione del voto leghista dal 1983 in poi. La sorpresa di chi continua a sorprendersi dei successi della Lega, a intervalli regolari, è, quindi, fuori luogo. Oggi è il partito che ha più storia tra quelli presenti in Italia. Viene da lontano. Ha quasi 30 anni. È radicato. Governa città e province. Nel 1993 (qualcuno lo dimentica) conquistò Milano.

4. Il Pdl è partito più forte in quasi tutto il Mezzogiorno, isole comprese. Soprattutto in Sicilia, dove raggiunge livelli elevatissimi. Ma è forte anche nel Nordovest. Ripercorre e riproduce la geografia e la biografia dei soci fondatori. FI, che, fin dall'origine, ha ottenuto le migliori performance nel Nordovest, lungo l'asse che collega Milano alla Liguria Occidentale; nelle isole, soprattutto in Sicilia; nella fascia tirrenica del Mezzogiorno. An: che ha ereditato e rafforzato il bacino elettorale del Msi, nel Centrosud, lungo l'asse che unisce il Lazio alla Puglia.

5. Malgrado il profondo rinnovamento dell'offerta politica degli ultimi mesi, quindi, la geografia del voto non è cambiata. Le fedeltà politiche territoriali degli italiani appaiono più forti di ogni influenza mediatica. Più vischiose di ogni personalizzazione.

La novità, semmai, è che la Lega, per la prima volta, ottiene un risultato travolgente insieme al centrodestra. Non "sola contro tutti". Probabilmente perché, in questi anni, ha potuto operare all'opposizione. La posizione che sa sfruttare meglio.

6. Infine, l'Udc ha tenuto il suo segmento di voti. Limitato, ma comunque stabile. Le forze politiche della Sinistra Arcobaleno, invece, hanno subito un vero tracollo. Hanno perduto il 7% su base nazionale. Nel 2006, avevano ottenuto oltre il 10% dei voti validi. Alle elezioni dei giorni scorsi, insieme, poco più del 3%. Oltre due milioni e mezzo di voti in meno.

7. Una voragine aperta nel centrosinistra. Che la coalizione guidata da Veltroni ha colmato in minima parte. IdV ha sicuramente ottenuto un buon risultato. Il 4,4%. Quasi il doppio rispetto a due anni fa. Quanto al Pd, se consideriamo insieme i partiti che ne fanno parte (oltre a Ds e Margherita, anche i Radicali e la lista dei Consumatori) , rispetto al 2006 si osserva una crescita molto ridotta: meno di 1 punto percentuale. Che si realizza soprattutto nelle zone rosse e nel Centrosud. Mentre nel Nord e nel Mezzogiorno è sostanzialmente fermo. Oppure perde qualcosa. In altri termini: il Pd ha intercettato i voti delle forze politiche che lo hanno promosso. Ma non è riuscito ad attrarre flussi aggiuntivi. Dal centro e soprattutto da sinistra.

8. Così, se consideriamo il bacino elettorale di destra e sinistra delineato dalla Cdl e dall'Unione nel 2006, oggi, il piatto della bilancia pende decisamente a destra. In particolare, i voti delle forze politiche di centrosinistra (l'Unione), rispetto a due anni fa, sono calati di quasi 7 punti percentuali. Esattamente quelli perduti dalla Sa. Finiti, evidentemente, altrove. Insieme a molti socialisti. Se osserviamo i primi flussi elettorali (elaborati da Ipsos su dati aggregati, utilizzando il modello di Goodman), ne abbiamo conferma. Su 10 elettori dei partiti di sinistra radicale, infatti, sembra che meno di 3 siano rimasti fedeli, altri 2 abbiano votato per il Pd e IdV, seguendo il richiamo del voto utile. La metà di essi, invece, si è divisa equamente, fra l'astensione e altre formazioni politiche. In minima parte di estrema sinistra, soprattutto di centrodestra. Per il Pdl, nel Mezzogiorno. Per la Lega, in molte zone del Nord.

Non ci soffermiamo sulle ragioni politiche di questa diaspora. Ci limitiamo, invece, a sottolineare come contribuisca a enfatizzare un problema di rappresentanza e di prospettiva, già evidente in passato. Come hanno mostrato le indagini di Demos, pubblicate su Repubblica nelle ultime settimane, il Pd prevale, sotto il profilo elettorale, fra gli impiegati pubblici e i pensionati. Mentre il Pdl supera, nettamente, il Pd fra gli imprenditori, i lavoratori autonomi e i dipendenti del privato. Infine, tra i giovani (soprattutto se lavorano).

Da ciò l'interrogativo. Quale futuro può attendere una forza politica riformista di centrosinistra asserragliata nelle tradizionali regioni rosse? Straniera nel Nord e spaesata nel Mezzogiorno? Se non riesce a parlare ai più giovani, alle classi produttive? Ai ricchi e neppure ai più poveri?

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LETTURE

PIERO IGNAZI "PARTITI POLITICI IN ITALIA" Il Mulino, Bologna 2008
COME CAMBIA IL SISTEMA PARTITICO
"Oggi i nuovi partiti sono davvero tali rispetto a quelli pre-1990. Lo sono sul piano ideologico, organizzativo e della classe dirigente".

Piero Ignazi, in questo agile volumetto, tratteggia i sei maggiori partiti (Alleanza Nazionale, Forza Italia, i postdemocristiani, Lega Nord, Ds e Rifondazione comunista) che hanno superato la soglia del 4% dei voti nell'ultimo quindicennio.

Letto dopo l'esito elettorale del 13 e 14 aprile, sembra già superato. Si parla, ad esempio, di Rifondazione comunista. Cosa è, o meglio cosa era? Alle ultime elezioni era un partito, confuso con altri, in un cartello elettorale. Questo cartello non ha raggiunto neanche il 4% dei consensi per cui Rifondazione comunista non avrà neanche un rappresentante nel Parlamento. Anche per i DS varrebbe la domanda "cosa era?". Non si sono, forse, sciolti nel Partito Democratico? Ma se continuano a percepire il finanziamento pubblico, come è possibile che si siano sciolti? Piero Ignazi parla anche di Alleanza Nazionale e di Forza Italia ma i loro simboli non sono stati trovati sulle schede elettorali delle ultime elezioni politiche. Erano confluiti nel "Popolo delle libertà", che, però, non si è capito se sia stata un semplice cartello elettorale o un nuovo partito uscito dal cilindro del mago Berlusconi. Scommetto che nel prossimo Parlamento, però vi saranno sia il gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale che quello di Forza Italia. Vi è un capitoletto dedicato ai postdemocristiani che sulle schede elettorali erano con la sigla UdC che vuol dire "Unione di Centro", ossia un'altra coalizione tra gli amici di Buttiglione e Casini e quelli della "Rosa Bianca" di Pezzotta e del family day (sic!). Infine il volumetto esamina anche la Lega Nord, il partito che ha avuto un boom elettorale a queste ultime elezioni. E' un partito che raccoglie solo voti di protesta? Contro di chi sarebbe la protesta? Sono di destra o di sinistra? (Bè, la stessa domanda potrebbe essere fatta anche per il partito di Di Pietro, il che proverebbe l'inevitabile declino della tradizionale diade sinistra-destra) .

Insomma, pur trovandoci in un momento di vorticosa modificazione del sistema partitico, il libro di Ignazi è un buon ausilio per districarsi tra questi strani oggetti detti "partiti". (bl)

INDICE: Introduzione - 1. Alleanza nazionale: un leader "solo" al comando - 2. Dalla Democrazia Cristiana ai postdemocristiani: la perdita di centro e del centro - 3. Forza Italia: il partito patrimonial- leninista via etere - 4. Lega Nord: localismo e populismo - 5. Pds, Ds e (infine) Partito democratico: dal taglio delle radici allo scioglimento - 6. Rifondazione comunista: poca ortodossia, molto movimento - Per saperne di più

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MANIFESTO DI LIBERALI ITALIANI ìDEL 4 LUGLIO 2006

www.liberalitaliani.it

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PER ACCEDERE AL SITO E AL BLOG

DEL COMITATO NAZIONALE DEL REFERENDUM ELETTORALE

www.referendumelettorale.org/index.html


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MANIFESTO - APPELLO

PER UN

PRIMO GRANDE SATYAGRAHA MONDIALE

PER LA PACE

NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA, LIBERTA', DEMOCRAZIA

www.radicalparty.org

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CONVOCHIAMO L'ASSEMBLEA COSTITUENTE
petizione per iniziativa di società aperta

www.societa-aperta.org

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SOCCORSO CIVILE
Manuale di autodifesa dal proibizionismo sulla salute.
Puoi trovare (ma anche fornire!) le informazioni utili
per impedire a leggi e pratiche violente di distruggere la tua libertà di scelta.

www.lucacoscioni.it

Eutanasia e sospensione delle cure,testamento biologico, fecondazione assistita e diagnosi pre-impianto, pillola RU486, pillola del giorno dopo, sangue del cordone ombelicale, cannabis a scopo terapeutico

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SOTTOSCRIVETE IL MANIFESTO DELLA LIBERTA' E DITE LA VOSTRA SULLE DODICI PROPOSTE. www.societalibera.org

POTRETE ANCHE ADERIRE, VIA INTERNET, AL MOVIMENTO DI OPINIONE.

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Costituzione della Repubblica
(Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298)

Parte 1 - Diritti e doveri dei cittadini Titolo 1 - Rapporti civili

Articolo 15 - [Inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza]
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili [c.p. 616 ss.].
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

NOTA REDAZIONALE: Ma le giustificazioni dei magistrati che hanno autorizzato le intercettazioni telefoniche, ad esempio nei casi Fazio, calciopoli o Savoia, le abbiamo viste pubblicate dalla stampa?

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FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI
E NELLE URNE I PARTITI TROVANO UN TESORO

di Carmelo Lopapa da La Repubblica del 17/04/08

C'è chi, come i socialisti, per un'inezia di 9 mila voti resta beffato e si dispera: fuori non solo dal Parlamento ma anche dal meccanismo di rimborsi elettorali milionari destinato ai partiti. E chi, come gli autonomisti di Raffaele Lombardo, per quella stessa inezia supera la soglia minima dell'1 per cento fissata dalla legge e passa all'incasso. Sommersi e salvati nella giostra della ripartizione dei fondi destinati nei prossimi cinque anni a tutti i partiti che alle politiche del 13 e 14 aprile hanno superato appunto lo sbarramento che consente di accedere ai fondi pubblici. Il giorno dopo si fa di conto, non solo nelle segreterie per la ripartizione dei seggi, ma anche nelle tesorerie dei partiti. La torta vale 407 milioni di euro. A tanto ammonta il budget fissato dalla legge in 1 euro all'anno per i cinque anni di legislatura, per ciascun iscritto nelle liste elettorali della Camera e del Senato. E siccome gli elettori della Camera sono 47.295.978 e quelli del Senato 43.257.208, il dato moltiplicato per cinque porterebbe il totale complessivo a oltre 452 milioni. Ma la Finanziaria Prodi, nel quadro dei tagli ai costi della politica, ha abbattuto il fondo del 10 per cento, portandolo a 407.488.386 euro. Già, ma chi attingerà al piatto del finanziamento pubblico? Ventuno micropartiti hanno mancato la soglia pur minima dell'l%, i loro voti sono stati inutili a fine dei rimborsi e dunque l,6milioni alla Camera e 1,2 al Senato andranno a vantaggio dei partiti che hanno superato il limite. A cominciare dal Popolo della libertà di Berlusconi che beneficerà della fetta più consistente: 160 milioni. Seguito dal Pd di Veltroni con 141 milioni. Quindi la Lega, che grazie all'exploit elettorale passa dai 21 della passata legislatura a 35 milioni. L'Udc 24 milioni, Italia dei valori 18. Per la Sinistra Arcobaleno è stato un tracollo anche sotto quel punto di vista, se si considera che a fronte dei 51 milioni che due anni fa si sono assicurati Prc, Pdci e Verdi, questa volta l'accredito ammonterà a poco più di 13 milioni di euro. Invece 9 milioni 629 mila andranno alla Destra di Storace e Santanché.

Una vera beffa per i socialisti di Enrico Boselli. I loro 355.581 elettori alla Camera valgono lo 0,97 per cento. Un soffio sotto la soglia dell'1. Così, non solo non accederanno alla Camera e al Senato con i loro candidati, ben lontani dallo sbarramento fissato dal "Porcellum", ma per la sigla che per la prima volta non entrerà in Parlamento dopo 110 anni resteranno chiusi anche i cordoni della borsa. Il tutto per appena 8.942 voti mancanti. Tanti ne sarebbero bastati per raggiungere la fatidica quota 1 per cento e aver diritto a 2 milioni 128 mila euro. Se Boselli piange, il neo presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'autonomia, può sorridere, eccome. Ha ottenuto l' 1,2 per cento alla Camera e l'1,08 al Senato. Con un pugno di voti in meno non ce l'avrebbe fatta. E invece, porta in Parlamento una pur minima rappresentanza e soprattutto incassa 4 milioni 670 mila euro spalmati nei prossimi cinque anni.

A questi fondi, per i partiti già presenti in Parlamento si sommeranno i rimborsi dovuti per la passata legislatura peri prossimi tre anni. Come dire, fino al 2011, che per i gruppi più forti e fortunati i rimborsi saranno doppi.

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Non dimenticare la Cecenia! Puoi sostenere il Piano di Pace di Aslan Maskhadov in favore di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia firmando l'appello sul sito del TRP www.radicalparty.org

Olivier Dupuis - Già segretario del Trasnational Radical Party

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CAMPAGNA OTTO PER MILLE

L'otto per mille è il sistema con cui lo Stato finanzia la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose.

Il 100% degli italiani versa l'otto per mille a tale fine, indipendentemente dalla loro volontà.

L'unica cosa che puoi fare, è esprimere una preferenza tra i sette soggetti concorrenti, firmando il modello 730-1 o simili.

Se non esprimi la preferenza i soldi non rimangono allo Stato, ma vengono ripartiti tra tutti in base alle scelte di chi firma. Nell'ultimo anno solo il 37% dei contribuenti ha espresso una scelta, ma l'87% dei fondi è andato alla Chiesa cattolica.

La CEI incassa circa 1 miliardo di euro l'anno, e solo il 20% è destinato a interventi caritativi.

Se sei un pensionato o sei esonerato dalla presentazione dei redditi, chiedi il modulo per la destinazione dell'otto per mille e invialo per posta.

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COMUNICAZIONE: Il prossimo numero e' previsto intorno al 26 aprile 2008

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Redazione: Beppi Lamedica - Via Ortigara, 6 31033 Castelfranco Veneto (Tv)

Tel.:+39-0423. 49.22.51 Fax.: +39-0423.77. 06.16 Cell.: +39-328.973. 80.29

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