Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

24 gennaio 2008

padri e figli

ROMA, 22 GEN -
DANIELE SCALISE: 'LETTERA DI UN PADRE OMOSESSUALE ALLA FIGLIA'
(RIZZOLI; PP.142; 15 EURO) -

''Sono sempre stato persuaso che sia importante per un gay dichiararsi
tale con il mondo che lo circonda. Prima succede, meglio e'''.

Daniele Scalise, giornalista di 'Prima comunicazione' , curatore di
rubriche gay su molte testate, l'ha fatto da sposato e gia' padre di
una figlia. La stessa - si chiama Chiara - alla quale ora scrive una
lettera per raccontare le sue scelte e la sua storia. Un libro da
padre a figlia, appassionato, dove per passione si intende
''mettere a parte di un grumo denso di esperienze, di una stanza
incantata dentro cui ospitare il proprio futuro''.
Cosi' come avvenne quando Daniele ricevette dal padre - che riteneva
l'omosessualita' una delle forme ''piu' tremende in cui si incarnava
il demonio'' - il capolavoro del gay Marcel Proust 'A la recherche... .'.

L'occasione che ha portato Scalise a dichiarare la sua omosessualita'
e' stata la morte di Sandro Penna nel 1977, poeta amatissimo dal
padre omofobo, ma non per questo giudicato da lui meno
''pervertito' ': tacere di fronte a quel vero e proprio
marchio di infamia avrebbe significato esserne complici. ''Per
una questione non solo di rispetto per se stessi - spiega
l'autore - ma anche di igiene mentale''. E lungo tutti quegli
anni, dal giorno del suo 'coming out' fino ad oggi, di battaglie
per combattere pregiudizi, leggi oscurantiste, discriminazioni,
ipocriti moralismi, mostruosita' mediche e vere e proprie
persecuzioni, compresi i lager come a Cuba, Scalise ne ha
combattute molte.

La lettera alla figlia e' la storia di questa lunga
emancipazione civile, morale ed umana dei gay italiani: e non
solo come gruppo, ma anche - e spesso soprattutto - come singoli
individui. Come appunto Scalise. Una battaglia senza esclusione
di colpi, che ha visto in discussione elementi centrali della
societa' moderna, a partire da quello della famiglia.

''Quando rivendichiamo il diritto al matrimonio - spiega -
rivendichiamo uguaglianza per i nostri sentimenti di
amore...Oggi noi diciamo che la nostra capacita' di amare ha
pieno diritto di cittadinanza. ..''. Ed ancora: ''stabilire norme
civili che regolino le convivenze tra le persone dello stesso
sesso e' per noi di vitale importanza. Dovrebbe esserlo anche
per quegli eterosessuali a cui sta cara la civilta' in cui
viviamo, che andrebbe difesa dalle nuove aggressioni
dell'integralismo piu' feroce''. A questo proposito il giudizio
sulla Chiesa cattolica non potrebbe essere piu' drastico per il
carico di condanna, di ghettizzazione e drammaticita' che
sull'argomento genera. E se essa, che ''ha tutto il diritto di
far sentire la propria voce nel dibattito civile e sociale'',
entra nel vivo delle questioni, ''deve anche aspettarsi una
reazione intellettuale e politica. Di questa materia, anche di
questa materia, e' fatta la democrazia, che tanto ci sta a
cuore''.

Ne' migliori (un ''luogo comune'') ne' peggiori degli
eterosessuali, gli omosessuali mai piu' saranno disposti - e'
convinto Scalise - ''a vedersi negato il diritto chiaro e
semplice che regola i rapporti affettivi fra le persone e che
stabilisce una gerarchia all'interno dei rapporti sociali con le
relative conseguenze' '. La legge spagnola sui matrimoni gay,
voluta da Zapatero, e' la riprova di questa spinta. Tanto da far
dire a Scalise dopo aver assistito all'approvazione della norma:
''ho proprio impressione di aver partecipato al funerale
dell'omosessualita' . Avanti di questo passo ed essere gay sara'
in un futuro prossimo un dato trascurabile, persino noioso''.
(ANSA).

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