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22 gennaio 2008

Rifiuti: arriva Thor, il sistema di riciclaggio ‘indifferenziato

La soluzione dal CNR

Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.

Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.

Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.

Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.

L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.

“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.

Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.

Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti soldi urbani.

Roma, 7 gennaio 2008

La scheda
Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani
Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06.90672826, e-mail: paolo.plescia@ismn.cnr.it, p.plescia@assing.it

Ufficio Stampa Cnr Rosanna Dassisti
tel. 06.4993.3588
rosanna.dassisti@cnr.it

commento da fainotizia


1 commento:

AMg ha detto...

DEGRADO AMBIENTALE, UN ASPETTO DEL DEGRADO POLITICO

di Francesco Pullia

Finché non si comprenderà che il degrado ambientale, di cui la questione dei rifiuti non è che la punta di iceberg, è un problema esclusivamente politico, nel senso che è una delle tante sfaccettature di una corruzione, di un sistema lottizzato, partitocratrico, di più vasta portata, non si andrà da nessuna parte.

In Campania, come nella ultrarossa e monolitica Umbria, è in crisi un modello di gestione della cosa politica non solo e non soltanto inefficace ma soprattutto arrogante, sprezzante delle regole democratiche.

Fa semplicemente rabbrividire l'affermazione del commissario straordinario De Gennaro secondo cui prima verrebbe la salute e poi l'ambiente. Se, infatti, non ci si rende conto che salute e ambiente sono interconnessi e che il loro dissesto rimanda direttamente a quella metastasi che da tempo denunciamo e combattiamo, e che altri non è che l'involuzione generale di una politica concepita ed esperita esclusivamente come dominio, come controllo feudale territoriale, come luogo privilegiato per il malaffare, non si possono, nella maniera più assoluta, adottare scelte credibili e competenti per l'immediato e, ancor di più, per il futuro.

Bisognerà pur dirlo che non potrà mai esserci seria politica ambientale senza esercizio di democrazia.

Quanto si è verificato in questi giorni a Terni, con un numero considerevole di avvisi di garanzia che chiamano in causa, per disastro ambientale e attentato alla salute pubblica, sindaco e amministratori del partito di Veltroni nonché esponenti socialisti, è eclatante. L'inquinamento è uno dei tanti aspetti della negazione del diritto e della legalità.

La scelta tout court di incenerire tutto, anche eventuali rifiuti tossici, e la "spregiudicatezza" , per usare un eufemismo, dimostrata nel loro smaltimento derivano da un potere sempre più arroccato in un'eburnea torre, dedito esclusivamente all'acquisizione e al mantenimento di privilegi.

E' evidente che non c'è democrazia laddove si neghi alla cittadinanza qualsiasi facoltà di pronunciamento, dove gli enti, di ogni ordine e grado, diventano luoghi e strumenti di spartizione, di interessi di camarille e consorterie, dove l'abbrutimento della politica si spinge a tal punto da caratterizzare la città come l'unica realtà europea in cui, nel raggio di pochi metri e su un terreno a rischio di esondazione, operano ben tre inceneritori.

Stando ai dati forniti da alcuni esperti, tra coloro che abitano vicino agli inceneritori si verificano picchi di cancro al polmone, sarcomi e linfomi, infertilità, malattie cardiovascolari, infarti, ictus. Le polveri sottili si depositano, senza possibilità di rimedio, in fondo ai bronchi. La diossina, inoltre, si accumula e finisce nei cibi con conseguenze pesantissime per l'organismo. La dose tollerabile giornaliera di diossina per un adulto di settanta chili dovrebbe essere di 140 picogrammi. A Terni si è di gran lunga superata la tollerabilità .

Le emissioni, se aggiunte a quelle delle fabbriche, prima tra tutte delle acciaierie, e allo smog, continuano qui a sforare la soglia di guardia.

La centralina installata al quartiere Le Grazie dal Servizio tutela ambientale della Provincia di Terni ha, ad esempio, registrato una concentrazione di polveri sottili di oltre centocinquanta microgrammi al metro cubo. Oltre 120,5 mg/mc sono stati rilevati in zona Verga, 115,9 a Maratta, 114 a Prisciano. Nessuna delle centraline si è attestata sotto l'allarme fissato per legge in 50 mg/mc.

A Narni Scalo la concentrazione è pari a 89,5 mg/mc, a Borgo Rivo a 79,6 ed a Ciconia, nella periferia di Orvieto, a 61,4.

E non sono, purtroppo, solo gli inceneritori a destare preoccupazione. Sono in corso accertamenti da parte della Forestale sulle emissioni, sugli scarichi delle acque reflue, sui rifiuti pericolosi impropriamente stoccati dalla Sgl Carbon di Narni Scalo.

Stessa situazione per la società chimica Adica di Nera Montoro, produttrice di fitofarmaci, insetticidi, concimi, anticrittogamici. E' stato setacciato il tratto di fiume sottostante agli stabilimenti, sono state scoperte discariche interrate con materiale refrattario, è stato materiale ad alto potere inquinante come il cromo esavalente sprigionatosi nell'atmosfera.

Ad ogni indagine ambientale, dal canto loro, i sindacati si preoccupano solo di agitare lo spauracchio dei licenziamenti diventando così conniventi e omertosi. Il tema delle condizioni di e nel lavoro dev'essere essenziale di un nuovo modo di concepire l'ambiente, di disegnare, progettare un modello di vita non degradato in cui l'aria, l'acqua, la terra siano politicamente valorizzate come risorse e in cui non ci sia opposizione ma, al contrario, integrazione tra sviluppo, salute, rispetto dell'ecosistema.

E' per questo che i radicali (e chi altri se non loro?) sono chiamati a farsi carico di quelle istanze che i verdi hanno miseramente dimenticato, svuotato, isterilito, nella piena consapevolezza della loro iniziale derivazione, negli anni Settanta, dalla galassia radicale e tenendo ben presente che il nodo cruciale sta nella china sfascista della partitocrazia