Le donne cambiano la Storia, cambiamo i libri di Storia.

Le donne cambiano la Storia, cambiamo i libri di Storia.
LE DONNE CAMBIANO LA STORIA, CAMBIAMO I LIBRI DI STORIA

30 aprile 2012

Radicali Italiani: allo studio pacchetto referendario antiregime

VIA I "FINANZIAMENTI PUBBLICI" E I "RIMBORSI ELETTORALI"  INCONTROLLATI E INCONTROLLABILI.
CHI VUOLE PROMUOVERE AZIONE POLITICA PULITAMENTE E CORRETTAMENTE, LA FINANZI DI TASCA PROPRIA IN PRIMA PERSONA, PUBBLICAMENTE, SENZA INTERMEDIAZIONI   E DICHIARANDOLO AL FISCO!
AI PARTITI LO STATO FORNISCA UNICAMENTE LE STRUTTURE DI SERVIZIO: SPAZI DI RIUNIONE E LAVORO, CARTA, LINEE TELEFONICHE E WEB, SERVIZI POSTALI E SIMILI,  UGUALI PER TUTTI.

Alba Montori


Concluso nel primo pomeriggio del 27 aprile 2012, il Comitato nazionale di Radicali Italiani, iniziato il 25 aprile con l'approvazione all'unanimità la mozione generale presentata dal Segretario Mario Staderini e dal Tesoriere Michele De Lucia.

Il Comitato nazionale di Radicali Italiani, riunitosi a Roma dal 25 al 27 aprile 2012, ascoltate le relazioni del Segretario e del Tesoriere, le approva.

Mozione Generale

Il Comitato saluta le donne e gli uomini - religiosi e laici, sindaci e presidenti di provincia con i gonfaloni delle loro città, parlamentari di ogni schieramento politico, sindacati, parenti di detenuti, agenti di polizia penitenziaria, associazioni del volontariato, educatori, psicologi, assistenti sociali, giornalisti, altre personalità e cittadini comuni - che hanno assicurato il successo della II marcia per l'Amnistia, la giustizia e la libertà, partecipandovi direttamente o in qualità di promotori. Esprime solidarietà nei confronti dei tanti altri che si sarebbero uniti per celebrare diversamente il giorno della liberazione se solo la notizia della Marcia non fosse stata vietata loro dai principali quotidiani e testate televisive.

L'Italia è infatti un Paese in cui il dibattito pubblico viene sistematicamente negato proprio sulle questioni che hanno determinato la distruzione dello stato di diritto e l'impoverimento del tessuto civile, sociale e produttivo. Accade sulla giustizia quello che per trent'anni è accaduto con la crescita del debito pubblico, celata agli italiani per meglio consentire al regime partitocratico di nutrirsi di finanziamenti pubblici, comprare il consenso attraverso la spesa pubblica e occupare aziende di Stato e di parastato, fondazioni bancarie e società in house o miste controllate dagli enti locali.

La circolazione delle idee è soffocata, controllata, contraffatta, al punto che ogni volta che i programmi radiotelevisivi hanno trattato temi quali le liberalizzazioni, il mercato del lavoro, la legge elettorale, mai gli italiani hanno potuto ascoltare coloro che per anni sono stati gli unici protagonisti di iniziative istituzionali e proposte di riforma. Le istituzioni che dovrebbero garantire il diritto dei cittadini a conoscere e confrontare le diverse proposte politiche si mostrano impotenti e oggettivamente complici: la Commissione parlamentare di vigilanza da tempo ha rinunciato a svolgere le funzioni attribuitele dall'ordinamento, mentre i provvedimenti dell'Agcom sono ridotti a grida manzoniane prive di reale efficacia.

Consapevole di un tale contesto antidemocratico, il Comitato rilancia la lotta per far uscire la Repubblica italiana dal persistente stato di manifesta flagranza di reato, caratterizzato dalla quotidiana violazione dei diritti umani e dall'elusione a quanto ci viene formalmente ingiunto dagli organismi e dalle giurisdizioni internazionali. 

Ricostruire l'infrastruttura giustizia, restituendo una ragionevole durata ai processi, è condizione indispensabile, oltre che per liberare milioni di famiglie ostaggio di uno spaventoso arretrato e superare la criminale condizione penitenziaria, anche per rilanciare l'economia italiana.

Secondo il rapporto Doing Business 2012 della Banca Mondiale, su 183 Paesi monitorati l'Italia è al 158 posto (ultima in Europa) per quanto riguarda l'efficienza del sistema giudiziario nella risoluzione di una controversia commerciale, con costi altissimi e una durata media di 1210 giorni per arrivare a sentenza. In pratica, mentre le aziende straniere recuperano un credito nel giro di un anno, quelle italiane impiegano in media 40 mesi, con un danno diretto valutato dalla Banca d'Italia in un punto di Pil.

Nel porre questi dati all'attenzione del Governo ai fini dell'efficacia delle riforme da esso promosse, il Comitato impegna gli organi dirigenti ad attivarsi - anche in vista dell'appuntamento del prossimo 15 giugno convocato contro il ritardo dei pagamenti alle imprese e per l'introduzione dell'iva per cassa - affinché la classe imprenditoriale possa prendere coscienza da una parte che il funzionamento del servizio giustizia non può essere disgiunto da un provvedimento di amnistia che renderebbe concreto l'obiettivo di dimezzare entro due anni la durata dei processi civili, raggiungendo almeno la durata media europea pari a 556 giorni. Dall'altra, l'improcrastinabilità della lotta per porre termine alla metastasi partitocratica delle nostre istituzioni e per realizzare un'alternativa democratica.

A questo fine, il Comitato ritiene necessario offrire al Paese un progetto di governo attraverso iniziative referendarie che possano determinare una rottura con il sessantennio partitocratico. Da quindi mandato agli organi dirigenti di predisporre, coinvolgendo gli altri soggetti politici radicali, un pacchetto di quesiti referendari – a partire dall'abolizione della legge truffa sui rimborsi elettorali e della legge Fini-Giovanardi - intorno ai quali ricercare da subito le disponibilità a costituire Comitati promotori e verificare la praticabilità per una campagna di raccolte firme nel prossimo mese di ottobre. In particolare, occorrerà esplorare l'effettiva capacità di aggregare su tale progetto quelle energie umane e finanziarie indispensabili per l'avvio stesso della campagna.

Il Comitato rivendica, infatti, come il movimento radicale nel corso degli anni abbia investito decine di milioni di euro, spesso mettendo in gioco il proprio patrimonio, per promuovere 145 referendum di cui 110 ammessi dalla Corte di Cassazione, raccogliendo in totale oltre 66 milioni firme autenticate e certificate.

Il Comitato rivendica altresì una storia radicalmente altra nell'utilizzo del finanziamento pubblico, nel corso degli anni restituito ai cittadini direttamente o indirettamente attraverso il servizio pubblico di Radio Parlamento, le iniziative in difesa dei diritti come il Centro Calamandrei o la destinazione in favore delle famiglie dei poliziotti vittime del terrorismo, nonché consentendo agli italiani di esprimersi per tre volte tramite referendum per la sua abolizione. Di fronte all'esplodere dello scandalo della truffa dei rimborsi elettorali, che per le liste radicali sono stati effettivamente tali in quanto le uniche ad aver documentato spese superiori alle somme complessivamente incassate, il Comitato denuncia il tentativo in corso di salvare l'attuale sistema partitocratico e gli contrappone un modello che, al pari del sistema elettorale, metta al centro la persona anziché i partiti, escluda il finanziamento agli apparati e si fondi sulle donazioni da parte dei cittadini e sulla fornitura da parte dello Stato dei servizi necessari alla politica.

Il Comitato ringrazia le 788 persone che ad oggi hanno deciso di iscriversi a Radicali italiani per il 2012 e le 364 persone che hanno versato un contributo al Movimento. Condizione per proseguire l'azione politica liberale, liberista, libertaria, antipartitocratica, riformatrice del Movimento è che entro il prossimo 15 giugno gli iscritti al Movimento siano almeno raddoppiati, o che si raccolga un autofinanziamento almeno equivalente.

Il  Comitato rivolge un appello a tutti gli iscritti e i militanti ad attivarsi da subito per trovare ciascuno, entro quella data, un nuovo iscritto al Movimento.


26 aprile 2012

La giornata della memoria si avvicina...

Giovanardi ha perso l'ennesima occasione di stare zitto: evidentemente ha problemi irrisolti, caso freudiano

STERMINIO GAY NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO: ALMENO IN QUESTA OCCASIONE GIOVANARDI POTEVA STARE ZITTO. PURE SUI GAY NEI CAMPI DI STERMINIO HA DA DIRE LA SUA PATETICA  E AMENA RIFLESSIONE.


Roma, 26 aprile 2012

Comunicato Stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti:

Non esiste in Italia un esponente politico come Giovanardi che un giorno si e l'altro pure parla di gay. E' proprio un pallino che non gli esce dalla testa. Abbiamo già detto e lo ripetiamo che Freud avrebbe di che lavorare sul suo caso umano. Non sappiamo nemmeno se questo è determinato dal fatto che quando era piccolo le suore lo costringevano a vestirsi da bambina, come raccontò il suo fratello gemello Daniele Giovanardi lo scorso 15 febbraio. Sarebbe forse ora che risolvesse con la chiesa questo suo problema che evidentemente lo affligge assai.

Quello che poteva fare era, almeno in questa occasione, stare zitto. La morte di migliaia di persone omosessuali nei campi di concentramento nazisti non può valere di meno o di più di quella di milioni di ebrei, zingari,  vagabondi, mendicanti, prostitute, bambini, malati di mente, testimoni di geova, e molti altri esseri umani.  L'olocausto ha riguardato tutti gli esseri umani che ne sono stati vittime. Dire poi che "il movimento nazista era largamente rappresentato dai gay perché c'erano gay nazisti ai vertici del partito" è un'altra amenità che qualifica il personaggio politico. Vero è che gli omosessuali sono ovunque, anche nel Pdl e in Vaticano ma questo non vuole dire che in quei vertici vi è una rappresentanza visto che sono tutti velati e repressi!

Dire che l'olocausto ha riguardato solo gli ebrei è un falso storico.  Giovanardi sa bene che  il termine viene anche riferito per estensione a tutte quelle persone, gruppi etnici e religiosi ritenuti "indesiderabili" dalla dottrina nazista e di cui era quindi previsto ugualmente il totale annientamento: popolazioni ritenute "inferiori" delle regioni orientali europee occupate (secondo i progetti del Generalplan Ost), prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, Rom, Sinti, Jenisch, testimoni di Geova, pentecostali, omosessuali, malati di mente, portatori di handicap.

Noi di fronte a questa ennesima esternazione non possiamo che dire a Giovanardi: facevi meglio a stare zitto, almeno su questo.





A villa Cambiaso il secondo matrimonio gay, ma questa volta è un sacerdote a celebrare la benedizione.


Dopo 17 anni di amore e vita condivisa, ieri Ermanno e Davide hanno detto il loro si nella sala del Bernini di Villa Cambiaso a Savona.
 La messa è stata celebrata da Madre Maria Vittoria Longhitano, presbitera della Comunione Anglicana, una religione cristiana che non discrimina, neppure le donne. Alla cerimonia erano presenti più di un centinaio di persone, amici della coppia, famiglie con bambini  testimonianza della serena vita sociale che i due coniugi  savonesi conducono, una vita normale, una famiglia normale, una normalità che non ha visto alcuno, neppure i bambini presenti, stranirsi perche i coniugi fossero dello stesso sesso.


Purtroppo però come Manuel e Francesco, anche Ermanno e Davide non potranno godere dei diritti fondamentali che all'estero sono riconosciuti per qualunque coppia, si perche siamo in Italia, paese altamente discriminatorio nei confronti delle coppie dello stesso sesso, un paese che non solo discrimina, ma alimenta l'omofobia, un paese che lascia la possibilità alla chiesa cattolica di giudicare, decidere e spesso insultare le coppie dello stesso sesso, in base ai suoi medioevali insegnamenti, un paese che non vuole legiferare in materia, malgrado i ripetuti richiami dell'UE e la recente sentenza della cassazione che ha riconosciuto che anche le coppie gay hanno diritto ad essere riconosciute e poter formare una famiglia come tutte le altre.

Un paese l'Italia che lascia senza diritti fondamentali quasi 7 milioni di cittadini contribuenti, oltre alle coppie legalmente sposate all'estero, che quando vengono a vivere nel nostro paese perdono immediatamente i loro diritti, appena oltrepassano il confine. Negli stati membri dell'UE, malgrado molti di questi non avessero nella loro costituzione la possibilità di applicare i diritti anche alle coppie dello stesso sesso, diritti sanciti dalla costituzione Europea, i governi si sono da anni adeguati legiferando in materia. L'Italia invece come in tutte le cose vuole essere il fanalino di coda, un po' la pecora nera della democrazia, perché l'Italia non avrebbe necessità di legiferare, la nostra costituzione, una delle più moderne e complete al mondo, prevede già nell'articolo 29 della questa possibilità, ma il nostro governo, anziché provvedere all'applicazione per tutti dell'articolo 29, è riuscito paradossalmete a metterlo in discussione senza legiferare né portare in parlamento una proposta di legge civile, le poche portate, tutte arenate, erano sorte di contratti per persone di serie B.


Ci auguriamo che al più presto la nostra classe politica possa portare il nostro paese, in materia di diritti, nelle condizioni in cui vivono tutti i paesi civili e democratici dell'Unione Europea di cui anche l'Italia fa parte, anche se da 20 anni è inadempiente.


Francesco Zanardi

Portavoce Movimento Nazionale Gay Italiani

 

+39 3927030000

www.gayitaliani.eu

gayitaliani.blogspot.it