19 aprile 2010
Fantasia: un archetipo di libertà
Il tema della fantasia in politica merita, nel dibattito attuale, una maggiore attenzione da parte di tutti. E' un punto ineludibile, che andrebbe conosciuto, compreso, valorizzato. La fantasia in Politica è
ormai una questione centrale, è una risorsa dettata dalla necessità, è un possibile innesto creativo da cui tentare nuove forme e attraverso cui promuovere cambiamenti.
Ribadisco: va riscoperta la fantasia nella Politica e non quella che vorrebbe andare al Potere.
Non si tratta di una distinzione da poco conto, anzi: la fantasia è l'opposto del Potere o del possesso. A tal proposito, può essere di enorme aiuto andare a rileggersi la prefazione scritta da Marco Pannella per il libro "Underground. A pugno chiuso" di Andrea Valcarenghi, pubblicato nell'ormai lontano 1973. Lo stesso Pier Paolo Pasolini restò colpito da quel testo per lo spirito libertario che vi aleggia rendendolo un vero e proprio manifesto politico.
Non a caso, lo scritto di Pannella si intitola "La fantasia come necessità".
La fantasia in Politica può essere definita come quell'atto di libertà che permette il governo delle cose quando l'Ordine costituito soffoca il futuro e produce il caos del presente. La fantasia è una possibilità, un atto responsabile di libertà, che diventa necessario quando l'Uomo subisce la restrizione di un Potere fine a se stesso. Il fine della fantasia è l'Uomo, non il Potere. Bisognerebbe diffidare anche della fantasia qualora arrivasse al Potere perché segnerebbe la sua scomparsa e provocherebbe il suo stesso annullamento. Il Nulla, in altri termini, è il Potere che avanza. La Politica, invece, è Cultura.
E si oppone all'avanzata del Nulla.
Certe volte penso che l'origine della fantasia vada fatta risalire all'atto di nascita dell'Universo, cioè al momento del cosiddetto Big Bang. Infatti, l'esplosione che diede vita alle stelle, ai pianeti, alle galassie, ai satelliti e al mondo cosmico che ci circonda fu forse resa possibile da un atto della fantasia, che si ribellò al primordiale Ordine cosmico al fine di liberare la Forza e la Bellezza, entrambe imprigionate nella statica massa originaria.
Mi piace spesso pensare, perciò, che fu un atto libertario della fantasia a provocare il Big Bang, da cui scaturirono tutti gli universi di un nuovo sistema cosmico, anche quello della Via Lattea e del Sistema solare. Un ordine non statico, quindi, fatto di movimenti rotatori, evoluzioni e rivoluzioni.
Insomma, quell'esplosione originaria fu un atto imprevisto compiuto dalla fantasia come gesto di libertà rispetto alla costrizione dell'insieme della Materia interamente racchiusa nell'Unità celeste pre-esistente.
Vista in questa ottica, la fantasia è un archetipo. E come tale andrebbe affrontato nel dibattito
politico.
Per chi vuole e sa immaginare nuove strade. Ma forse la fantasia non ha neppure bisogno di strade.
6 aprile 2010
La situazione. Cuba, come prima, peggio di prima
martedì 06 aprile 2010
Intervistato qualche giorno fa dal quotidiano spagnolo "El Pais", Guillermo Farinas, psicologo e giornalista dissidente cubano, da giorni in sciopero della fame e della sete, e forzosamente alimentato su ordine del regime, ha detto di essere pessimista: "Non credo che il governo cambierà. E' aggrappato al potere, si trova in un momento di grande difficoltà". Ora, dopo le parole di netta chiusura pronunciate da Raul Castro al congresso della gioventù comunista cubana, i già stretti margini di manovra, sembrano essersi ulteriormente ristretti.
"Sono disposto a morire", ha fatto sapere Farinas, elencando gli obiettivi dello sciopero della fame: "Il primo è che il governo paghi un elevato prezzo politico per l'assassinio di Orlando Zapata Tamayo (un altro dissidente cubano, morto in seguito a un lunghissimo sciopero della fame; ndr). In secondo luogo, la liberazione dei prigionieri politici malati che ben presto potrebbero fare la fine di Zapata".
Cuba è un paese sempre più stremato e rassegnato. Quando Fidel aveva ceduto il potere al fratello Raul in molti avevano sperato che all'orizzonte ci fosse un' apertura, si allentasse la morsa della dittatura. E' bastato poco per capire che si trattava di un'illusione. Cresce l'amara frustrazione di chi aveva sognato che il governo di Raul avrebbe introdotto cambiamenti strutturali nell'anchilosato sistema burocratico erede dei peggiori metodi del breznevismo sovietico.
Dice Yoani Sanchez, una delle più note dissidenti cubane: "Quando i "barbudos" arrivarono al potere bollarono tutti i loro nemici come sbirri e torturatori della tirannia. In seguito confiscarono tutte le proprietà produttive, e tra i nemici entrarono anche "gli sfruttatori degli umili" e i nostalgici del "mortificante passato capitalista". Negli anni Ottanta agli oppositori del sistema si aggiunsero quelli che "non erano disposti a sacrificarsi per un futuro luminoso".
Ora, prosegue la Sanchez, la maggioranza dei cubani è giunta alla conclusione "che il paese fu trascinato in una missione impossibile, molti vorrebbero introdurre qualche riforma e perfino qualcuno che vorrebbe cambiare tutto". Per i "barbudos" sono tutti oppositori, mercenari, agenti dell'imperialismo. Ecco perché ci sono almeno duecento cubani detenuti per le loro opinioni, che scontano condanne in carcere con l'accusa di aver commesso cose che la legge considera reati comuni e che non hanno niente di criminale".
Gli Stati Uniti stanno esercitando, per quanto è in loro potere e capacità, pressioni, che tuttavia non sembrano portare a particolari risultati almeno nell'immediato; con cautela si muove l'Unione Europea; la sola Spagna, che con Cuba ha sempre avuto un rapporto privilegiato, ha levato forte e chiara la sua voce.
Per quel che riguarda l'Italia, conferma la tradizionale inerzia e indifferenza. "Aiutata", magari da una serie di calcoli
Hugo Chavez, il semi-dittatore del Venezuela, non ha mai nascosto amicizia e appoggio alla Cuba di Fidel e Raul Castro, di cui si considera erede.
All'Italia Cuba non interessa granché, ma il Venezuela sì, e non perché in quel paese vi siano migliaia di connazionali o figli di connazionali, piuttosto è l'oceano di petrolio su cui il Venezuela galleggia, ad interessarci. Indicativi, al riguardo, gli sperticati elogi recentemente tributati a Chavez da Paolo Scaroni sul "Sole 24 Ore".
Intanto a Cuba al desiderio di maggiore flessibilità, si contrappone una disciplina militare per far aumentare la produzione agricola. Gli effetti di questa politica però non si vedono. Di fronte alla lentezza e alla mancanza di volontà di cambiare, i cubani guardano verso l'alto e canticchiano un ritornello: "El cacique delira, esta que preoccupa, tu, taino, tu, lucha tu yuca", il cacicco delira, c'è da preoccuparsi, tu taino, tu lotta per la tua yucca.
di Valter Vecellio
va.vecellio@gmail.com
1 aprile 2010
7 aprile, Anticlericale.net sul genocidio dei nativi americani
Anticlericale.net e Radicali italiani
presentano l'incontro-proiezione-dibattito
RESIDENTIAL SCHOOLS
Un genocidio nascosto alla storia
Roma, mercoledì 7 aprile 2010
Sala delle Colonne, ore 14.30
(ingresso: via Poli, 19)
Per oltre un secolo, dalla fine dell'Ottocento alla fine del Novecento, centinaia di migliaia di indigeni canadesi hanno subito terribili abusi nelle "scuole residenziali" gestite dalla chiesa cattolica e dalle varie chiese protestanti. Violenze fisiche, sessuali, elettroshock, sperimentazioni di psicofarmaci, sterilizzazioni, costretti a dimenticare la propria lingua, la famiglia, le tradizioni, la propria religione e a cristianizzarsi. Stime realistiche parlano di 50.000 bambini scomparsi.
Kevin Annett, Clarita Vargas ed Henry Charles Cook parleranno delle loro esperienze dirette nei lager chiamati "Residential Schools" e della situazione odierna dei nativi.
Kevin Annett è un ex ministro della Chiesa Unita del Canada, da cui è stato espulso nel 1995 per aver diffuso notizie su ciò che accadeva nelle Residential Schools canadesi.
Ha scritto il libro "Hidden from History: the Canadian Holocaust" su cui è stato basato il documentario "UNREPENTANT".
Clarita Vargas, 50 anni, è della Tribù Colville - originaria dello stato di Washington - che fa parte della Nazione Salish Interiore. E' stata tenuta nella scuola della Missione Cattolica di St. Mary, gestita dai Gesuiti, a Omak, Washington, per 6 anni.
Henry Charles Cook della nazione Ojibway - Anisihinabe del Manitoba, all'età di 6 anni è stato portato nella scuola residenziale di Fort Alexander. Ha lavorato con molti sopravvissuti delle scuole residenziali. Henry è anche Persona di Medicina ed in virtù di questa carica ha il diritto di parlare in nome della propria gente.
Programma:
on. Maurizio Turco, Introduzione
Kevin Annett, Presentazione del documentario "Unrepentant"
Proiezione di brani tratti dal film documentario "Unrepentant"
premiato come miglior documentario al Los Angeles Indipendent Film Festival nel 2007
e come miglior film canadese al Creation Aboriginal Film Festival, Edmonton, 2009
(il documentario può essere scaricato gratuitamente dai siti:
www.nativiamericani.it, www.hiddenfromhistory.org)
Segue commento e dibattito con i testimoni:
Clarita Vargas;
Henry Charles Cook.
Modera e conclude i lavori l'on. Matteo Mecacci.
Partecipano, tra gli altri, Carlo Pontesilli, segretario di Anticlericale.net, Mario Staderini, segretario di Radicali italiani, e Michele De Lucia, tesoriere di Anticlericale.net e di Radicali italiani.
Per ulteriori informazioni:
Marta Palazzi, martapalazzi@gmail.com
Michele De Lucia, micheledelucia.radicali@gmail.com
n.b. MOLTO IMPORTANTE: per poter accedere, è necessario preannunciare la propria partecipazione entro domani, 1 aprile 2010, comunicando nome, cognome, luogo e data di nascita all'indirizzo: radicali.camera@gmail.com. Per gli uomini è obbligatoria la giacca.