Le donne cambiano la Storia, cambiamo i libri di Storia.

Le donne cambiano la Storia, cambiamo i libri di Storia.
LE DONNE CAMBIANO LA STORIA, CAMBIAMO I LIBRI DI STORIA

8 dicembre 2009

gli affetti tra padri e figli contano qualcosa davvero, secondo la legge?

da censurati.it 5 dic.2009

Padre separato e non affidatario: cosa fanno i Servizi Sociali per i minori?

Di Lisa Biasci

Dalla finzione alla realtà, tra la mancata applicazione della legge sull’affidamento condiviso (L. 54/06) e la storia amara di un uomo e padre onesto che non vede più suo figlio

Leggetelo, l’ultimo romanzo di Gianni Biondillo “Nel nome del padre” edito da Guanda (2009). L’autore è un architetto-scrittore molto attento ai problemi della famiglia, dei padri e dei separati; fa anche parte della redazione di Nazione Indiana.

Il romanzo prende le mosse dalla legge 54/06 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso”.

Una legge piena di falle e di buchi, di cui anche il suo estensore il prof. Marino Maglietta lamenta le grosse modifiche apportate dal governo per la sua approvazione. Una legge importante comunque perché sancisce il diritto della bi genitorialità e riconosce i diritti di entrambi i genitori dopo la separazione.

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2 dicembre 2009

Blenda, assassinata dalla transfobia di Stato

La vicenda, nata intorno all’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, ha riassunto l’ipocrisia, l’intolleranza e la violenza italici.

Carissima Blenda,
è con amarezza e vergogna che scrivo queste righe. Amarezza per la tua tragica morte e per come nulla è stato fatto per difenderti. E vergogna per quest’Italia che ancora una volta si è mostrata ipocrita, violenta, intollerante, incapace di superare indifferenze, pregiudizi e squallidi giochi di potere. Sei stata uccisa nella giornata della memoria contro la transfobia, una delle peggiori intolleranze che infestano l’inciviltà italiana. E la tua tragica morte, il gioco al massacro di queste settimane contro te e le tue amiche mostrano ancora una volta questo terribile volto.

Piero Marrazzo, occupante il più alto ruolo istituzionale della regione più importante d’Italia, per quattro mesi è stato ricattato da alcuni carabinieri. Scoperto, in un primo tempo ha smentito tutto dichiarando cose non vere. Per poi ritrattare e dimettersi. Per la vergogna. Non per il grave fatto politico (il ricatto poteva avere conseguenze clientelari devastanti per il Lazio) o per aver dichiarato il falso, ma per aver avuto rapporti sessuali con te. Se fosse stato scoperto con una ragazza quindicenne, magari vittima della tratta dello sfruttamento della prostituzione, quindi sarebbe ancora al suo posto e non si sarebbe minimamente degnato di dimettersi. Quindi non è stato rilevante l’aspetto penale o politico, ma l’apparenza. L’apparenza di un moralismo bigotto e repressivo, che ti porta a morire in carcere per minime quantità o per la tua nazionalità e poi svela un retroscena che è l’esatto opposto.

Nei giorni successivi alle dimissioni di Marrazzo, i mass media e la classe politica italiana hanno dato ennesima dimostrazione del loro squallore e del loro moralismo bigotto. Insieme ad altre persone, sei stata sbattuta in prima pagina, dileggiata e additata. Sembra di rivivere i giorni dell’assassinio di Emanuela, una giovane ragazza di Pescara, nell’aprile 2007. Anche in quell’occasione non ci fu nessun rispetto per la privacy e la dignità di Emanuela, insultata con menzogne e gravi infamie sui giornali locali e nazionali.

E, col passare dei giorni alti sermoni moralisti si alzano. Per porre una fatwa vergognosa: non si deve mostrare il ’mostro’ (perché tali, e non persone con dignità e diritti, sono considerati) in televisione perché potrebbe confondere i bambini spettatori ed è sconveniente. Carissima Blenda, sei stata assassinata nella giornata della memoria contro la transfobia e questi pensieri nulla sono se non l’emblema di questa intolleranza disumana. Una intolleranza così radicata nella mentalità di quest’Italia medioevale che, tranne poche eccezioni, nessuno ha sentito il bisogno di chiederne la condanna nella recente fallita proposta di legge di Paola Concia.

Così come nessuno, in queste settimane, ha chiesto la tua protezione, di non lasciarti indifesa e sola a rischiare la vita. Nonostante, come ha denunciato il Manifesto, timori per la tua vita c’erano. Molti, troppi Marazzo animano ancora il teatrino della politica, cravattari che sono pronti a tutto per non perdere il loro arrogante privilegio di voler controllare, reprimere, giudicare il comportamento altrui sentendosi liberi di trasgredire e violare le norme bigotte e ipocrite da loro stabilite.

Ma, in conclusione, lo squallore, l’intolleranza, la transfobia generale viene definitivamente squarciata dalle dichiarazioni di Antonio Di Pietro, sempre più autoproclamatosi leader dell’opposizione alle destre ma in realtà spesso rivelatosi ideologicamente non lontano. Dichiarazioni che si potrebbero sovrapporre a quelle di Giovanardi infamanti Stefano Cucchi. Ma, contro Di Pietro, non un alito di zefiro si è sollevato...

26 novembre 2009

Il comunicato stampa emesso da Crisalide AzioneTrans sulla questione "trans e declinazioni".

COMUNICATO STAMPA


AI DIRETTORI RESPONSABILI E AI CAPOREDATTORI DI GIORNALI, RADIO, TV:

DOPO DIECI ANNI DI BATTAGLIE PERSE CON I MEDIA, I LINGUISTI CI DANNO RAGIONE.

FATE SCRIVERE E PARLARE IN ITALIANO I VOSTRI COLLABORATORI, GRAZIE

Incredibile ma vero! Abbiamo scritto - invano - decine di comunicati stampa - purtroppo spesso in occasione di fatti di cronaca nera - nei quali vi chiedevamo di utilizzare la declinazione femminile per LE transessuali/transgender da "maschio a femmina" e di utilizzare il maschile, o per I transessuali/transgender da "femmina a maschio", o nel caso in cui si parli di noi includendo ambo le transizioni (il "maschile generico").

Nulla da fare anche quando si è trattato di casi di barbari omicidi, anche quando la vittima era già donna anagrafica per lo Stato Italiano, come fu nel caso della povera e indimenticata Manuela Di Cesare, trucidata nella propria casa.

Neppure rispondevate ai nostri appelli o, quando lo facevate, rispondevate con supponenza che «all'anagrafe queste persone sono di sesso maschile».

Come se l'anagrafe fosse tutto. Come se chiamaste mai Marco Pannella con il nome anagrafico Giacinto (per fare un esempio).

In una fantastica trasversalità - e rarissime eccezioni - che va da "Il Fatto" a "Il Giornale", da "Sky Tg 24" al "Tg4", avete sempre preferito uccidere la lingua italiana pur di non rischiare di "favorirci" rispetto all'anagrafe.

A voi andava bene così, a noi no. Ci sembrava antietico, immorale NON considerare la fatica e lo sforzo di chi deve (perché deve) transizionare da un genere ad un altro, almeno nella lingua.

Non ci avete pensato voi giornalisti (ripetiamo, con rare eccezioni di singoli giornalisti e rarissime testate), in una insensibilità pervicace e impermeabile ad ogni nostro ragionamento e - secondo noi - alla lingua italiana.

Ora, però, i più importanti linguisti italiani hanno dato ragione a noi e torto a voi. Tullio De Mauro così dichiara ad un "Sole 24 Ore", dubbioso sulle declinazioni da usare nei nostri confronti:

«(.) È qui che la grammatica si inchina al rispetto della persona. «Ci sembrava giusto - e così riporta il dizionario - che a prevalere fosse il sesso di arrivo del transessuale, quello da lui o lei desiderato e verso il quale ha deciso di modificare il suo corpo. In questo modo ci è sembrato di poter rispettare contemporaneamente la grammatica e la persona umana nelle sue aspirazioni». Il giallo - almeno quello linguistico - di Brendae Natalie è dunque risolto: sono "le" trans e non "i" trans.».

Semplice buonsenso applicato. Possiamo dirlo? WOW!!! Ma ora che farete voi?

Il rispetto della lingua italiana sarà un richiamo sufficiente a superare i vostri pregiudizi?

Se ve lo chiedessi come presidente di un'Associazione Transgender, penso non mi ascoltereste, esattamente come avete fatto per dieci anni. Proviamoci come amante del bel scrivere e dell'uso corretto dell'Italiano.

Emanate una circolare di aggiornamento: "in italiano si usa il femminile per La trans Mirella ed il maschile per IL trans Gabriele".

Una risposta sarebbe altamente gradita, Grazie.

Genova 24 novembre 2009

Mirella Izzo
(presidente "Crisalide AzioneTrans)

Infoline: 320-8748419

presidenza@crisalide-azionetrans.it